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Ermete Trismegisto - La pupilla del mondo | Quando già si annuncia la crisi dell'impero romano, quando gli dei di Atene sono già stati abbandonati e dovunque incombe il nuovo dio cristiano, un gruppo di sacerdoti-filosofi concepisce una dottrina per pochi iniziati, che fonda la salvezza sulla conoscenza di dio. Dal "Corpus Hermeticum" attribuito a Ermete Trismegisto, la "Pupilla del mondo" è un frammento che ci permette di penetrare nella complessità della filosofia dell'ermetismo.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Andrisano, A., L'Indice 1995, n. 4
La collana "Il Convivio", nata con l'obiettivo di ridare voce a opere dell'antichità greca e latina (in nuove traduzioni e con testo a fronte), propone, dopo una cospicua scelta di testi noti, un frammento del "Corpus Hermeticum", scritto in greco da un sacerdote che probabilmente pensava in egizio, come osserva la traduttrice dopo aver denunciato le difficoltà della propria impresa. I testi ermetici, il cui background culturale viene oggi identificato dagli studiosi nell'Egitto ellenistico, che contamina cultura greca e tradizione millenaria faraonica, costituiscono una fonte importante per capire quelle forme della religiosità tardo-antica (alternativa elitaria al cristianesimo già imperante), che coniugavano una profonda pietà con un amore altrettanto intenso per la vita, non disgiunto dalla consapevolezza di una misteriosa rete di legami tra uomo e universo. Ermete Trismegisto ("il tre volte grandissimo") è una divinità del sincretismo greco-egiziano, nata dalla fusione di Ermete, dio della scrittura e dell'interpretazione con Thoth, equivalente dio egizio, autore di una letteratura magica, attraverso la quale rivela ai suoi discepoli il proprio sapere. Nella 'Kore kosmou' - sottolinea Filoramo nell'agile introduzione al volume - l'interrogativo centrale riguarda la caduta dell'anima, che, compartecipe della natura divina, una volta imprigionata nel corpo, non può se non ricercare, secondo un tradizionale modello greco, "una gnosi che è sapere visionario e indiante, recupero di una possibilità di vedere direttamente e integralmente la fonte divina del tutto". Chiude il volume un breve, ma denso commento al testo, che ne evidenzia i legami con le religioni filosofico-profetiche di epoca imperiale, nonché con la tradizione platonica.
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