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Teodori Massimo - Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista |
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Titolo | Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista |
| Autore | Teodori Massimo | Prezzo Sconto 15%
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€ 16,58
(Prezzo di copertina € 19,50 Risparmio € 2,92)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2008, 362 p., rilegato |
| Editore | Marsilio
(collana I nodi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| "Storia dei laici" ripercorre l'intero cammino nella Repubblica dei gruppi laici e antitotalitari italiani di matrice liberale, democratica e socialista. È la storia veritiera e originale del mondo politico e culturale che fu antifascista senza essere comunista e anticomunista senza essere fascista e clericale. Ed è per questa singolarità che i cattolici, predominanti in politica, e i comunisti, egemoni nella cultura, hanno tentato di cancellarne la memoria. I gruppi e le forze liberaldemocratiche e socialiste riformiste sono state essenziali nel dar vita a un paese più civile e meno antiquato, annoverando nelle loro fila alcuni autorevoli interpreti dell'Italia democratica: Gaetano Salvemini ed Ernesto Rossi, Benedetto Croce e Luigi Einaudi, Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, Mario Pannunzio e Adriano Olivetti. È sì vero che la politica italiana ha relegato nell'ombra la schiera dei laici antitotalitari che furono chiamati "pazzi malinconici", ma sono stati proprio loro che hanno avuto ragione nel drammatico Novecento, il secolo che ha sconfitto i totalitarismi di destra e di sinistra.
| La recensione de L'Indice |
 In attesa di leggere una storia dell'anticomunismo democratico, liberale e socialista, il volume di Teodori riempie un vuoto della storiografia italiana. Non ci si aspetti però un saggio accademico. La vicenda narrata da Teodori è comunque storia di minoranze eretiche coscienti di esserlo, ma che non amavano affatto questo ruolo. Ritenevano anzi che le loro idee fossero le più consone per far uscire l'Italia da uno stato di minorità civile, secondo il giudizio di un Gobetti a cui tutti, chi più chi meno, si richiamavano. Ed è una storia di piccoli gruppi politici: azionisti, liberali, socialdemocratici, che nel '48 si schierano contro il fronte social-comunista, pur temendo un sistema democristiano, giudicato nefasto per il peso della chiesa nelle decisioni pubbliche. È una storia di intellettuali, come Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, a cui è dedicato un lungo capitolo. È una storia di riviste, come "Comunità", "il Mulino", "Nord e Sud" e, ovviamente, "Il Mondo" di Mario Pannunzio. Dopo il 1956, è quest'ultimo il protagonista del libro di Teodori, che si chiude con la nascita e la breve vita del primo Partito radicale. La storia si ferma perciò a metà anni sessanta: ed è davvero un peccato, perché la vicenda dei laici continua. Anzi, a partire dagli anni settanta, le ragioni dei laici, se non maggioritarie nel paese, cominceranno ad avere più risonanza. Scalfari diventa direttore prima di un settimanale ("L'Espresso"), poi fondatore di "Repubblica". Pannella vince numerose battaglie. Alla fine degli anni settanta si comincia a parlare di area laico-socialista: a guidare il governo sono Spadolini e poi Craxi, il cui partito aveva mutuato molte idee dagli ambienti studiati da Teodori. Segno forse che le idee dei Pannunzio e dei Salvemini non erano così aliene come potevano apparire negli anni cinquanta. Marco Gervasoni |
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