IBS
Carrello Lista desideri Login Registrati Aiuto e FAQ Buoni regalo Spedizioni
Ricerca Ricerca avanzata 
Libri
Leggo
Reparti libri
Architettura e urbanistica
Arte e fotografia
Astrologia ed esoterismo
Biblioteconomia
Biografie
Casa, hobby e tempo libero
Cinema, tv e spettacolo
Classici greci e latini
Cucina, cibi e bevande
Diritto
Economia e management
Educazione e formazione
Enciclopedie e opere di consultazione
Fantascienza
Fantasy
Filosofia
Fumetti & graphic novels
Geografia, ecologia e ambiente
Gialli, horror, noir
Guide turistiche e viaggi
Informatica
Ingegneria e tecnologia
Letteratura: storia e critica
Libri per ragazzi
Linguistica, lingue straniere e dizionari
Medicina
Musica
Narrativa italiana
Narrativa straniera
Poesia e teatro
Psicologia
Religione e spiritualità
Salute, famiglia e benessere personale
Scienze
Società, politica e comunicazione
Sport
Storia e archeologia
Servizio novità IBS
Jenny
Se vuoi saperne di più sulle nuove pubblicazioni nelle seguenti aree, seleziona l'opzione che ti interessa.
Nuovi libri scritti da Losurdo Domenico
Nuovi titoli pubblicati da Bollati Boringhieri

Inserisci il tuo indirizzo e-mail

Newsletter
Vuoi conoscere le
nostre offerte? Iscriviti alle newsletter di IBS
Libri Books
Dischi MP3
DVD Blu ray
Games eBooks
Tutte
Informativa sulla privacy
Filosofia   Storia della filosofia occidentale 

Losurdo Domenico - La comunità, la morte, l'Occidente

La comunità, la morte, l'Occidente TitoloLa comunità, la morte, l'Occidente
AutoreLosurdo Domenico
Prezzo
Sconto 15%
€ 17,56
(Prezzo di copertina € 20,66 Risparmio € 3,10)
Prezzi in altre valute
Dati1991, 252-VIII p.
EditoreBollati Boringhieri  (collana Nuova cultura)

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

Aggiungi alla lista dei desideri 
nectarQuesto prodotto dà diritto a 18 punti Nectar.
Per saperne di più
Una recensione|Invia recensione|
Condividi  Email Facebook Twitter altri
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Civita, A., L'Indice 1992, n. 2

Victor Farias in "Heidegger e il nazismo", pubblicato a Parigi nel 1987 e tradotto in italiano da Bollati l'anno successivo, condusse contro Heidegger un violento attacco frontale documentando in modo incontrovertibile il suo coinvolgimento profondo e duraturo con il regime del Terzo Reich. Il libro di Farias accese un intensissimo dibattito nel quale i partigiani di Heidegger misero in campo essenzialmente due linee di difesa. La prima era centrata sull'affermazione che l'adesione al nazismo non intacca minimamente il contenuto teorico di altissimo valore della filosofia di Heidegger. I richiami apologetici al nazismo, per quanto moralmente sconcertanti, sono soltanto degli orpelli estrinseci rispetto al significato autentico della sua opera. La seconda linea di difesa, ben più debole alla luce dei fatti documentati, tende invece a circoscrivere il coinvolgimento con il nazismo al periodo del rettorato all'università di Friburgo, tra il '33 e il '34, sostenendo che in seguito Heidegger entrò in disaccordo con il regime e addirittura si adoperò per contenerne gli eccessi. Con "La comunità, la morte, l'Occidente", Domenico Losurdo propone un nuovo decisivo capitolo sulla questione Heidegger e il nazismo - una questione che non soltanto si presenta con immediate implicazioni ideologico-politiche, ma pone anche in campo domande di significato generale che vanno al di là del giudizio sulla persona e l'opera di Heidegger. Diciamo subito che Losurdo si schiera apertamente dalla parte dei nemici di Heidegger. Le tesi antiheideggeriane formulate da Farias, e non soltanto da lui, vengono in questo libro confermate e rafforzate. Il libro ha tuttavia una struttura e degli obiettivi diversi da quelli di Farias. Differente è anzitutto la strategia dell'attacco. Il suo non è un attacco frontale a testa bassa, ma un movimento più lento, una rete inesorabile che viene tessuta paragrafo dopo paragrafo, citazione dopo citazione. È una tela di ragno che parte da lontano, dai tempi della prima guerra mondiale, e si stringe intorno a un gruppo di posizioni teoriche e politiche che Losurdo raccoglie sotto l'espressione di "ideologia della guerra". Si tratta di posizioni strettamente collegate che maturano alla vigilia del primo conflitto mondiale e si sviluppano progressivamente e minacciosamente raggiungendo la tensione massima negli anni più tragici del secondo conflitto. Nella configurazione dell'ideologia della guerra rientra in primo luogo l'enfasi sulla 'Gemeinschaft', la comunità, che è da intendere come la comunità di un popolo radicato in una terra e che attraverso la terra e la storia si afferma come unità spirituale. Durante il primo conflitto mondiale sono veramente pochi gli intellettuali che si sottraggono al luogo comune di riconoscere nella Germania l'unica e autentica comunità spirituale, minacciata dalle società borghesi e affaristiche. Nel sacrificio fino alla morte del soldato al fronte si celebrano i valori della comunità e la guerra nel suo complesso viene esaltata e benedetta sotto lo stesso segno. Un altro tema fondamentale della 'Kriegsideologie' è la storicità. L'implicazione più importante, alla quale Losurdo attribuisce giustamente un peso decisivo, risiede nella contrapposizione tra storicità di un popolo e universalità della natura umana. Affermare la storicità significava negare che gli uomini fossero uguali e avessero uguali diritti. Per gli ideologi della guerra non esiste l'uomo in generale ma esistono uomini e popoli concreti e storicamente determinati. L'autoaffermazione del popolo tedesco, anche a costo di guerre e stermini, è metafisicamente ed eticamente legittimata dalla sua storia e dal suo destino di grandezza. Infine la critica della modernità: un tema che acquisterà un'importanza sempre maggiore e che, in particolare, caratterizzerà il pensiero di Heidegger sia durante il nazismo sia dopo. Nella modernità si condensano i valori negativi che più meritano odio e disprezzo: la sicurezza e la mollezza borghese, la mancanza di un destino, la banale quotidianità, lo sradicamento dalla terra, la massificazione il livellamento di ogni differenza, e in altri termini il liberalismo, la democrazia, il socialismo, il cristianesimo. Ecco per esempio come Heidegger in una lezione del secondo trimestre del 1940 caratterizza con un esempio eloquente la differenza tra la metafisica e la quotidianità: "Quando oggi, in occasione delle più audaci imprese soldatesche delle truppe aeree da sbarco, partecipa al volo anche un aereo che filma il lancio dei paracadutisti, ciò non ha nulla a che fare col 'sensazionale' o la 'curiosità'; il diffondere, dopo pochi giorni, la coscienza e la visione di questi procedimenti è esso stesso un elemento dell'attività complessiva e un fattore dell'armamento Tale 'reportage filmato' è un procedimento metafisico e non sottostà al giudizio proveniente dalle rappresentazioni quotidiane".
Questa citazione è sufficiente a farci capire in che modo dei temi di alta filosofia, come la comunità, la storicità dell'essere, la critica della modernità, potessero essere valorizzati nella direzione ben più terrena di una grossolana retorica della guerra e dell'odio razziale. Quei temi consentivano nello stesso tempo una raffinata sublimazione perfino delle parole d'ordine più bestiali della propaganda nazista. Losurdo documenta ampiamente per esempio come gli stilemi heideggeriani spesso entrassero direttamente nei discorsi dei portavoce ufficiali del regime. L'indagine, come si è detto, parte da lontano. Heidegger è il bersaglio principale, ma l'attacco prima di arrivare a lui coinvolge con spietata evidenza alcune delle personalità più elevate dell'intellettualità tedesca del tempo. Credo che non saranno pochi i lettori che vedranno crollare o almeno incrinarsi dei miti. L'ideologia della guerra appare in Germania radicata e ramificata in modo veramente impressionante. Si comincia con Max Weber che allo scoppio della prima guerra mondiale poteva rivolgere a un gruppo di militari in licenza frasi come queste: "Ognuno di voi sa per cosa muore, quando la sorte lo colpisce. Chi rimane sul campo di battaglia, è seme del futuro. La morte eroica per la libertà e l'onore del nostro popolo è l'impresa più alta, efficace per i figli e i figli dei figli". Dopo Weber è la volta di Thomas Mann, di Jaspers, di Husserl, che vengono inchiodati a una precisa responsabilità intellettuale e morale da citazioni inequivoche. Certo, spesso si tratta di scritti o discorsi occasionali, appartenenti a una retorica della guerra che è esistita sempre e dovunque, e tuttavia le loro parole non possono non pesare come macigni e sono difficili da dimenticare. Jaspers per esempio celebra il ''cameratismo che si crea in guerra e diventa incondizionata felicità"; Thomas Mann scrive che la guerra genera il "religioso innalzamento, l'approfondimento e la nobilitazione dell'anima e dello spirito"; Husserl teorizza a sua volta che oggi, nel 1917, "l'unilaterale modo naturalistico di pensare e sentire perde la sua forza", mentre "la situazione critica e la morte sono diventati gli educatori". In altri casi la requisitoria di Losurdo appare più forzata. Egli coinvolge anche Wittgenstein e Freud, ma la lettura delle citazioni e soprattutto del contesto mostra che non vi è qui nessuna traccia di un'apologia della guerra, ma vi è soltanto il riflesso drammatico della guerra in corso sui loro universi mentali. Nessuna forzatura invece per quanto riguarda Heidegger. Se Jaspers, Mann e Husserl in modi e in tempi diversi presero nettamente le distanze dall'ideologia della guerra e dal nazismo trionfante, passando al campo avverso, Heidegger - il più grande filosofo del nostro tempo, a detta di molti - rimase sempre fedele alle proprie idee. La fittissima rete di citazioni heideggeriane che Losurdo intesse con grande sapienza stilistica, non lascia adito a dubbi: Heidegger fu nazista fino in fondo, e se ebbe dei disaccordi con alcuni esponenti del regime, questi debbono essere letti come degli attacchi portati - paradossalmente, da destra: "Il filosofo tedesco - scrive Losurdo ribadendo una tesi già sostenuta da Farias - si attende dal nazismo una rigenerazione ben più radicale... e comincia ben presto a criticarlo, pur nell'ambito di un atteggiamento permanentemente realistico, per il fatto che il partito, il regime e i suoi ideologi, a cominciare da Rosenberg, non riescono a liberarsi neppure dai residui di 'liberalismo'". La tesi più impegnativa che emerge dal lavoro di Losurdo è che in Heidegger non è tracciabile una precisa linea di demarcazione tra ideologia e teoria. Si può ammettere un'eccedenza della teoria rispetto all'ideologia, ma resta il fatto che l'ideologia attraversa orizzontalmente tutta la sua opera, e non è delimitabile a periodi o a scritti determinati. Questa tesi appare ormai difficilmente sindacabile sul piano storiografico. Da un altro punto di vista, tuttavia, essa è resa più problematica e anche più interessante da un dato di fatto: è il tempo che ha provveduto a scindere ciò che in sé stesso era unito. Col passare degli anni, infatti, innumerevoli studiosi esistenzialisti, fenomenologi, marxisti, ermeneuti, puntando l'attenzione su aspetti sempre diversi dell'opera di Heidegger, l'hanno purificata dalla particolarità degli eventi e delle miserie della storia. Per costoro ciò che Losurdo qualifica come eccedenza, è la vera sostanza della filosofia di Heidegger. Ed è in nome di questa sostanza che essi difendono il filosofo a rischio di stravolgere i fatti storici. Ma a ben vedere l'Heidegger che essi difendono non è una persona storica ma un'entità ideale, l'entità che è nata, attraverso una trasfigurazione mitica, dalla straordinaria ricchezza della sua filosofia. Heidegger, occorre riconoscerlo, è entrato nell'Olimpo dei grandi filosofi, insieme a Platone, Aristotele e così via. È un semidio a cui il nazismo non si addice, o se si addice assume esso stesso un carattere divino che rende l'immagine del filosofo ancor più oscura e affascinante.

I vostri commenti
Alberto casadeialberto@libero.it (01-05-2005)
La recensione è ben fatta, soprattutto nella parte riguardante Heidegger, unico appunto che si può fare è: Jaspers, Husserl e T. Mann vengono accomunati in questa recensione, ma nel libro di Losurdo non avviene così. L'unica colpa di Husserl è stata quella di appoggiarlo nella carriera universitaria nel periodo prenazista. Nel pensiero di Husserl non si ravvisano i germi nazisti (vedi polemica antiuniversalistica, ideologia della guerra, ipostatizzazione della comunità). T. Mann viene inchiodato nel famoso e famigerato "considerazioni di un impolitico", niente di nuovo, come niente di nuovo è stato il cambiamento repentino di rotta dello stesso Mann ben prima dell'avvento di Hitler al potere. Nulla da aggiungere su Jaspers, Losurdo giustamente non concede niente agli ermeneuti dell'innocenza, alle piattaforme girevoli del pensiero debole.
Voto: 5 / 5

I più venduti di Losurdo Domenico
1.Stalin.Stalin.
(Saggi)
Carocci
€ 25,08
2.Controstoria del liberaliControstoria del liberalismo
(Biblioteca universale Laterza)
Laterza
€ 20,40
3.Nietzsche e la critica deNietzsche e la critica della modernità.
(Le orme)
Manifestolibri
€ 6,98
4.Nietzsche, il ribelle ariNietzsche, il ribelle aristocratico.
(Gli archi)
Bollati Boringhieri
€ 42,50
5.Il  linguaggio dell'ImperIl linguaggio dell'Impero.
(Sagittari Laterza)
Laterza
€ 17,00
 Tutti i libri di Losurdo Domenico
Chi sceglie questo libro legge anche
Burgio Alberto
Dell'Aquila Michele
Dussel Enrique
Fineschi Roberto
La Grassa Gianfranco
Oldrini Guido
Ottonello P. Paolo
Peirone Luigi
Prestipino Giuseppe
Preve Costanzo
Ricerca Ricerca avanzata
Vai a inizio pagina
Libri
Libri in italiano
Libri in inglese
Libri al 50%
Libri scolastici
eBooks
Film e video
DVD
Blu-ray
Musica
CD musicali
Vinile
MP3
DVD musicali
Blu ray musicali
Games
Personal computer
Nintendo Wii
PlayStation 3
PlayStation 2
Xbox 360
Sony PSP
PS Vita
Nintendo DS
Nintendo 3DS
Download
eBooks
MP3
Il mio IBS
I miei dati
I miei ordini
Le mie preferenze
IBS Premium
Lista dei desideri
IBS consiglia

 

Informazioni utili:
Spese e tempi di spedizione
Invio regali
Buoni acquisto (Happy Card)
FAQ
Condizioni generali di vendita
Informativa sulla privacy
PuntiNectar

Pagamenti:
Carte di credito
Carta di credito accettate
PayPal
Paypal
Contrassegno

Come contattarci:
Invio messaggi al servizio di Assistenza Clienti
Tutti i contatti
Lavora con noi

• Seguici su  Facebook Twitter

Servizi per i clienti:
Password dimenticata
Controllo e modifica dei propri dati
Verifica degli ordini effettuati

Opportunità per aziende e enti:
Servizi per le biblioteche
Programma di affiliazione (Informazioni generali)
Accesso alla sezione riservata Partnership Programme IBS
Accesso alla sezione riservata TradeDoubler

Concessionaria di pubblicità:


Con la collaborazione di Argento vivo per il settore editoria libraria

Dati audience certificati Audiweb

Ufficio stampa: Daniela Ravanetti


Altri siti del network IBS:
Libraccio.it
MYmovies.it
Wuz.it
Librerie Giunti al Punto
Mel Bookstore
Librerie Ubik


Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.



Copyright © 1998-2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati

Licenza SIAE n. 229/I/05-359.

Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie

 



Funzione di ricerca basata su FACT®Finder di OMIKRON