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Caillois Roger - La comunione dei forti | Uscita a Città del Messico nel 1943, in tempi di guerra che per Caillois coincisero con l'esilio in Argentina, questa raccolta di saggi ebbe l'anno successivo una ristampa marsigliese amputata di circa due terzi, e da allora circolò mutila. A distanza di oltre sessant'anni viene riproposta in edizione integrale e il pensiero che vi si esprime è ancora sonante. Oltranza, paradosso ed enigmaticità non nascono solo dagli incroci disciplinari, allora inusitati, tra sociologia, antropologia, filosofia e teoria politica, ma sono la cifra stessa di una riflessione inclassificabile che ci interpella con immutata radicalità. Nel momento della mattanza, dell'antagonismo frontale e mortale tra democrazia e nazifascismo, Caillois non distoglie lo sguardo dalle debolezze e dai luoghi comuni della democrazia, e ne sottopone i princìpi a critica radente. Ai suoi occhi fascismo nazionalistico e democrazia universalistica sono in un certo senso accomunabili, al punto che uno si riduce a una "variante patologica" dell'altra. Il vero scarto da entrambi, dai loro difetti e dalla loro distruttività, sarebbe costituito da un regime di "gerarchia degli esseri" fondato sull'eccellenza spirituale e le virtù individuali. È l'ideale "aristocratico" di una comunità di eletti in grado di instaurare un ordine insieme più universale della democrazia e più antiugualitario dei fascismi, e capace di un'ultima, spiazzante mossa utopica: l'identificazione possibile con il comunismo.
| La recensione de L'Indice |
 "La bella Victoria Ocampo ha rapito Roger Caillois scrive Sartre a Simone de Beauvoir nel febbraio 1939 voilà, partiti tutti e due per l'Argentina". Invitata da Paulhan ad ascoltare Caillois sulla théorie de la fête, la quarantanovenne direttrice di "Sur" lo ha trascinato in Sud America per un ciclo di "Debates sobre temas sociológicos". Caillois conta di rientrare in Europa alla fine dell'estate. Il soggiorno in Argentina durerà cinque anni. Nel frattempo è scattata la mobilitasion (anche se Caillois è stato riformato nel '37), ma soprattutto al giovane intellettuale non appaiono componibili i dissensi con Bataille. Lo testimonia La Communion des forts. Études de sociologie contemporaine, congedo dal Collège de Sociologie, che il pubblico italiano legge ora nella prima traduzione integrale, curata da Brunazzi, autore della postfazione, I nuovi ateniesi, indispensabile per comprendere, all'interno del materiale eterogeneo (antropologico, politico, sociale), il senso unitario di questi saggi. La communion des forts esce a Città del Messico nel 1943 nella collana di propaganda di France Libre. Raggruppa nelle tre sezioni La matière sociale, Dures vertues, Attente de l'élite "saggi pubblicati in tempi diversi". Viene ripubblicato nel 1944 a Marsiglia per le Éditions du Sagittaire, amputato "par crainte de la censure" dei testi più divaricati: Le vent d'hiver (manifesto del Collège, ne aveva condizionato la fortuna: Benjamin aveva parlato di surfascisme, Mauss di hitlerisme); la discussione sul marxismo presente nel saggio Destin du matérialisme historique e la terza parte, Défense de la Republique, Hiérarchie des êtres e Athènes devant Philippe. In realtà proprio questi ultimi saggi argentini sono le "trasparenti metafore" dell'atteggiamento di Caillois nei confronti del manifestarsi storico della sacrée gauche totalitaria. Le vent d'hiver (apparso nel dossier che nel '39 la "Nrf" dedica al Collége) preconizza l'avvento di un'era glaciale e il passaggio all'azione politica settaria (l'esprit luciférien), che Caillois chiama "teurgica". Nei saggi di Attente de l'élite si registra la conversione verso lo "spirito attico" (soprattutto in Athènes devant Philippe, allusione all'appeasement di Monaco). Caillois abbandona l'attivismo del periodo del Collège, lo trasforma in uno strumento di resistenza stoica alle forze della "vertigine", sostituendo all'idea della "comunità d'azione", teorizzata negli anni trenta, la ricerca di un "chiericato, di un ordine disciplinato dalla ragione e dalla civiltà". La postfazione di Brunazzi indica, in un percorso che appare "tortuoso e umbratile, talvolta persino criptico", l'importanza del tema politico della Communion des forts. Parola chiave (con "ordine" e "segreto") è proprio "vertigine". Una vertigine che nei saggi della terza sezione "opera all'inverso": "Non ghermisce soltanto nell'abisso della perdita di sé", ma "solleva in un turbine ascensionale simmetrico a quello che inghiotte. Coloro che ne sopravvivono sono i forti. La loro consapevolezza condivisa realizza allora quel che sembrava irrealizzabile: la comunità dei forti. Utopica terza via tra democrazia e fascismo, ma anche perché no? tra democrazia e comunismo". Valentino Cecchetti |
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