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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Cappelli Gaetano - La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo

La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo TitoloLa vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo
AutoreCappelli Gaetano
Prezzo
Sconto 15%
€ 14,45
(Prezzo di copertina € 17,00 Risparmio € 2,55)
Dati2008, 244 p., rilegato
EditoreMarsilio  (collana Romanzi e racconti)
 
Disponibile anche usato a € 8,50 su Libraccio.it

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Descrizione
Dario Villalta ha due grandi passioni nella vita: le vedove e i maestri del Rinascimento. Finito in una galleria d'arte milanese dov'è costretto a vendere opere contemporanee che disprezza incontrando inoltre grandi difficoltà nel reperire l'oggetto della sua stravagante passione amorosa, langue finché dal Sud arriva Vera Gallo, che è non solo una vedova devota, ma anche - parrebbe proprietaria di una inestimabile scultura di santo di Mantegna. Vera sembra dunque in grado di appagare al massimo grado entrambe le passioni del gallerista; ma non è tutto oro quel che luccica, e avremo modo di accertarcene nella girandola dì avvenimenti che si origina dalle ristrettezze in cui precipita la polputa vedova, ormai ridotta sul lastrico. Nel frattempo incontreremo una variopinta galleria di irresistibili personaggi, dal trance-psicanalista Aaron Kaminsky al padre di lui Shloime, mago e guaritore; dallo stravagante inventore Carmine Palomino alla languida pasticcerà Ritarosa Latella; dall'oligarca russo Viktor Aleksandrovic Dudorov all'esuberante Maria Sofia Madrasca, chef misconosciuta benché detentrice del segreto del pacchero estremo.

La recensione di IBS
Uno dei suoi primi romanzi, Parenti Lontani, pubblicato nel 2000 e riedito recentemente sempre da Marsilio, ha vinto il premio John Fante 2008, decretando il successo di uno scrittore ormai di culto tra i giovani lettori italiani. Gaetano Cappelli, nato e cresciuto a Potenza, ha visto aumentare la sua popolarità in maniera esponenziale negli ultimi anni, in particolare dopo la pubblicazione del romanzo Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo, un lavoro per cui la critica è arrivata a definirlo il Philip Roth italiano, anche grazie alla fantasiosa epopea di provincia del noto vitigno del Vulture.
In questo nuovo romanzo il connubio tra arte e gusto si ripete. Al vino Aglianico si sostituisce il Pacchero, uno di quei prodotti tipici del sud Italia che, lungi dall'ottenere un grande successo commerciale, conserva ancora oggi tutto il suo alone leggendario. Un formato di pasta che si conferma eminentemente locale, ma che aspira al riconoscimento planetario grazie alla scoperta di una ricetta innovativa quanto misteriosa: quella del Pacchero estremo. Ma, per conoscerne il segreto, dovremo seguire l'intricata vicenda della bella e avvenente Vera Gallo, del suo viaggio di andata da Busto Arsizio a Irsina, provincia di Matera, e del suo viaggio di ritorno a Milano. Vedova di un ricco avvocato e proprietario terriero, Vera Gallo, tornata al nord, affiderà tutte le sue esigue speranze di riscatto alla statua di San Vittore, l'unico cespite scampato al disastro economico della famiglia. Un santo miracoloso, a quanto pare, visto che addirittura il grande Mantegna si spostò fino in Basilicata per scolpirne l'effigie. Inizia così, con il tentativo della vedova di vendere la sua preziosa statua, una commedia esilarante in cui si rincorrono una serie di personaggi imperdibili. Dallo psicanalista trascendentale Aaron Kaminsky a suo padre, un famoso negromante; dall'eclettico inventore all'oligarca russo, fino al celebre cuoco Elio Di Ilio; per arrivare infine alla chef misconosciuta Mariasofia Marasca, la donna che detiene il segreto del Pacchero estremo e che donerà un'inaspettata svolta alla storia. Ma il vero protagonista della vicenda è Dario Villalta, gallerista milanese, profondo estimatore del Mantegna, dei santi, e soprattutto delle giovani vedove.
Un romanzo che descrive dal di dentro le dinamiche legate al mondo dell'arte e dell'alta gastronomia, attraverso la voce brillante di Gaetano Cappelli. Un autore capace di coniugare la leggerezza della narrazione ad un ordito complesso e ricco di colpi di scena.

Ascolta la lettura delle prime pagine del libro su RadioAlt.

http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788831795944 La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo Dario Villalta ha due grandi passioni nella vita: le vedove e i maestri del Rinascimento. Finito in una galleria d'arte milanese dov'è costretto a vendere opere contemporanee che disprezza incontrando inoltre grandi difficoltà nel reperire l'oggetto della sua stravagante passione amorosa, langue finché dal Sud arriva Vera Gallo, che è non solo una vedova devota, ma anche - parrebbe proprietaria di una inestimabile scultura di santo di Mantegna. Vera sembra dunque in grado di appagare al massimo grado entrambe le passioni del gallerista; ma non è tutto oro quel che luccica, e avremo modo di accertarcene nella girandola dì avvenimenti che si origina dalle ristrettezze in cui precipita la polputa vedova, ormai ridotta sul lastrico. Nel frattempo incontreremo una variopinta galleria di irresistibili personaggi, dal trance-psicanalista Aaron Kaminsky al padre di lui Shloime, mago e guaritore; dallo stravagante inventore Carmine Palomino alla languida pasticcerà Ritarosa Latella; dall'oligarca russo Viktor Aleksandrovic Dudorov all'esuberante Maria Sofia Madrasca, chef misconosciuta benché detentrice del segreto del pacchero estremo. 14,45 new EUR in_stock
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Il romanzo di Gaetano Cappelli, l'ultimo di una nutrita serie, è un libro divertente e pieno di trovate fantasiose. Cappelli ha costruito una trama godibile al cui centro ci sono le vedove e il mondo delle gallerie d'arte, e dei ricchi che si godono la vita senza pensieri. Il clou della trama è costituito da una statua favolosa attribuita al grande Andrea Mantegna, il pittore di cui si ignorava che avesse scolpito statue, statua che rappresenta sant'Eufemia patrona di Irsina, paese del Materano. E aggiunge suspense il fatto che le statue di cui si favoleggia risulteranno essere due, la seconda dedicata a san Vittore.
Con grande vivacità linguistica, Cappelli fa largo uso di stereotipi del gossip, del birignao della critica d'arte, del linguaggio della devozione cattolica, ricorrendo largamente alla tecnica della digressione che interrompe e dilata la trama.
Dario Villalta è un brillante imbonitore di televendite di quadri. La sua è un'attività modesta, ma lui è un vero intenditore d'arte e sogna il colpo grosso, lo scoop, finché conosce Vera Gallo e inventa un progetto che potrebbe cambiargli la vita: sposare la vedova e impadronirsi della favolosa statua di cui lei è in possesso, ricavandone una cifra da capogiro. Dario, oltre alla passione per l'arte, ha quella per le vedove, e le preferisce stagionate a dal didietro prorompente, donne che sanno emanare un "odore speziato di rosa passita, miele, cannella". Il problema è che la statua bisogna andare a prenderla a Irsina, cosa non facile poiché la proprietà di Vera è pignorata.
Nel romanzo ha larga parte lo smodato bisogno di lusso e di sprechi che accomuna oggi i privilegiati di tutto il mondo. Si vedano, ad esempio, le descrizioni di specialità culinarie, specie pugliesi, e di vini pregiatissimi, prelibatezze il cui culmine è rappresentato da un inarrivabile tipo di pasta che si fa a Gragnano, i paccheri appunto.
La serie degli accadimenti sembra non finire mai e l'autore vi esibisce tutte le sue virtù affabulatorie, divertendosi a raccontare fatti sempre più bizzarri e complicati, finché le fila dell'intrigo sfuggiranno al controllo dell'intraprendente Dario. Si compiono atti illegali, vendite di opere d'arte proibite dalla legge, intercettazioni telefoniche, e su tutto trionfa la bramosia di impadronirsi del capolavoro sconosciuto del Mantegna. Per meglio esaltare la grande arte del passato, il narratore spara a zero contro gli orrori dell'arte contemporanea, quelle inguardabili installazioni e tutte le restanti "grandissime cacate" di cui si fornisce un'irresistibile elencazione: "Tre scheletrini di uccelli del paradiso con al posto della ruota una spirale di pelliccia di martora, una paletta da spazzino di latta traforata (…) una vasca da bagno semipiena di morchia in bilico su due pile di libri".
Dopo innumerevoli colpi di scena, le pagine finali, con il trionfale ingresso in scena della mafia russa e dell'oligarca Alexander Dudorov, ingenerano nel lettore una sensazione di stanchezza, come se il narratore, nonostante tutta la sua abilità, avesse un po' perso il bandolo della matassa. Ma alla fine tutto va a posto. E Dario sposa Mariasofia, che è figlia di Elena, "una vedova da schianto". E potrà così realizzare almeno uno dei sogni della sua vita, godersi una vedova dagli splendidi glutei.
Leandro Piantini

I vostri commenti
19 recensioni presenti.  Media Voto: 2.94 / 5 | Invia recensione

Fabio De Rosa (03-01-2011)
Non il miglior libro di Cappelli, ma ha il solito pregio di far sorridere
Voto: 3 / 5
Luciano Stolfi luciano.stolfi@basilicatanet.it (01-09-2010)
Tra i libri di Cappelli questo non è tra quelli che preferisco. Trama un pochino ingarbugliata e farraginosa. E poi le immancabili storie di sesso...
Voto: 3 / 5
alfredo (20-10-2009)
Francamente non ho capito tutti gli elogi rivolti a questo autore. Forse ha scritto libri migliori. La vedova era tanto noioso quanto saccente. Non l'ho finito.
Voto: 2 / 5
pierre (31-08-2009)
Capelli si conferma anche in questo divertente e "leggero" romanzo un robusto conoscitore di tutte le migliori e più accattivanti tecniche di narrazione. Il suo acume e la sua forza ironica lo rendono uno scrittore veramente intelligente. Pierre
Voto: 5 / 5
Raffaele (31-05-2009)
Libro scorrevole, scritto con acume e irriverenza, si legge tutto d'un fiato: i vari personaggi, tutti ben descritti, scorrono l'un l'altro intrecciando storie spesso al limite del paradosso in cui il sesso fa da padrone!E proprio il sesso, il cibo e l'arte (tra quella "vera" del grande Mantegna e quella "faceta" degli artisti contemporanei) sono i tre temi fondamentali di un romanzo estivo da leggere....sotto l'ombrellone!Buona lettura a tutti!
Voto: 3 / 5
EN (08-05-2009)
ESTREMAMENTE DELUDENTE questo libro di Cappelli. Questo autore ha scritto cose in passato di un certo interesse, anche se a mio giudizio sopravvalutate da certa critica, ma in questo caso oggettivamente mi pare che abbia fallito l'obiettivo. Il romanzo è il prodotto di un manierismo linguistico che si fa scrittura mediocremente fine a se stessa senza suscitare emozioni o realmente interessare. Forse Cappelli dovrebbe limitare le sue prolusioni e coltivare una ispirazione che gli consenta di dare contenuti ad una forma che altrimenti resta vuota e incolore.
Voto: 1 / 5
franchiroberta (22-03-2009)
E`il primo libro di Cappelli che leggo, ho molto apprezzato la sua irriverenza gradevole verso il mondo dei vip dell'arte, della finanza, della gastronomia, spesso solo apparenza o bluff! Piacevoli e divertenti frammenti critici verso luoghi e persone che molti eleggono a modelli di vita. Gradite anche le citazioni raffinate culturali e non: dalle madeleines proustiane ai peperoni di Senise... Penso che leggero` anche altro. Roberta
Voto: 5 / 5
marino (01-03-2009)
Meno che mediocre. L'ho lasciato sul comodino.
Voto: 1 / 5
Franzo (06-02-2009)
Ultimamente è comparsa in tutte le recensioni dei libri di Cappelli un'ondata di acidume rivolta all'autore, ma sembrerebbe ancor di più, ad un critico che di lui spesso parla con entusiasmo. Che ci si trovi in presenza di piccole invidie di bottega ? I libri di Cappelli in verità sono belli, particolari e godibili e, per questo, rari nel panorama degli scrittori italiani. Si parla della provincia con amara ironia, ma anche con vere esplosioni di comicità ben distribuite. Vi pare poco ???
Voto: 5 / 5
claudio (05-02-2009)
Sono in estremo imbarazzo. Ho letto e apprezzato i libri precedenti di Cappelli e di questo non ho capito ancora se considerarlo un piccolo capolavoro o una caspitata tremenda. A volte sembra che il nostro Cappelli ci prenda in giro. La storia si dipana in più luoghi e con vari personaggi, quasi tutti uniti dal lato sessuale più o meno spinto. Certo che affiancare Cappelli a Roth è forse un pò troppo, anche se la fantasia erotica dell'uno e dell'altro si spreca. Alla fine dò un voto alto, mettendo sul piatto della bilancia le ultime 30 o 40 pagine del libro, in cui si dipana un casino tremendo a cui non è facile agganciarsi.
Voto: 4 / 5
Lidia (27-01-2009)
Il narratore si rivolge al lettore in modo arrogante e saccente, per raccontare una storia che sembra inizialmente originale per risultare poi noiosa (tra i pochi libri che non ho finito). L'unico personaggio brillante è lo psichiatra ebreo, ma la bella storia della sua famiglia mi pare terribilmente copiata da altri libri e piece teatrali (tipo Moni Ovadia). Lidia, 62
Voto: 1 / 5
T. (09-01-2009)
Pessimo. Un gioco manierista senz'anima. Bocciato senza riserve.
Voto: 1 / 5
marin (23-12-2008)
Questo è un libro che si prefigge di far girare la testa e ritrovarla chissà dove chissà quando pieno com’è di invenzioni inverosimili che hanno molto divertito l’autore che infatti non ci ha capito niente nemmeno lui e non a caso nelle interviste dice una frase e poi ride lui sa perché noi no non avendo né la sua ironia né la sua intelligenza. Forse ride pensando alle macchiette che ha descritto spacciandole per personaggi grazie a un santo per amico che in un noto giornale spacciandosi a sua volta per critico intercede presso i lettori anche se ora è in ribasso e qualcuno nello stesso giornale gi ha fatto le scarpe, al Cappelli: quando è troppo è troppo? Se il lettore non capisce chi è il problema è suo. Del resto il lettore non può essere all’altezza dello scrittore specie se si chiama Cappelli altrimenti uno i romanzi se li scriverebbe da solo, Uno scrittore come il nostro sciorina ironia e intelligenza proprio mostrando quanto fresconi siano i personaggi che compongono i suoi libri: se li fabbrica e se li commenta da solo Cappelli affronta come un puparo i drammetti amarognoli di chi è abbastanza privilegiato da avere solo problemi superflui - anche perché la realtà dei poveracci dei disoccupati e morti ammazzati dalle mafie indigene lo annoia: è una roba dice da comunisti e luj è ossessionato dai comunisti (ancora?!) Il potentino con questo romanzetto sperava che se qualcuno mettendo un motoscafo in copertina era andato alla grande lui poteva fare altrettanto ma gli sta dicendo male, anche se nel sito dell’editore le stroncature a suo carico vengono ovviamente omesse. Quando è troppo è troppo?
Voto: 1 / 5
alberto albertopoluzzi@tin.it (17-12-2008)
Questa nuovissima opera conferma le qualità di scrittore di Gaetano Cappelli. Per forma espressiva, capacità di scrittura, ironia, fantasia nel creare personaggi, soggetti, trame, merita il successo del pubblico che finora gli è stato avaro. Non perdetelo, comprate e leggete i suoi precedenti. Fate passaparola. "Ndernazionale veramende" direbbe un suo personaggio.
Voto: 5 / 5
lalli (15-12-2008)
CAPPELLI NON CI DELUDE E CI REGALA PER NATALE UN ROMANZO DELIZIOSO CHE RICORDA NELLA STRUTTURA LE COMMEDIE DEGLI EQUIVOCI DI CERTO CINEMA AMERICANO ANNI 50 MA CONDITA IN PICCANTISSIMA SALSA LUCANA! UNA GODURIA
Voto: 5 / 5
Zizi (13-12-2008)
Sopravvalutato su tutti i fronti. Giuro che non mi fido più di quello che scrive d'orrico sulla stampa. Libro noiosetto e saccente. Bocciato
Voto: 1 / 5
vitello (12-12-2008)
Questo è un libro furbetto e banalotto, il che per l'autore non è una novità, i personaggi sono improbabili le loro avventure ancor di più - noia, cappelli.
Voto: 1 / 5
massimo r. (08-12-2008)
Romanzo fantasmagorico e ricco di invenzioni.Eppure uno dei fatti centrali raccontati,la scoperta dell'attribuzione a Mantegna della statua di Sant'Eufemia, e perfino il nome della scopritrice, sono verisssimi!
Voto: 4 / 5
Vito (08-12-2008)
Non ne potete più del morboso dolorismo dei romanzi italiani? (vedi Mazzantini e Giordano). Godetevi allora questa nuova brillante commedia del migliore scrittore italiano. Racconta, satireggia, diverte, consola. E scusate se è poco. In più, fa arrabbiare i seriosi, i fondamentalisti e gli accademici. Praticamente, il massimo.
Voto: 5 / 5

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