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Jesi Furio - L' accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita |
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Titolo | L' accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita |
| Autore | Jesi Furio | Prezzo Sconto 15%
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€ 6,80
(Prezzo di copertina € 8,00 Risparmio € 1,20)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2007, XL-62 p., brossura |
| Editore | Bollati Boringhieri
(collana Temi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| "Accusa del sangue è l'espressione ebraica che da quasi mille anni a questa parte gli ebrei sono stati costretti a imparare. Essa designa ellitticamente l'accusa rivolta contro gli ebrei, di usare il sangue dei cristiani come ingrediente dei cibi e delle bevande prescritti per le feste pasquali". Così il grande studioso del mito Furio Jesi esordisce in questo suo libro. L'accusa del sangue non è fondata su fatti, è un'invenzione. Per controbatterla occorre smontare la convinzione dell'accusatore, scavando nelle figure immaginarie dell'antisemitismo, sia di quello popolare sia di quello colto. Ovvero è necessario comprendere non solo i miti, ma la macchina mitologica che produce superstizioni, credenze, luoghi comuni. Jesi si addentra nella cultura profonda, nelle ossessioni dell'antisemitismo moderno, individuandone le permanenze antiche. Perché l'accusa del sangue non è una credenza che si è persa nella notte dei tempi, ma riguarda anche periodi a noi vicini. Ricomparsa a Damasco nel 1840 (l'episodio da cui prende le mosse questo saggio) e ripetutasi più volte nel corso del Novecento, essa parla delle molte paure che popolano la nostra quotidiana attualità.
| La recensione de L'Indice |
 Bene ha fatto la casa editrice Bollati Boringhieri a ristampare questo prezioso, nonché oramai introvabile, volumetto. Originariamente il testo, un vero e proprio strumento di lettura sistematica, smontaggio analitico e rimontaggio critico di quella che è stata definita la "macchina mitologica antisemita", era uscito per le pagine della rivista "Comunità". Si trattava del lontano 1973. Un giovanissimo Jesi consegnava così al lettore italiano un potente strumento di lavoro poiché il saggio si presenta con questa natura aperta e programmaticamente laboratoriale su un tema, quello del delitto rituale, capace di congiungere potere, identità collettive e comunicazione sociale. Una sorta di intreccio o, se si preferisce, di viluppo inestricabile, fondato sulla razionalizzazione del visibile attraverso il ricorso all'invisibile come chiave esplicativa della complessità sociale. Jesi ne indaga quindi la qualità mitopoietica, ovvero il suo essere agente di mito prima ancora che mito esso stesso, capace di riprodursi nel tempo e non malgrado, ma in virtù dell'assenza di riscontri. Una prova non tanto di controfattualità quanto di iperfattualità, basata, ovviamente, sulla traslazione della realtà in una dimensione di lucido onirismo. Fondamentale, per la comprensione del lavoro di Jesi, la corposa introduzione di David Bidussa che, di fatto, ha ripreso in mano la lezione dell'autore, proseguendola lungo tempi a noi più prossimi. Ci sia infine permessa una considerazione affettuosa, ricordando l'opera di un uomo scomparso ormai più di venticinque anni fa, nel pieno della sua vivacissima produzione intellettuale e che, se fosse rimasto più a lungo in vita, ci avrebbe consegnato molte altre importanti riflessioni. Claudio Vercelli |
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