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Bottiroli Giovanni - Retorica. L'intelligenza figurale nell'arte e nella filosofia | La nostra è un'epoca a retoricità diffusa. Il libro muove da questa situazione, ma la oltrepassa radicalmente. In un confronto con i maestri della linguistica e della semiotica, da Jakobson a Greimas e con le correnti di pensiero che oggi riflettono sul linguaggio, rimette in questione la natura della retorica. Avviene un rovesciamento di prospettiva: da arte della persuasione la retorica diventa principio della conoscenza, razionalità flessibile e inventiva.L'indagine sul senso distingue Bottiroli da certa neoretorica e dalle derive dei decostruzionisti.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Rigotti, F., L'Indice 1993, n. 8
Questo studio di Bottiroli non è solo un libro elegante, è anche un libro notevole, che contiene una tesi importante: che la retorica, da arte della persuasione o tecnica ornamentale (le sue due manifestazioni principali, legate l'una al pensiero antico greco-romano, l'altra al pensiero classico rinascimentale), vada aiutata a ridefinirsi come principio di conoscenza, come "razionalità flessibile e inventiva che opera nei testi letterari e filosofico-scientifici". Se la riabilitazione della retorica da parte della 'nouvelle rhétorique' era riabilitazione della persuasione, è su una ridefinizione dell'idea della conoscenza retorica che qui, come recentemente da altre parti, si insiste, alla ricerca di un nuovo modello di indagine del linguaggio che nasce da un'intersezione che coinvolge la razionalità strategica e l'intelligenza figurale. Degna di lode è poi la nozione di verità che Bottiroli definisce per via negativa partendo dalla critica ad altre nozioni: contro il riduzionismo della verità a 'adaequatio' formulata dalla ragione logocentrica e metafisica ormai in discredito; ma anche oltre il riduzionismo della verità a consenso, proprio del discorso etico di Habermas e della conversazione di Rorty; oltre ancora la verità-volontà del privilegio del desiderio nietzscheano. Si propone qui una definizione strategica di verità, una verità flessibile che permetterebbe anche, grazie alla confutazione lunga, di accertare le verità persino in campo artistico o politico, confutando i miopi entusiastici consensi dei contemporanei. Ma non ritorna qui, con forza anche se non dichiaratamente, l'idea democritea di una verità figlia del tempo, dal tempo svelata ed estratta dagli abissi ove è rinchiusa, in una versione rimodernata che fa rientrare nella temporalità di ogni umano anche la logica e le sue verità eterne?
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