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Fini Massimo - Nietzsche. L'apolide dell'esistenza | Esiste un'ampia bibliografia dell'opera di Friedrich Nietzsche, ma la sua vicenda umana è rimasta molto più in ombra. Fini segue la vita di questo piccolo borghese, condizionata da una misteriosa malattia e dalla semicecità, attraverso gli intrecci con Richard Wagner, la fredda Cosima, l'irresponsabile e spietata Lou Salomé, le incomprensioni con la madre e la sorella: di crisi in crisi, la vita di Nietzsche vira verso una disperata e allo stesso tempo esaltata, feconda solitudine, fino alla drammatica esplosione della follia, che porta al lento e straziante dissolversi, per undici anni, di una mente straordinaria. Con l'approccio e la personalità del grande giornalista, Massimo Fini restituisce in un'opera saldamente appoggiata alle fonti e ai documenti, il Nietzsche uomo, con la sua fragilità, la sua quasi incredibile ingenuità e, naturalmente, la sua lucida e dolorosa intelligenza. Una fragilità esistenziale che fa di Nietzsche il sensibilissimo sismografo della crisi di un'epoca e di una cultura, quella occidentale, che arriva a maturazione proprio oggi.
LastWord (08-01-2012) Il merito di questo lavoro è aver fatto precipitare dai cieli della metafisica e dalle, troppe, erudizioni la figura e il pensiero di Nietzsche, donandoci un ritratto umano, forse troppo umano! Quello che si evince da questo corposo e godibilissimo libro, che si legge tutto d'un fiato (come, tra l'altro, tutti i libri di Massimo Fini) è un ritratto di una persona che predicò in un modo ma si comportò in un altro, totalmente al contrario. Lo stesso Nietzsche diceva che un filosofo che non vive anche nella vita ciò che sforna la sua mente non è un vero filosofo. Nietzsche, per certi versi, è stato coerente ma, a ben vedere, ha infranto questo dettame. Una vita piatta, vissuta dolorosamente, sia da un punto di vista fisico che psichico; una vita di insuccessi, d'inferiorità, di problemi dove, tra timidezza, introversione e mansuetudine, sfogava attraverso la sua indiscutibile creatività tutto il suo risentimento nei confronti del prossimo, del mondo, di Dio. Leggendo il libro di Fini si ha quasi la tentazione di esclamare: 'poveraccio'! Ammetto che la figura di Nietzsche esposta da Fini mi ha fatto pena. Considerando che sono ferocemente anti-nicciano è tutto dire! Nietzsche, che era fondamentalmente ingenuo nei confronti della vita, al limite del ridicolo tra l'altro, scavò troppo a fondo in se stesso credendo di raggiungere le vette dell'illuminazione. Si scavò semplicemente la fossa per gettarvisi sotto la guida di dioniso, ovvero la dissoluzione, la sua. Nietzsche fu condannato a essere un 'mistico' non un filosofo, ma un mistico alla rovescia, bisognoso fortemente d'amore e calore umano che pensò di trovare in pochi amici e soprattutto in Wagner. Un uomo che preferì costruirsi un mondo delirante al posto di essere semplicemente un uomo. Già perchè si può essere superuomini, ma è difficile essere semplicemente Uomini! Gli sfuggì che molti, tanti, tutti, anche Wagner, portano la croce. Il suo, se solo avesse voluto, sarebbe stato un 'giogo leggero'. Preferì dioniso! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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