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Arnim Elizabeth von - Vera | La ventiduenne Lucy Entwhistle, viso e corpo da bambina, è rimasta sola al mondo dopo che l'adorato padre se n'è andato per sempre. Confusa e infelice, mentre affranta si stringe al cancello di casa viene turbata dalla comparsa di Everard Wemyss, un bell'uomo maturo anch'egli vestito a lutto. Sua moglie Vera è morta da poco, in circostanze misteriose. Prima che Lucy possa rendersene conto, Wemyss entra nella sua vita facendosi carico di ogni incombenza, dall'organizzazione del funerale del padre alle cure della dolce zia Dot, e ben presto di Lucy stessa, del suo corpo e della sua anima. Lei lo ripaga di un amore devoto, grata della sua protezione e del suo senso dell'umorismo. Ma nella casa intrisa di rituali in cui lui la porta a vivere, sì addensa il mistero della morte di Vera... Undicesimo libro della von Arnim, Vera è un'indagine nei labirinti dell'amore, della violenza e della morte, a partire dal potere degli uomini nel matrimonio e dalla debolezza delle donne innamorate.
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.16 / 5Lucia (06-12-2010) E' un romanzo psicologico ed introspettivo la cui forte ed estremamente netta caratterizzazione dei personaggi, li rende forse un po' esagerati nelle loro peculiarità, tanto da ritornarli al lettore quasi privi di sfumature.
A me comunque ha messo una notevole dose di angoscia addosso e "la fine senza finale" non aiuta... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Roberta (29-08-2008) Leggendo questo racconto mi e' subito venuto in mente "Rebecca la prima moglie", lo ricorda vagamente e dalle prime pagine ho provato antipatia per Everard Weymss un'uomo egoista e superbo per cui la povera Lucy provera' un'attrazione fatale.Una storia che entra nella psicologia del mondo femminile spesso debole di fronte alla prepotenza degli uomini.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Maunakea (15-07-2008) Vera è stato scritto nel 1921 - davvero soprprendente ed ironico, si legge rapidamente venendo immersi nelle atmosfere dell'epoca, di rado le immagini di un libro mi appaiono così "filmiche" come quelle dei libri della Arnim. Davvero questa dark comedy risulterebbe splendida riportata sullo schermo. Parrebbe comunque un romanzo in parte autobiografico che prende spunto dal disastroso matrimonio dell'autrice con Frank Russell, fratello del più famoso Bertrand, che sposò ad un anno dalla morte del primo marito il conte von Arnim.
Non riesco però pienamente ad apprezzarne il finale aperto, sì certo, spesso è una mossa saggia lasciare al lettore l'immaginazione della fine di una storia, ma quando questa è davvero la degna fine di una storia e quando invece un finale mozzato perchè non si sa come concluderlo ?
Al più preso voglio rileggere e ruperare quelli che mi mancano dei libri dell'autrice. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
laura (19-01-2008) "Vera"è un lucidissimo,sensibile e spietato trattato di psicologia.Un libro che consiglio a tutte le donne, e sono parecchie, che per un'antica mancanza d'accudimento mendicano anche una briciola d'amore da uomini che rispecchiano fedelmente il protagonista maschile del romanzo.Per le donne che, come diceva Simone de Bouvoire, hanno saputo riscattarsi dalla sofferenza, ma anche, e con ancor più comprensione e tenerezza, per tutte quelle che hanno fallito e che devono ad ogni modo "sopravvivere" a ...Vera. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo (17-11-2007) Un concentrato di ironia, intelligenza e sapienza di stile (anche se la traduzione non mi è parsa entusiasmante), nella Londra degli anni ‘20. Una storia scritta con una particolare cura dei dettagli e con quella straordinaria sensibilità che solo le donne posseggono. Una storia che ti prende piano piano e, dietro l’apparente leziosità dei personaggi e delle situazioni, fornisce spunti di riflessione sull’amore, sul matrimonio, sulle convenzioni, sulla rigidità, sull’egoismo maschile…. Atmosfere alla Hitchcock, con quelle tensioni subliminali che avvolgono ed intrigano il lettore fino alla fine (e anche oltre). Da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
XENIA (20-07-2006) Delizioso, come sempre i romanzi della Von Armin. Anche se i due protagonisti sono dipinti a tinte un po' troppo nette. Lucy, ingenua e arrendevole in modo incredibile, è il prototipo della povera illusa, che fa di tutto per convincersi di aver sposato un tesoro, quando ormai è chiaro che non è così. Il "tesoro" d'altro canto sembra finto nel suo egoismo assoluto, nei suoi rituali intoccabili, nella sua prepotenza senza spiragli. Divertente, se non fosse un tantino amaro. Che fine farà la povera Lucy? Speriamo non la fine di Vera, la prima moglie. Il finale non lo dice, e lascia al lettore il compito di fare solo delle ipotesi. A me piace pensare che Lucy prima o poi deciderà di ribellarsi, di lasciare il tronfio marito incapace di amare chichessia, e farà ritorno dalla dolce zia Dot, l'unico personaggio del libro che dimostra di avere un po' di sale in zucca. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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