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Gaskell Elizabeth - Mia cugina Phillis | "Scegliendo le parole con la cura e la pacatezza di un abile intarsiatore la Gaskell racconta con straordinaria delicatezza la storia di Phillis, cugina del diciannovenne Paul, e si esprime attraverso una sorta di realismo in bilico tra due ideali: da una parte la campagna, armoniosa e immobile, e dall'altra la città con il suo dinamismo ineluttabile e divoratore". (Kate Singleton)
| La recensione de L'Indice |

scheda di Galeotti, A.E., L'Indice 1995, n. 7
Il grande romanzo femminile inglese, con l'eccezione di pochi capolavori, in Italia è in generale poco conosciuto, guardato con sufficienza, ritenuto lettura per signorine. Peccato: perché non solo di grandissima e godibilissima letteratura si tratta (la prima grande fioritura collettiva di talenti femminili) ma anche del più ricco strumentario di lavoro ché i filosofi/e morali possano desiderare. Ed è su questo aspetto che vorrei richiamare i lettori potenziali di "Mia cugina Phillis". L'autrice, brava anche se di caratura inferiore rispetto a Austen, alle Bronte e a Eliot, nota soprattutto come biografa di Charlotte Bronte, merita di essere conosciuta soprattutto per l'interesse delle sue storie. "Mia cugina Phillis" ha un impianto classico e una narrazione distesa e piacevole, facilmente seguibile sul testo originale: c'è un io narrante, Paul Manning, che è anche personaggio non protagonista e cugino di Phillis Holman, l'eroina (bella, colta e ingenua) sfortunata in amore. C'è l'innamorato, Mr Holdsworth (bello, ricco e seducente), destinato ad abbandonare. Ma la vicenda non è così prevedibile e scontata grazie al contesto e allo sfondo in cui la storia si svolge, alla caratterizzazione dei personaggi e all'assenza di un giudizio morale nonostante il male prodotto. A rendere non banale la storia c'è innanzi tutto la famiglia di Phillis, con lo straordinario padre ministro 'dissenter', agricoltore e uomo di lettere oltreché di Dio; la più ordinaria madre, e il contorno di semplici e saggi lavoranti e domestici. C'è il padre di Paul, inventore, uomo dell'era industriale, convinto assertore dell'ingegno, del merito, del sapere tecnico. E c'è la campagna inglese, come sempre idillica, e il progresso industriale, non demonizzato. La cosa interessante è che non ci sono colpevoli nel dramma di Phillis, che infine supererà la prova uscendone adulta: è piuttosto il dramma dell'autoinganno che coinvolge un po' tutti gli attori, a eccezione della vecchia Betty che non "sa", ma "sente" la verità. Ed è anche un caso tipico in cui il male è prodotto più dalla sorte che dalle responsabilità dei singoli.
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Media Voto: 3 / 5romina (08-02-2012) Sono lontane le atmosfere patinate dei balli, bei vestiti, case lussuose dell'epoca vittoriana, qui si parla della vita vera, quella fatta di lavoro, fatica e gioie più semplici dove le emozioni appagano gli animi più delicati e sensibili. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
nadine (07-12-2010) Un racconto delicato, perfetto per gli amanti del genere vittoriano. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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