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Berger John - Lillà e Bandiera | Lillą e Bandiera, protagonisti di una tenera e ardente storia d'amore, vivono a Troia, cittą mitica e immaginaria, sintesi di tutte le metropoli moderne. Luogo di illusioni e promesse - successo, guadagni, progresso, libertą, emancipazione dal lavoro della terra e dall'incubo della fame - Troia appartiene al sud e al nord del mondo, al suo ovest e al suo est: ricca per i ricchi e i potenti, povera e inospitale per i poveri e i ridondanti, segmentata, labirintica, feroce. Discendenti dei contadini e dei montanari che a metą del secolo scorso hanno lasciato il loro luogo d'origine in cerca di lavoro, Lillą e Bandiera sono nostri contemporanei, ma la cittą-sirena non li prevede e non offre loro sopravvivenza. Lievi come farfalle, abitano per un istante il tempo della Storia e svaniscono trattati come scarti dal sistema, consolati dal loro amore.
| La recensione de L'Indice |
 Ultimo della trilogia Into Their Labours, i cui due precedenti volumi sono Le tre vite di Lucie (Gelka, 1992) e Una volta in Europa (Bollati Boringhieri, 2003), Lillà e Bandiera è una parabola allegorica sull'emigrazione, lo sradicamento e lo spasmodico desiderio di ritornare alle origini. Ambientato in una Troia circonfusa dall'alone del mito e, al contempo, sfigurata dagli obbrobri urbanistici dell'era della globalizzazione, il romanzo si svolge su un piano di assoluta sospensione temporale, travalicando i confini geografici e assumendo un carattere universale. A dispetto del titolo, la storia non coinvolge soltanto i due protagonisti, due emarginati senza tetto né legge che trovano conforto nella loro travagliata storia d'amore, ma è un mosaico di tante piccole storie messe insieme dalla memoria di una vecchia che alterna spezzoni del racconto a riflessioni sulla sua vita. Oltre a essere onnisciente, la donna sembra possedere il dono dell'ubiquità. Parla infatti come se fosse stata testimone oculare degli avvenimenti più disparati: dal primo incontro d'amore tra Sucus e Zsuzsa, alias Lillà e Bandiera, all'interrogatorio subito a porte chiuse da Sucus. Spesso interpella direttamente il lettore: "Se vi state chiedendo come faccia, una vecchia come me, a sapere che cosa Sucus stesse sognando, ricordatevi che i sogni sono tra le cose più vecchie del mondo". La scrittura di Berger è potente, essenziale e incisiva. A tratti surreale a tratti iperrealistico, il racconto si lancia spesso in immagini ardite capaci di suggerire intense visioni oniriche. Sia i paesaggi rurali dei villaggi dell'entroterra sia gli ambienti degradati della città rimangono impressi nella memoria per la loro prepotenza visiva. Non sorprende, visto che Berger è anche un grande studioso d'arte. Susanna Battisti |
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