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Mignemi Adolfo - Lo sguardo e l'immagine |
L'immagine fotografica è, tra i documenti, il più ingannevole per quel carattere di verosimiglianza che essa mantiene in ogni sua parte e per la capacità di narrare comunque, cosa che non accade con nessun altro tipo di documento tradizionale. La fotografia, cioè, può essere ritagliata ma rimarrà in essa la parvenza di una realtà. Si potrà addirittura sostituire la documentazione di un evento con la sua ricostruzione, o viceversa, senza che ciò sia facilmente intelleggibile, anzi creando grossi problemi di lettura critica dei materiali. Queste specificità sono l'oggetto della riflessione di Mignemi che individua la difficoltà ai fini dell'uso storiografico delle fonti fotografiche nella mancanza di un approccio propriamente culturale.
| La recensione de L'Indice |

In un saggio teso a definire e rivendicare per la fotografia un proprio autonomo statuto di fonte per il lavoro storiografico, Mignemi individua la maggiore difficoltà nella mancanza di un approccio "culturale" alla fonte fotografica. Secondo l'autore, è infatti soprattutto dall'assunzione delle forme e delle specificità, nonché dei limiti e delle possibilità, del linguaggio fotografico, che dipende l'effettivo ingresso della fotografia nella "cassetta degli strumenti" dello storico dell'età contemporanea. Riconoscere la fotografia come fonte vuol dire, innanzitutto, affrontare il problema dell'uso della documentazione visiva, rispettando i suoi caratteri specifici (tecnici, culturali e documentali) e tenendo conto dei processi di produzione e di fruizione dell'immagine. In secondo luogo, un corretto rapporto dello storico con la fonte si deve esplicare, secondo Mignemi, nel miglioramento degli archivi visivi, nella salvaguardia dei beni documentali individuati, nel rifiuto di patteggiare l'uso scientifico delle immagini con le esigenze decorative dell'edizione. Perché non capiti più che un libro su Auschwitz sia illustrato con immagini scattate in un altro campo di concentramento: un esempio fra i molti elencati in questo saggio, a evidenziare l'estrema disinvoltura con cui il mondo editoriale e storiografico considera ancor oggi la fotografia. Francesco Cassata |
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