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D'Orsi Angelo - I chierici alla guerra. La seduzione bellica sugli intellettuali... |
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Titolo | I chierici alla guerra. La seduzione bellica sugli intellettuali da Adua a Baghdad |
| Autore | D'Orsi Angelo | Prezzo Sconto 15%
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€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2005, 331 p., brossura |
| Editore | Bollati Boringhieri
(collana Temi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Angelo D'Orsi, docente di Storia delle dottrine politiche, indaga e racconta la seduzione esercitata dalla guerra sugli intellettuali italiani con ricchezza di esempi e amara indignazione. La storia di questa fascinazione passa per Adua (1896), la campagna di Libia (1911-1912), dalla battaglia per l'intervento nella Grande guerra alle esaltazioni per l'Etiopia e la "conquista dell'Impero", per giungere, attraverso la Seconda Guerra Mondiale, fino alla guerra infinita post-1989. Davanti a ciascuno di questi conflitti, il libro ripercorre le posizioni espresse da letterati, giornalisti, docenti universitari e si interroga sul ruolo degli intellettuali, sempre meno coscienza critica dei potenti.
| La recensione de L'Indice |
 La presente raccolta di saggi è un tentativo assai interessante di ricostruire la storia del complesso e tormentato rapporto che gli "intellettuali" italiani (ma non solo italiani) hanno intrattenuto con il fenomeno della guerra tra la fine del XIX secolo e il presente. La tesi più generale del libro, documentata attraverso un ampio ricorso a fonti note e meno note, è che la guerra, tolte alcune importanti ma isolate eccezioni, ha esercitato una costante, sistematica e pericolosa "seduzione" sul ceto degli "intellettuali", spingendo, di volta in volta, un gran numero di storici, filosofi, politologi, letterati, artisti, scienziati, giornalisti gli "intellettuali", per l'appunto ad accettare, giustificare, legittimare, propagandare, invocare, e addirittura esaltare, con i più svariati argomenti e dai più diversi punti di vista, tutte le guerre grandi e piccole degli ultimi cento anni: da Adua alla Libia, dal primo al secondo conflitto mondiale, dalle guerre calde degli anni della guerra fredda sino al ciclo tumultuoso delle "nuove guerre" post-bipolari, dal Golfo ai Balcani, dall'Afghanistan all'Iraq. Secondo l'autore, questa febbre bellicista, che ha storicamente raggiunto le sue forme più deliranti nella stagione degli "esteti armati" (da Marinetti a d'Annunzio), non ha contagiato soltanto gli intellettuali di "destra", di regola maggiormente e più naturalmente inclini al richiamo del nazionalismo, dello sciovinismo, del militarismo e, dunque, della guerra. Essa ha travolto anche e soprattutto un ampio numero di intellettuali democratici e progressisti (da Salvemini e Bissolati fino a Bobbio e Michael Walzer), i quali, attraverso le ambigue nozioni di "guerra giusta", "guerra democratica", "guerra umanitaria" e persino di "guerra etica", hanno dato il proprio pur problematico contributo agli orrori bellici del XX e del XXI secolo, diventando per molti aspetti "i più pericolosi ideologi della guerra" dell'età contemporanea. Il cedimento sistematico degli intellettuali sacerdoti della verità alla logica barbarica, antiquata e insensata della guerra, e alle sue volgari ma necessarie menzogne, costituisce, a giudizio di d'Orsi, una forma clamorosa e inaccettabile di "tradimento dei chierici", che si consuma quasi sempre attraverso un uso disinvolto e interessato del passato, in quegli enormi "supermercati della storia", dove, "a poco prezzo, con numerose offerte speciali, supersconti e ricchi premi" i chierici di guerra, vale a dire i "non-chierici", i manipolatori della verità, possono "acquistare di tutto, senza controlli, senza limiti, senza remore". Il prezzo di questo tradimento è stato altissimo nel passato. Ma rischia di essere ancora più drammatico, secondo l'autore, nell'"era della guerra globale, infinita, perenne" che ha preso avvio dopo il 1989. Anche in quest'era, infatti, come viene argomentato nell'ultimo capitolo del libro, rimane drammaticamente aperta, seppure in termini almeno in parte diversi, la spaventosa alternativa tra "pace" e "catastrofe" che Günther Anders aveva riferito all'epoca atomica. E proprio per questo, dunque, è ancora una volta necessario richiamare i "chierici" al proprio dovere di verità, vale a dire per d'Orsi al ripudio assoluto e incondizionato della guerra. Francesco Tuccari |
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