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Mérimée Prosper - Carmen. Testo francese a fronte |
Sullo sfondo di una Spagna assolata e selvaggia, Mérimée per primo racconta la storia essenziale di don José e di Carmen: storia che contiene alcune verità sull'amore, scabrose e tutt'altro che esotiche. Ognuno dei due protagonisti appare chiuso in un proprio sistema di valori alternativo a quello dell'altro e in questa guerra tra i sessi, che viene condotta in nome della passione e della libertà, la ragione e il torto non si dislocano mai con nettezza. Il buon innamorato uccide; la criminale traditrice è pronta al martirio pur di non rinunciare alla propria indipendenza.
| La recensione de L'Indice |

Diceva Balzac, parlando dei personaggi romanzeschi veramente riusciti, che "la loro esistenza è più lunga e più autentica di quella delle generazioni all'interno delle quali li si fa nascere". Il personaggio di Carmen ne è un'abbagliante conferma; questa preziosa edizioncina ci offre, in appendice, un excursus esauriente sulla sua fortuna, dall'opera di Bizet, del 1875, al balletto creato da Roland Petit per Zizi Jeanmaire, del 1949; dalla versione cinematografica più antica (quella di Max Dearly, del 1909) a quella più recente, dovuta al senegalese Joseph Gaï Ramaka (2001). Vero mito moderno, Carmen si emancipa dunque dalla cornice del racconto di Mérimée in cui è nata per incarnare, nell'immaginario di due secoli, la femminilità aggressiva e irresistibile, ribelle e trasgressiva, capricciosa e mortifera; ma a quella cornice è opportuno ricondurla, se si vuole comprenderla al di là di stereotipi e luoghi comuni. È quanto fa nella sua introduzione Francesco Fiorentino, che esplora magistralmente i meandri del testo: il cortocircuito tra esotismo e erotismo; la contraddizione tra il moralismo del narratore e il fascino di quel "ritorno del represso" che la zingara Carmen impersona nel modo più convincente; la presenza della morte, di cui il desiderio dei protagonisti è profondamente intriso; infine, il carattere tragico e non melodrammatico della vicenda di Carmen e di don José, entrambi al tempo stesso innocenti e colpevoli, prigionieri di profonde coazioni che li trascendono e che ci fanno provare di fronte al loro destino, secondo il dettato aristotelico, "pietà e terrore". Mariolina Bertini |
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