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Puskin Aleksandr - La donna di picche | La vicenda di Hermann si svolge inesorabilmente sotto il segno di una carta, la donna di picche, che interpreta anche un personaggio reale, una vecchia contessa depositaria di un fatale segreto di gioco basato su tre carte sempre vincenti se giocate in successione. Ma il segreto, estorto con la violenza, questa volta non funzionerà, e come terza carta non uscirà l'asso ma una donna di picche, portando Hermann alla catastrofe e infine alla pazzia.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Trombetta, S., L'Indice 1998, n.11
Con l'arrivo del 1999, che segna il bicentenario della nascita di Aleksandr Puskin, si moltiplicano le iniziative editoriali per ricordare il grande poeta e narratore russo. Le prime ad arrivare sul mercato sono queste due edizioni di uno dei massimi capolavori di Pu?skin: "Pikovaja Dama". Titolo che Adelphi lascia nella tradizionale traduzione, "La dama di picche", e che Marsilio invece propone in versione più filologicamente corretta, "La donna di picche", visto che è con "donna" o "regina" che viene solitamente indicata in italiano la carta da gioco. Traduzione "storica" quella di Tommaso Landolfi, comparsa per la prima volta nel 1948 da Bompiani per l'antologia dei "Narratori russi", insieme agli altri due racconti che completano il volume, "Il fabbricante di bare" e "Il mastro di posta"; del tutto nuova quella di Clara Strada. Scritta nella fase finale della vita creativa di Puskin, la "Dama di picche" risente certamente della stessa disillusione, del disincanto che viveva il poeta in quegli anni. Lo scrittore rivolge lo sguardo al secolo passato, il Settecento, in cui per un anno appena era nato. È nel 1770 parigino che si svolge l'antefatto, nasce la leggenda e il mistero delle tre carte che salvano dal disastro la contessa e che sessant'anni dopo, all'inizio degli anni trenta dell'Ottocento, portano alla follia Hermann, l'ufficiale del genio travolto da una superomistica volontà di affermazione. Come tutti i capolavori, "La dama di picche", un racconto che concentra in meno di cento pagine succhi sublimi, ha generato pagine e pagine di critica. Ci sono potenti passioni in questa "Dama", ironia disincantata, ma anche aspetti del romanticismo nero, gotico. Ma è poi vero? È vero cioè il fantasma della contessa che appare a Hermann e gli confida il segreto delle tre carte vincenti, è vera la dama di picche che si burla del giocatore e sembra strizzargli beffardamente l'occhio quando lui ha perso tutte le sue sostanze? O non sarà invece tutto frutto della mente già malata di Hermann che scivola lentamente verso la follia finale? Certa è la passione, la volontà inarrestabile di vincere che travolge l'ufficiale e lo porta a ingannare la giovane Liza per impossessarsi del segreto. Una linearità di sentimenti che uscirà invece molto più complicata, a fine secolo, dalla penna musicale di Cajkovskij, che trasformerà lo stringato racconto in un altro tipo di capolavoro, un'opera magniloquente, dove i sentimenti sono più complessi, contrastati, retorici, dove fra Liza e Hermann fiorisce un amore spento dal gioco e dove i due giovani amanti trovano entrambi rifugio nel suicidio.
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stefano (02-11-2008) non sono riuscito a capire la grandeza di questo racconto. Il testo in russo a fronte…. Non mi ha aiutato.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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