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Anonimo - Storia di Ochikubo | Al pari di tante altre opere della narrativa giapponese classica, tuttora ignota è l'identità dell'autore di "Storia di Ochikubo". Di certo, a giudicare per lo meno dallo stile e dalla terminologia di molti passi, l'opera fu il frutto della fantasia di uno dei numerosi aristocratici che nel corso della prima metà del periodo Heian (794-1185) produssero letteratura a uso e consumo delle dame di corte di Kyoto. Per molti secoli il romanzo fu attribuito a Minamoto no Shitago (911-983), letterato e poeta il cui nome è legato ad altri due testi del periodo: il "Taketori monogatari" (inizio X secolo) e l'"Utsuho monogatari" (fine X secolo). Il più antico manoscritto dell'"Ochikubo monogatari" esistente è una copia della metà del XV secolo.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Tomasi, D., L'Indice 1993, n. 4
(scheda pubblicata per l'edizione del 1992)
Scritto nella seconda metà del X secolo, e più precisamente fra il 986 e il 996, "Storia di Ochikubo" è uno dei più significativi esempi dell'affermarsi nel Giappone dell'epoca Heian (794-1185) di una narrativa che descriveva in modo realistico la vita dell'aristocrazia senza far ricorso a elementi di ordine fantastico e soprannaturale. In questo senso, e con alcuni secoli di anticipo su quel che accadde in Francia e in Inghilterra, "Storia di Ochikubo" può essere considerato il primo "romanzo moderno" della letteratura giapponese. La storia è fondata su uno degli schemi di maggior popolarità nell'ambito della corte e dell'aristocrazia di Kyoto: una fanciulla ripudiata dalla matrigna riesce, grazie all'uomo che si innamora di lei, a riscattarsi e a riconquistare quella felicità che le era stata ingiustamente negata. Colpisce dell'opera la sua struttura ben organizzata, abbastanza estranea ai moduli narrativi dominanti la letteratura giapponese di ogni tempo, nonché l'idealizzazione dell'amore coniugale, anch'esso piuttosto distante dai modelli della letteratura di corte, che, a mariti fedeli, preferiva eroi galanti come il melanconico seduttore del "Genji monogatari" (Einaudi, 1955, 1992).
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ania (08-02-2011) libro abbastanza agevole, la storia è carina, la scrittura è comprensibile anche se talvolta risultano un po' difficili i nomi da ricordare e le varie cariche dei personaggi della storia usate per indicare i diversi ruoli. in realtà dal punto di vista psicologico e introspettivo il romanzo non approfondisce molto il carattere e i sentimenti dei personaggi e talvolta risulta essere stereotipato il comportamento e il ruolo dei protagonisti, essendo questa storia quasi assimilabile ad una bella favola a lieto fine del genere "cenerentola"; ho letto romanzi giapponesi di epoca heian un po' migliori di questo, con maggiore sviluppo e approfondimento della cultura, tradizioni stile di vita e ideologia dell'antica corte imperiale giapponese. qui questi approfondimenti e contesti sociologici vengono descritti in modo un po' superficiale e sempre sullo sfondo, ma ciò può essere comprensibile se si pensa che questo libro doveva essere indirizzato alla lettura delle dame di corte del periodo, che già bene conoscevano i retroscena e gli sfondi dell'ambiente della vita di corte in cui esse vivevano. tutto sommato è stato piacevole e l'ho letto abbastanza scorrevolmente. c'è di meglio, ma per una lettura non troppo impegnativa è consigliabile. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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