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Lindqvist John A. - L' estate dei morti viventi |
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Titolo | L' estate dei morti viventi |
| Autore | Lindqvist John A. | Prezzo Sconto 15%
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€ 14,88
(Prezzo di copertina € 17,50 Risparmio € 2,62)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2008, 380 p., brossura | | Traduttore | Puleo G. |
| Editore | Marsilio
(collana Farfalle) |
| | Disponibile anche in ebook a € 7,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Stoccolma è sull'orlo del caos. Dopo un'ondata di caldo torrido, in città si è creato un campo elettrico di grande intensità. Le lampade non si spengono, gli apparecchi elettrici non si fermano, i motori continuano a girare. Poi si scatena un'emicrania collettiva. Si diffonde la notizia che negli obitori i morti si stanno risvegliando. C'è un giornalista, il cui nipote è appena stato seppellito, che si chiede se anche i morti sotto terra stiano riaprendo gli occhi. E un'anziana signora, in attesa del funerale del marito, che sente bussare alla porta in piena notte. E ancora, un uomo disperato che prega Dio di riportare in vita la moglie. Ma poi quando i morti tornano, cosa vogliono? Quello che vogliono tutti: tornare a casa. E riaverli con sé, non è esattamente come ci si aspettava.
12 recensioni presenti. Media Voto: 2.5 / 5marinella (10-04-2012) Emozionante, tenero, visionario. Icastico. Per chi ha perduto qualcuno, una lettura che evoca e consola. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
maurizio crispi maurizio.crispi@gmail.com (29-01-2011) Un romanzo forte, degno del migliore Stephen King o di un George Romero ispirato.
In un episodio di "Ai confini della realtà" due genitori affranti per l'improvvisa morte dell'amato figlio in un incidente d'auto hanno la possibilità di formulare tre desideri.
Il primo che esprimono è di riavere con sè il figlio che, in effetti, ricompare e bussa alla loro porta: ma è deturpato dall'incidente che ha subito. Riformulano il desiderio per entrambe le volte ottengono soltanto un risultato grottesco e sempre peggiore.
L'episodio è perturbante: lo spettatore, come i due protagonisti, rimane basito e spiazzato, perchè appare evidente che la formulazione d'un desiderio e la sua realizzazione portino a risultati fuorvianti ed imprevedibili perchè, se il desiderio in sé è semplice, la sua concretizzazione affonda nella complessità della realtà e deve andare a toccare una serie di cose, perchè il risultato finale del processo sia davvero "perfetto" e pari alle aspettative.
In ogni caso, poichè il tempo scorre e tutto è sottoposto alla legge del decadimento entropico, nulla può mai tornare ad esser ecome prima.
Il romanzo di Lindvqist ci pone esattamente davanti a questa possibilità: cosa faremmo - come reagirremo - se i morti risorgessero dalla tomba, si destassero nelle camere ardenti e tornassero davvero ad essere tra noi, redivivi ma al tempo stesso inerti e non interattivi, se non in modi inspiegabili ed incomprensibili?
Le pagine dell'autore si dispiegano come una sorta di grande laboratorio esperienziale su questo tema.
Non c'è nessuna delle atrocità che sono attribuite agli zombie di Romero. Lindqvist si concentra sulle reazioni dei vivi di fronte al ritorno dei morti e si dedica a sviluppare una serie di interrogativi metafisici che, nel finale, si focalizzano sulla metafora del "Grande pescatore". Forse per questo motivo, nel suo romanzo, egli circoscrive gli accadimenti all'area di Stoccolma ed esclude che l'epidemia di "risorti" sia su scala mondiale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Anam (19-01-2011) Le aspettative erano abbastanza alte, pompate in buona parte dalle recensioni lette sulla quarta di copertina, e dalla descrizione della trama.
In gran parte deluse. Si salva l'idea di base, che era molto interessante, i morti che vogliono tornare a casa, e l'abbozzo di profilo dei morti viventi, descritti come gli ultimi reietti scansati da tutti.
Ma da un certo punto in avanti l'autore si perde, la storia si impantana e fa acqua da tutte le parti. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Andrea (03-12-2010) Assolutamente in disaccordo con le altre opinioni. Il libro nella parte iniziale fa temere la solita storai di zombie.
Poi c'è un crescendo, diventa triste, malinconico e riflessivo.
La parte finale è incantevole. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
michele (28-11-2010) abbastanza noioso, con parecchi punti morti...prende parecchio spunto da pet sematay di S. King Voto: 2 / 5 |  |  |  |
A.M. alius3@tre.it (07-06-2009) L'intreccio dei personaggi ricorda vagamente (molto vagamente) la struttura di alcuni romanzi di Ken Follett, lo stile somiglia altrettanto vagamente al King di Pet Sematary (cui ruba la scena dell'esumazione di Cage). Le prime 150 pagine creano eccessive aspettative, puntualmente disattese nel prosieguo della narrazione. Sembra quasi che Lindqvist non sappia come proseguire e far interagire i vari personaggi, buttando lì situazioni inverosimili. Un romanzo di cui non si sentiva la necessità e di cui non si comprendono i perchè. Lo sconsiglio, ma riconoscendone il coraggio di trattare il tema Zombie da un'insolita prospettiva (che vi lascio interpretare), attribuisco voto 2/5. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Urizen (19-02-2009) Libro di grandi suggestioni ma di scarsa lucidità narrativa. Molto bello il ritratto dei morti viventi: esseri che nessuno vuole, che nessuno riesce ad amare in quanto capaci di dire solo la verità ( leggendo nel pensiero ed inducendo che gli sta accanto a fare lo stesso) e per questo motivo di una solitudine abissale. Lindqvist ha un talento straordinario nel descrivere la diversità. I suoi mostri reietti provocano nel lettore dei veri e propri tumulti empatici.
Nonostante tutto "L'estate dei morti viventi" è un romanzo faticoso ed involuto, spesso rovinato da una eccessiva ambizione narrativa.
Davvero un peccato. Ora non resta che aspettare la trasposizione cinematografica di Tomas Alfredson, già regista di "Lasciami entrare". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
yodosky (09-12-2008) Confermo. Ma, come ho scritto nella recensione del suo primo libro (Lasciami entrare), questo secondo non ha nulla a che fare. Tanto il primo è bello tanto questo è orrendo. Evitatelo e lanciatevi su Lasciami Entrare. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
alessandro alecesaris@dellasala.it (09-12-2008) Dopo lo splendido "Lasciami entrare" una delusione cocente.
Lindquist mette in scena il proprio talento nel "normalizzare" i classici dell'horror, ma il confronto con l'insondabile tema della morte lo schiaccia. Così la traccia di fondo si complica e perde coerenza e, ancor peggio, l'intreccio delle singole storie perde presto di interesse e di senso avvitandosi intorno a personaggi inconsistenti.
Resta così una agghiacciante rappresentazione dello strazio dei vivi di fronte alla morte dei cari. Spesso oltre il limite del sopportabile.
Equivale all'estrazione di un molare senza anestesia. E il dente era pure quello sbagliato. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Gianni70 (22-09-2008) Noia mortale..il primo centinaio di pagine si lascia anche leggere dopodichè il libro resta piatto e noioso. Non capisco l'accostamento con King perchè questo libro non è un thriller ne un horror. Concordo col fatto che ormai si scrive veramente di tutto in quarta di copertina pur di vendere un libro e col giudizio sulla copertina di Carofiglio...veramente accattivante. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
juri (06-09-2008) mamma mia che strazio! l'unico vero morto vivente, alla fine (faticosissimamente raggiunta) del libro, penso di essere io. un romanzo privo di tutto. l'unico elemento ad abbondare è la ridicola inverosimiglianza del tutto: la società svedese che reagisce al risveglio dei morti con lo stesso spavento e la stessa apprensione che io potrei nutrire scoprendo di avere una talpa in giardino è annichilente. e che dire dei provvedimenti sanitari e di polizia, più blandi di quelli che si potrebbero adottare in occasione di un raduno rock per ultracinquantenni? una pena, un'autentica pena, a partire dai personaggi, a dir poco posticci. se fosse possibile far causa a chi ha scritto i commenti in quarta di copertina, lo farei. l'accusa? millantato credito e (mi duole ammetterlo) circonvenzione d'incapace. soldi buttati al macero, credetemi. unica nota positiva: la copertina. ma per diciassette euro direi che è un po' poco... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Robero (02-07-2008) Cosa non si arriva a scrivere sulle quarte di copertina dei libri per venderli: definito lo Stephen King svedese, l'autore di questo romanzo è decisamente sopravvalutato.
Sgombriamo subito il campo da una cosa: di Re ne esiste solo uno, inarrivabile ed assolutamente imparagonabile.
Romanzo questo che ha il pregio dell'originalità perchè i morti viventi qui non sono creature feroci e violente ma entità vuote, prive di emozioni, di ricordi, di volontà.
Il loro unico desiderio, se mai possono provarne uno, è quello di tornare nel buio da dove sono venuti, di morire senza trascinarsi in un limbo in cui l'amore dei famigliari si fa ossessione, ottusa pretesa di vincere la morte e di riportare alla normalità dei morti.
Atmosfere efficaci, il caldo è palpabile e i luoghi hanno una valenza quasi apocalittica.
Nel complesso siamo molto lontani da Romero o anche solo da Cell di King ma resta un libro da leggere pur non essendo certo un capolavoro.
Un buon libro sì, ma non un capolavoro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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