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Se nel primo volume Ofelia era più osservatrice che protagonista, qui la vediamo finalmente prendere in mano la sua vita. Cresce tantissimo, diventa più consapevole, più attiva, e soprattutto inizia a usare le informazioni come una vera forma di potere. E la cosa più bella è che, nonostante questa evoluzione, resta sempre sé stessa: goffa, riservata, ma incredibilmente coraggiosa. Il rapporto con Thorn continua a essere uno dei punti più interessanti: lento, fatto di silenzi e incomprensioni, lontano da qualsiasi cliché romantico. La fiducia si costruisce piano piano, nei gesti. Il worldbuilding del Polo si conferma eccezionale: un mondo basato sulle illusioni, dove la realtà è manipolata e la percezione controllata da chi detiene il potere. Tutto è instabile, ambiguo, e proprio per questo estremamente immersivo. Il mistero delle sparizioni accompagna la storia con una costruzione graduale, fatta di indizi e depistaggi, e crea un’atmosfera più cupa e più ricca di tensione rispetto al primo libro. Tematicamente è un romanzo molto denso: illusione e realtà, verità e manipolazione, identità, potere. Nulla è mai davvero come sembra. Lo stile di Dabos è visivo, evocativo, senza spiegoni: richiede attenzione, ma ripaga tantissimo. Il ritmo è inizialmente più lento e politico, per poi diventare più coinvolgente nella seconda parte. Un seguito che non solo regge il confronto con il primo volume, ma alza la posta sotto tutti i punti di vista.
Come si fa a paragonare questo libro al capolavoro di Pullman? Lento, ridondante, noioso dalla scrittura difficile e articolata. Avevo deciso di dare un'opportunità a questa saga, dopo la lettura del primo libro, e devo dire che questo forse è stato addirittura peggiore. Ci sono svariate pagine dove non succede nulla, se non le classiche illusioni dei miraggi ma che sono presenti anche nel primo capitolo. Forse l'unico personaggio degno di nota è Faruk, ma nonostante sia lo spirito guida dell'arca, ha un ruolo marginale, quasi etereo. I protagonisti invece sono piatti e scialbi, senza nessuna personalità. Ho sprecato il mio tempo con questa saga e non intendo continuare la lettura. Non consigliato, voto 1/5
Secondo capitolo della serie L’attraversaspecchi che non mi ha troppo convinto, però ne consiglio comunque la lettura.
Recensioni
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Dopo mesi di attesa è finalmente arrivato il secondo volume della saga francese de L’attraversaspecchi: Gli scomparsi di Chiardiluna. La tetralogia, ancora in corso di scrittura, ha affascinato i lettori di tutto il mondo per le ambientazioni fantastiche create dalla penna di Christelle Dabos che è riuscita a realizzare un fantasy young adult in grado di stregare anche gli adulti.
Il primo volume, Fidanzati dell’Inverno, aveva ricevuto il plauso della critica che lo aveva paragonato a grandi saghe del nostro tempo come Harry Potter, Twilight, Queste oscure materie e Hunger Games ma, se questo era solo il tomo preparatorio che allestiva lo scenario, è con il secondo romanzo che la storia entra nel vivo dell’azione.
Gli scomparsi di Chiardiluna inizia in medias res, proprio dove Fidanzati dell’Inverno si era interrotto.
Sbattuta dalle Decane nell’arca gelida del Polo per sposare l’intendente Thorn e trasmettergli i suoi poteri, Ofelia si sente sola, in un mondo che non le appartiene, pieno di illusioni che rendono la realtà indecifrabile, in cui dovrà imparare a discernere cosa è vero da cosa non lo è.
Mentre la ragazza cerca di ingraziarsi lo spirito di famiglia, Faruk, per ricevere protezione, a Chiardiluna si susseguono sparizioni misteriose che la coinvolgeranno in prima persona. Ben presto anche lei riceverà lettere minatorie che le intimeranno di non sposare Thorn. Ma chi può volerla morta? Chi è il Dio che disapprova l’unione con l’intendente? Tra avventure, peripezie e vecchi incontri, Ofelia sarà chiamata a dimostrare tutto il suo coraggio e si renderà conto che il suo posto non è più su Anima ma a Città del Cielo.
In un mondo in cui la preoccupazione principale è l’essere sull’apparire, Christelle Dabos ha magnificamente interpretato le emozioni dei ragazzi di questa generazione; i suoi protagonisti conquistano il cuore perché non stereotipati. La stessa Ofelia, la protagonista principale, è il ritratto della goffaggine: bassina, occhiali sul naso, raffreddore perenne, capelli cespugliosi e una sciarpa che la avvolge completamente. Proprio queste caratteristiche la avvicinano ai lettori che si immedesimano nella trasparenza del personaggio, la quale riesce a farsi amare per la sua semplicità in un mondo fatto di perfette illusioni.
Con una scrittura arricchita da tantissimi episodi, traspare da parte dell’autrice, il desiderio di accelerare la narrazione rispetto al precedente volume, cosa che, se da un lato rende difficile seguire tutti gli avvenimenti, dall’altro soddisfa la curiosità dei lettori che vogliono addentrarsi nel libro a tutto tondo.
Non resta quindi che immergerci nella realtà immaginata, che si vede nell’originale copertina disegnata da Laurent Gapaillard, e lasciarci rapire da questa storia.
Recensione di Martina Armone
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