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James Henry - Madame de Mauves. Testo inglese a fronte | Con il matrimonio con un nobilissimo, scapestrato e impoverito francese, un'innocente ricchissima giovane americana, intrisa di ideali e di cultura romanzesca, si trasforma in una signora di irriducibile rigore morale, in una fustigatrice di reali o prospettate trasgressioni. Una Bovary al contrario, dominatrice del destino altrui, la cui inflessibilità egocentrica nel perseguire il sogno di unire amore e nobiltà mina lo slancio di un innamorato compatriota e infine la fibra stessa del fedifrago marito. Un racconto intenso, percorso da echi della grande tradizione francese da Madame de La Fayette a Balzac, prima incursione di Henry James sulle insidiose differenze tra cultura e società americane ed europee e allo stesso tempo sull'intreccio d'adulterio al tempo in cui negli Stati Uniti ci si interrogava sulla praticabilità morale e civile del divorzio.
| La recensione de L'Indice |
 Malva, viola e lavanda, i colori del crepuscolo e del lutto, sono le tonalità che si diffondono impalpabilmente in Madame de Mauves, romanzo breve scritto da Henry James nel 1873, pubblicato dapprima sulla rivista "Galaxy" nel 1874, poi, con varie revisioni, nella raccolta A Passionate Pilgrim and Other Tales del 1875, in The Madonna of the Future and Other Tales nel 1879 (è questa la versione proposta nell'impeccabile traduzione di Barbara Del Mercato, con testo a fronte) e infine inserito, nel 1908, nel tredicesimo volume dell'edizione detta "definitiva" delle opere jamesiane presso Scribner. Come ricorda l'introduzione di Cristina Giorcelli, Madame de Mauves si colloca nel primo periodo, o nella fase "preparatoria", dell'apprendistato letterario di Henry James, conclusosi idealmente nel 1881 con Ritratto di signora, ma anticipa per molti versi tecniche narrative, strutture tematiche, problemi teorici e formali che accompagneranno la scrittura jamesiana fino agli ultimi romanzi della Major Phase, a cominciare dall'esplorazione del cosiddetto "tema internazionale": i sottili, laceranti dilemmi della coscienza scatenati dal conflitto culturale se non dal doloroso scontro di civiltà tra l'ethos puritano del Nuovo mondo e la seduzione irresistibile della corrotta ma pur raffinatissima, aristocratica Europa, trasfigurata nello spazio elettivo del romanzesco, della finzione, del sortilegio letterario. Attraverso l'educazione sentimentale frustrata di Richard Longmore, con le sue immancabili "illusioni perdute", si dipana una delle più esemplari indagini jamesiane sulle identità incerte e sulle rappresentazioni inadeguate e fallimentari di soggettività in formazione infinita o indefinitamente bloccata, sospese tra due mondi, ma sempre sdoppiate nell'esitante iniziazione ai risvolti ambivalenti del loro universo immaginario: ovvero del loro ambiguo rapporto con lo statuto destabilizzante della realtà e con la fascinazione oscura e minacciosa della finzione. La complessa, drammatica partita sentimentale giocata dai quattro protagonisti si snoda nei percorsi tortuosi e indiretti di un racconto enigmatico che si trama, impenetrabilmente, intorno a un segreto inquietante e inviolabile, nel più puro stile jamesiano: il "silenzio reverenziale" della sfuggente, elusiva Euphemia de Mauves, gelida e marmorea vestale della più rigorosa intransigenza etica nonché "vittima" innocente, apparentemente, dell'amorale "prosa del mondo" europea, fino al ripiegamento della coscienza nell'equivoca ascesi della rinuncia e nella più dolente astensione dalla vita, prefigurando così l'Isabel Archer di Ritratto di signora, la Maggie Verver di La coppa d'oro, la Milly Theale di Le ali della colomba. Ma, come sempre, anche le "colombe" di Henry James sono abitate da un'inespugnabile ambivalenza. Circuita dagli inganni del cinico e dandy barone de Mauves, accerchiata dalle instancabili inchieste del giovane Longmore, "osservatore" beffato dalla sua stessa passione ermeneutica, Euphemia rilancia fino all'ultimo l'enigma della sua inflessibile vocazione sacrificale, lasciando intravedere, fra le trappole, i miraggi, le riverberazioni della luminosa mistica della rinuncia, la perversità abissale racchiusa nell'imperscrutabile "innocenza" jamesiana. Susi Pietri |
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