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Mérimée Prosper - Doppio inganno | "Doppio inganno" è la storia di Julie e Darcy, due persone che credono di amarsi, ma sempre incerte sulla natura dei loro sentimenti, nel penoso dubbio che scava l'autenticità della passione, sono infine costrette a subire il loro errore.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Moro, C., L'Indice 1991, n. 5
La collana di classici con testo a fronte della Marsilio ospita questa piccola storia di passioni fraintese, che Mérimée pubblicò nel 1833 e più tardi ripudiò come un peccato di gioventù. Eppure non ha, di talune opere giovanili, la dismisura, o l'eccesso di intenzioni che dispiace a una sensibilità matura. Qui tutto si muove nel rispetto delle convenzioni, mondane e letterarie; la stessa sobrietà di passo narrativo esclude i toni del dramma e gli indugi sui caratteri, consente solo evidenze senza 'pathos'. Ai protagonisti - rappresentanti della bassa aristocrazia - si addicono a stento panni eroici: poco all'avvenente parigina malmaritata con un aspirante 'gentilhomme de chambre', ordinario di modi, evasivo anche nello sgarbo; non all'ufficiale che la corteggia affettando, da seduttore, devozione e turbamento; n‚ all'amico di un tempo, il diplomatico rimpatriato dall'oriente con una leggenda da spendere nei salotti, dove il suo spirito caustico motteggia sottilmente l'esotismo di maniera. Sarà costui a dare espressione all'inquietudine che lei dissimula, per orgoglio, dietro il decoro coniugale. L'incontro casuale, un incidente di carrozza che propizia l'intimità, e il "doppio inganno" è consumato. Inganno della donna, irretita dall'apparenza del proprio slancio e travolta, in breve, da un rimorso fatale. Inganno del suo improvviso amante, che riconduce l'evento ai termini noti di una relazione intravista, e solo alla fine recupera l'incertezza. Nel saggio che apre il volumetto Alberto Castoldi chiarisce con acume i virtuosismi di questo gioco specchiato, già ammirato da Gide: citazioni, letture, nomi, interventi metanarrativi, gusto del romanzesco che spinge all'amore cerebrale, al bovarismo.
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