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Questo romanzo racconta di tre amici, due ragazze e un ragazzo (l'io narrante), di un loro viaggio a Parigi, un viaggio per scoprire se stessi, o meglio, per liberarsi dei tanti pesi inutili che gravano sulla loro vita quotidiana di ventenni: genitori sordi, università noiosa, guai familiari, rapporti falsi e ripetitivi con altri ragazzi e ragazze. Una storia insolita, una sorta di Jules e Jim alla rovescia.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Marconi, S., L'Indice 1996, n. 8
Un romanzo breve, cronaca dettagliata di un viaggio (cosa e dove si mangia, colazione pranzo e cena). Due donne e un uomo, giovani e con tutti i problemi che si suppone che i giovani abbiano, scappano a Parigi, per provare a vivere per qualche giorno in un modo diverso. Capitano in effetti in un mondo meraviglioso, in un albergo in cui sono tutti amici, in feste in cui sono continuamente e piacevolmente desiderati, in caffè in cui tutti hanno teorie sulla realtà ma ne parlano sempre come se non ne avessero, in giardini in cui semplicemente si può stare seduti zitti, a vedere chi passa. E in questo mondo nuovo nasce un amore nuovo tra il narratore e le due donne (naturalmente complementari tra loro, una "bionda, morbida", l'altra "asciutta, tesa"). Andrea Cotti, venticinquenne poeta della provincia bolognese, controlla bene la sua lingua piena di participi, sinestesie e parole che ritornano, non è mai pesante, mai troppo giovanile. Tutto funziona, nel suo mondo, tutto si tiene, scandito com'è da tempi e luoghi sempre uguali a cui ritornare (i pasti, il ristorante abituale, l'albergo, un decina di persone che si rincontrano continuamente): è solo dopo, a libro chiuso, che ci si accorge che no, non è possibile, sarebbe troppo bello. E che tutti, inspiegabilmente, parlano la stessa lingua e sono quasi sempre d'accordo.
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