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Filippini Rubei Nicoletta - Per non vestirsi di nero |
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Titolo | Per non vestirsi di nero |
| Autore | Filippini Rubei Nicoletta | Prezzo Sconto 15%
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€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
|  | | Dati | 2006, 414 p., brossura |
| Editore | Marsilio
(collana Le maschere) |
| | Disponibile anche usato a € 9,00 su Libraccio.it |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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Quattro donne: devono sopravvivere alla guerra, alla fame, ai pericoli, al rancore che le divide, ma soprattutto sopravvivere all'amore. Un amore devastante che porta al tradimento e all'omicidio, un amore contro le regole imposte da una società chiusa nella gabbia delle finzioni. In un'Italia che dalla tragedia della Prima guerra mondiale scivola verso le immani catastrofi della Seconda, sullo sfondo di un fascismo che, con violenza dilagante, diventa dittatura, Anna, Silia, Renata e Carmen tentano di dare un senso alla propria vita con l'entusiasmo della gioventù, e si appoggiano l'una all'altra nello sforzo di creare una attività che sia fonte di guadagno ma soprattutto di indipendenza.
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788831789189
Per non vestirsi di nero
Quattro donne: devono sopravvivere alla guerra, alla fame, ai pericoli, al rancore che le divide, ma soprattutto sopravvivere all'amore. Un amore devastante che porta al tradimento e all'omicidio, un amore contro le regole imposte da una società chiusa nella gabbia delle finzioni. In un'Italia che dalla tragedia della Prima guerra mondiale scivola verso le immani catastrofi della Seconda, sullo sfondo di un fascismo che, con violenza dilagante, diventa dittatura, Anna, Silia, Renata e Carmen tentano di dare un senso alla propria vita con l'entusiasmo della gioventù, e si appoggiano l'una all'altra nello sforzo di creare una attività che sia fonte di guadagno ma soprattutto di indipendenza.
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| La recensione de L'Indice |
 Se si dovesse riconoscere una nicchia manzoniana celata dentro la narrativa novecentesca una sorta di vena ancorata alla tradizione, con l'imprint autorevole di Bacchelli in essa troverebbe posto questo esteso romanzo, frutto di un forte bisogno di raccontare, che si coglie subito e fa chiedere quanto in esso ci sia di autobiografato. È manzoniana la scrittura, controllata, lineare, priva di artifici formali appena qualche passaggio di terza in prima persona, dalla voce onnisciente dell'autore al punto di vista del personaggio. Lo è l'intelaiatura formata dall'intersecarsi di storia generale e microstorie dei personaggi; e va detto che l'autrice è molto abile nel trapassare dall'una alle altre in modo naturale e non appiccicato. Manzoniani sono anche dei passi fuggevoli ma lampanti: una sorta di "addio monti", i tumulti per il pane. La stessa vicenda del personaggio Carmen, figlia di un famoso cantante lirico che, in giro per il mondo, reclude in casa lei con le sorelle, circondandole di tutto purché non escano nel mondo, con i suoi risvolti psicologici ha alcunché della storia della monaca di Monza. A voler usare altre etichette, il romanzo si può definire in parte storico, in parte psicologico, quanto al contenuto, e realistico quanto allo stile e alla costruzione del narrato (e anche sotto questo profilo in qualche modo risaliremmo a Manzoni). La costruzione è pur essa lineare e senza artifici, tranne questo: tutta la storia, dopo un prologo, è narrata in un lungo flashback che a esso infine si ricongiunge. È la storia di quattro esperte ricamatrici, Anna, Carmen, Renata e Silia, con le loro vicende snodate per classi sociali diverse fino a incrociarsi, e fino a che lentamente la curiosità creata nel prologo lo sciogliersi del loro sodalizio viene soddisfatta: Anna, personaggio cardine, sposa Matteo, figlio della loro datrice di lavoro Carmen; Matteo è un caporione fascista che la brutalizza; Anna diviene amante di Sante, figlio di Renata; Matteo viene a saperlo, si reca da lui con propositi violenti, resta ucciso in circostanze non chiare; Sante viene accusato e condannato. Tutto questo distrugge le vite delle quattro donne, che torneranno a ricamare insieme solo anni dopo, per una solenne ricorrenza religiosa nel loro piccolo centro presso Bologna. L'urgenza di raccontare si trasforma in incapacità di lasciare inconclusa la storia. L'autrice la prolunga delineando come Anna e la sua stretta amica Silia (momenti di tensione fra le due fanno pensare a una latente affezione lesbica) sviluppino nuovi affetti che riportano la vita a un equilibrio triste, e sciolgono il mistero della morte di Matteo (che buona norma qui impone di non svelare). Ma nell'economia del romanzo tutto questo sa di appendice, quasi un'influenza strisciante dei tempi attuali, in cui la narratività è massicciamente assorbita nella fiction televisiva, che richiede un completarsi delle storie con il ritorno all'ordine, e dà ampio spazio al sentimentalismo. L'autrice elude quest'ultimo rischio. Con piena consapevolezza storica e di costume (non deve sfuggire il valore simbolico del titolo) veicola in special modo un aspetto femminista l'affrancamento della donna nei primi quattro decenni del secolo dai lacci sociali del mercato del lavoro e psicologici dei rapporti familiari. Quest'ultimo è un dato solido restituito dal romanzo, e appannaggio di cui l'autrice può farsi forte. Cosma Siani |
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