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Eulero - Lettere a una principessa tedesca | Le "Lettere a una principessa tedesca" su diversi argomenti di fisica e di filosofia (1775) costituiscono una delle più singolari testimonianze che del proprio pensiero abbia mai lasciato un grande scienziato. Nate occasionalmente dalle lezioni impartite per corrispondenza a una delle più nobili dame della corte di Federico Il di Prussia, le "Lettere" mantengono intatta l'immediatezza e la spontaneità con cui furono concepite dal loro autore. Gli argomenti trattati abbracciano i più disparati campi della fisica: dalla meccanica all'elettricità e al magnetismo, dall'astronomia alla geografia fisica e all'ottica. Rivolte a un pubblico vasto, non specializzato, ma colto, le "Lettere a una principessa tedesca" costituiscono ancora oggi una delle più interessanti introduzioni alla fisica del XVIII secolo.
| La recensione de L'Indice |
 Le Lettere a una principessa tedesca di Leonhard Euler (1707-83; edite la prima volta in Italia nella collana "Classici della scienza", Boringhieri, 1958) sono la testimonianza più convincente che le grandi opere di divulgazione, quelle che resistono negli anni, non sono esposizioni diluite di risultati, ma vere e proprie opere filosofiche. Lo sono in due sensi: da una parte contengono una riflessione, anche con arricchimenti originali, sui risultati scientifici e dall'altra affrontano esplicitamente tematiche filosofiche coinvolte nei risultati, per la discussione delle quali non c'è spazio nella comunicazione scientifica. Un altro esempio, nel ventesimo secolo, è l'Introduzione alla filosofia della matematica di Bertrand Russell (1872-1970), che dal 1919 continua a essere venduta e letta. Quest'anno ricorre il trecentesimo anniversario della nascita di Eulero, che è stato celebrato anche dall'Accademia delle scienze di Torino con una giornata di studi. Eulero è uno dei più grandi matematici di tutti i tempi, fuori classifica (con Archimede e Gauss). Le Lettere contengono l'istruzione che Eulero ha impartito alla principessa di Anhalt-Dessau, nipote di Federico il Grande, nel periodo della sua permanenza a Berlino (1741-66) su incarico del granduca. Gli argomenti coprono l'intera filosofia naturale, o fisica, nota in quel periodo, che è quello immediatamente successivo all'opera di Newton. Una volta i matematici non erano soltanto matematici, ma anche fisici, astronomi, filosofi della natura. I temi spaziano dalla meccanica al calore all'ottica alla geografia terrestre e celeste alle maree e all'ancora iniziale teoria dell'elettricità e del magnetismo. Ma Eulero ha molti trucchi da insegnare ai nostri divulgatori, per catturare l'attenzione dei lettori che potrebbero non essere eccitati dai principi di funzionamento del barometro o del cannocchiale (ci sono anche questi comunque; per ogni teoria c'è qualche strumento o macchina oggi a noi familiare, che incorporano e illustrano i principi di base della teoria). Sa inserire al punto giusto argomenti che interesseranno perfino una principessa, come la discussione del colore del cielo oppure, dopo alcune lettere impegnative dedicate alla spiegazione del suono e al legame tra musica e numeri, una discussione del perché ci piace ascoltare la musica. Ricorre spesso alla visualizzazione, anche dove non ce lo si aspetta, e dove deve inventare una soluzione grafica adeguata: è in queste lettere che nell'esposizione della logica dei sillogismi Eulero introduce (forse perfezionando un'anticipazione di Christian Weise) la rappresentazione dei predicati mediante cerchi, o spazi come li chiama, oggi noti come diagrammi di Eulero-Venn. Nella filosofia naturale è inclusa infatti anche la logica, ma di più, ampio spazio è dedicato alla teoria della conoscenza e alla discussione del cosiddetto "sistema del mondo". Il De Mundi Systemata liber è un'opera postuma di Newton (1731 in latino, 1728 in inglese; Boringhieri, 1959) nella quale era presentata una visione unitaria dell'universo, dalle maree alle comete. Ma il newtonianesimo che si diffondeva in Europa predicava l'esistenza di una forza insita nei corpi, per spiegarne la reciproca attrazione, e a Eulero questa forza ricordava le proprietà occulte, e la riteneva inaccettabile nella scienza. Egli propendeva per una versione rivista dell'etere cartesiano e dà qui in tali termini una spiegazione dell'attrazione newtoniana. Eulero non è molto noto al pubblico, il quale ritiene che gli scienziati siano persone poco interessanti: forse psicologicamente interessanti, ma non dal punto di vista culturale. Sarà una sorpresa scoprire che Eulero aveva come interlocutori all'Accademia di Berlino personaggi come Voltaire, Condorcet, d'Alembert, Maupertuis, Wolff, che tra simpatie e antipatie dovevano fare i conti con il suo pensiero e la sua azione. L'opposizione di una personalità come Eulero al newtonianesimo trionfante disturbava. Il modo più sbrigativo di sbarazzarsi di un interlocutore scomodo è quello di denigrarlo, e ironia e irrisione avvolgono l'uscita di quest'opera "filosofica" di Eulero da parte di Voltaire, d'Alembert e i filosofi wolffiani: si tacuisses philosophus mansisses, pessimo filosofo quanto grande matematico, e così via. Per Voltaire, Eulero doveva la sua fama all'essere il matematico che ha riempito di calcoli più fogli di qualunque altro (in un certo senso vero, dopo quaranta anni dalla sua morte l'Accademia di San Pietroburgo continuava a pubblicare suoi manoscritti). L'attacco di Eulero al newtonianesimo si accompagna alla critica della metafisica leibniziana delle monadi e alla guerra mossa ai seguaci di Wolff nell'Accademia. Eulero era orientato a una forma di empirismo, si rifaceva a Locke e Hume per la teoria della conoscenza, come si vede nel volume dalle interessanti lettere dedicate al linguaggio. La sua azione nell'Accademia di Berlino ebbe l'effetto di aprirla a nuovi influssi; Kant trasse utili insegnamenti riconosciuti dalla sua analisi dello spazio. L'accoglienza, o meglio la repulsione di Eulero da parte dei filosofi ricorda un episodio nostro contemporaneo relativo a Kurt Gödel (1906-78). Anche a Gödel è stato rimproverato dai filosofi professionali di aver invaso un campo non suo, a proposito della fenomenologia o della filosofia del tempo; anche lui è stato tacciato di dilettantismo. L'analogia va oltre. Entrambi, Eulero e Gödel, avevano preferenze filosofiche fuori moda, entrambi si sono cimentati in una dimostrazione dell'esistenza di Dio. Eulero ha scritto perfino una Difesa della rivelazione contro le obiezioni dei liberi pensatori. Le Lettere, tuttavia, sono un'opera non caduca e ancora godibile. Gabriele Lolli |
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