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Rossi Ernesto - Una spia del regime. Carlo Del Re e la provocazione contro Giustizia... | Questa nuova edizione del volume, corredata da un saggio sulle complesse vicende legate alla caduta di G. L. e alla carriera avventurosa del delatore, lumeggia i meccanismi della polizia politica fascista e della continuità dello Stato. I documenti d'epoca fascista, notevolmente accresciuti di numero, sono arricchiti dall'appendice sugli anni 1948-60 con scritti di Alberto Moravia, Augusto Monti, Domenico Rea, Carlo Del Re e Ernesto Rossi.
| La recensione de L'Indice |

recensioni di Casalino, L. L'Indice del 2000, n. 12
Carlo Del Re fu la spia fascista che nell'autunno 1930 determinò l'arresto dei componenti il Centro interno milanese e la caduta dell'intera rete clandestina di Giustizia e libertà nell'Italia settentrionale. L'operazione segnò l'esordio dell'Ovra e assestò un colpo durissimo all'attività del movimento antifascista. Del Re aveva prelevato, per coprire dei propri debiti, cospicue somme dai fondi assegnatili in custodia in qualità di perito del Tribunale di Milano, e si era salvato dalla bancarotta con il tradimento. Nella rete della polizia fascista caddero, tra gli altri, Vincenzo Calace, Umberto Ceva, Francesco Fancello, Ferruccio Parri, Ernesto Rossi, Nello Traquandi. Subito dopo Del Re era stato inviato all'estero per verificare la reazione agli arresti tra i circoli antifascisti di Lugano e Parigi, e proprio nella capitale francese la sua trama si era spezzata. Smascheratolo, Rosselli e i suoi compagni avevano diffuso la notizia del tradimento additandolo al disprezzo degli antifascisti e costringendo il regime a trasferirlo in Argentina in attesa del processo contro gli esponenti di Giustizia e libertà.
Nel frattempo si cercò di far cadere Umberto Ceva in un tranello, facendogli confermare durante i suoi interrogatori una serie di circostanze ben conosciute in quanto trasmesse con ampio anticipo da Del Re e contrabbandando questi particolari come sue confessioni. A Ceva fu inoltre suggerita una linea processuale di accusa verso chi lo aveva in mala fede coinvolto in trame terroristiche tese a provocare vittime innocenti. Ceva intuì il senso dell'operazione e scelse di togliersi la vita per bloccarla. Il suo suicidio, in effetti, fece fallire il progetto del regime, e Del Re non poté più recitare la parte dell'antifascista tradito. Assolto "per insufficienza di prove" dal Tribunale Speciale continuò, con alterne fortune, per tutti gli anni trenta, a reclamare soldi e favori dalla gerarchia fascista e dalla polizia in cambio del suo tradimento. Subito dopo la Liberazione Ernesto Rossi e la professoressa Bianca Ceva, sorella di Umberto, si procurarono copia di molti documenti sul suo tradimento e nel 1955 pubblicarono in contemporanea due volumi: Una spia del regime (Feltrinelli) e Retroscena di un dramma (Ceschina), che catapultarono sulle prime pagine dei giornali Del Re quale emblema di ciò che di più sporco il regime mussoliniano aveva prodotto. Del Re reagì promuovendo una lunga e penosa trafila giudiziaria grazie al sostegno di alcuni ex gerarchi e di qualche autorevole prelato desideroso di procurare grattacapi a chi, come Rossi, incalzava la Chiesa sul terreno delle corresponsabilità col defunto regime. Mimmo Franzinelli - che ha ottimamente curato questa nuova edizione aggiungendo un'appendice di documenti proprio sugli anni 1948-66 - nel suo documentatissimo saggio introduttivo ha giustamente osservato come il nome di Del Re sia diventato sinonimo di "tradimento".
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