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Zanker Paul; Ewald Björn C. - Vivere con i miti. L'iconografia dei sarcofagi...

Vivere con i miti. L'iconografia dei sarcofagi romani TitoloVivere con i miti. L'iconografia dei sarcofagi romani
AutoreZanker Paul; Ewald Björn C.
Prezzo
Sconto 15%
€ 57,80   Spedizioni gratuite in Italia
(Prezzo di copertina € 68,00 Risparmio € 10,20)
Prezzi in altre valute
Dati2008, 387 p., ill., rilegato
CuratoreAdornato G.
TraduttoreCuniberto F.
EditoreBollati Boringhieri  (collana Nuova cultura)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

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Descrizione
A partire dal Medioevo i sarcofagi romani hanno affascinato la posterità soprattutto per il contentato mitologico dei loro rilievi. Le classi dominanti hanno trasformato le arche di marmo in sontuose sepolture, così da potersi in qualche modo ammantare dell'aura dell'antica Roma. Gli artisti del Rinascimento hanno impiegato i rilievi come repertorio per una gestualità dal grande impatto emotivo. Se i simbolisti con tendenze misticheggianti hanno interpretato queste immagini come testimonianze di una profonda fede nell'aldilà da parte degli antichi, i positivisti, al contrario, vi hanno scorto soprattutto un riflesso di capolavori perduti della grecità e materiali per lo studio della mitografia. Oggi sono gli specialisti a occuparsi di questo multiforme universo iconografico. Lo scopo di questo volume è quello di far conoscere i rilievi dei sarcofagi a un pubblico più ampio, mostrando soprattutto quale fosse il ruolo centrale dell'iconografia mitica nell'esistenza dei contemporanei, quale messaggio quelle immagini comunicassero a chi visitava le sepolture, quale rappresentazione di sé, quale concezione della felicità e del piacere. Il testo offre, accanto a un'introduzione sistematica al significato delle immagini, un'analisi di alcuni sarcofagi, con una lettura dettagliata dei rispettivi miti e della loro iconografia.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Paul Zanker è uno dei più autorevoli studiosi di arte romana, e una sintesi dei suoi studi si trova ora in un manuale, Arte romana (Laterza, 2008), basato sul contesto storico e sui messaggi delle immagini, divise per temi e non in ordine temporale: l'opera si raccomanda per lettori colti e per studenti di archeologia classica, che prima devono però imparare a leggere i linguaggi figurativi e a datare le opere; è così tempo che, a quasi quarant'anni di distanza dalla fondamentale opera sull'arte romana di Ranuccio Bianchi Bandinelli, anche qualche studioso italiano torni a scrivere un manuale onnicomprensivo.
Esemplificativo in modo più approfondito della visione di Zanker è il libro sul senso delle saghe mitiche sui sarcofagi romani, che a quattro anni di distanza dalla versione tedesca si presenta in un'ottima edizione italiana, con superbe foto: c'è da scommettere che nel buio delle affollate camere sepolcrali alla fioca luce delle fiaccole mai gli antichi poterono contemplare con tale nitore i dettagli su casse e coperchi.
Quale il significato dei miti? Bella domanda, non nuova. Una volta spentosi il vecchio entusiasmo per il simbolismo funerario, molti autori hanno sì indagato i soggetti sul versante iconografico e tipologico, ma con qualche impaccio davanti alle ragioni del loro impiego. Ben più a cuore di Zanker le preferenze tematiche dei compratori e le reazioni del visitatore medio di fronte alle immagini di un "libro senza testo", perché non molto aiutano letteratura consolatoria e iscrizioni sepolcrali, peraltro esprimenti una moltitudine di idee, non univoche, sulla morte. Il compito è per di più malagevole, ché le rappresentazioni schiudono multiple opzioni semantiche in senso retrospettivo o prospettivo e lanciano messaggi a defunti e superstiti, in bilanciamenti sempre cangianti.
I miti alla situazione funeraria si attagliano in modo stringente quando i loro protagonisti, dalla metà del II secolo d.C., assumono volti di defunti e congiunti, novelli Achille, Pentesilea, Adone, Demetra, Persefone, Endimione, Selene, Teseo, Arianna o, più di rado, Dioniso e così via. Morti sì: ma che eroi! E i ritrattini degli eroizzati dovevano comunque consolare, se non il cuore, almeno gli occhi dei parenti. Due le nodali aree tematiche colte da Zanker. Anzitutto, la consolazione funebre, a sua volta scissa in drammatiche allegorie mitiche con attinenza alla morte (Meleagro) e storie violente (strage dei figli di Niobe, orrori della guerra di Troia), tutte così riassumibili: inveiamo pure contro il destino, ma, se anche gli eroi muoiono, insopportabile perdita non v'è. Immancabili gli episodi di ratto femminile (Persefone rapita da Hades il più apprezzato): sorte brutale, ma è un sollievo che la rapita diventi sposa di un dio. D'altronde, sui sarcofagi l'amore trionfa (peccato per l'assenza di cenni alla frequente presenza di Eros e Psiche) e, in numero esiguo, emergono pure struggenti vicende di coppie, il cui reciproco sentimento fu sì smisurato da consentire un ricongiungimento con il partner morto (Protesilao e Laodamia, Admeto e Alcesti). A proposito di storie d'amore: enorme gradimento incontrò il giovane Endimione, sprofondato in un sonno eterno, sinonimo zuccherato di morte, e di notte visitato da Selene.
Accanto alle storie grondanti lutti o un po' mielose proliferano, specie nel III secolo d.C., le gioiose immagini fantastiche, trattate nella seconda parte del volume da Zanker, incline a sottolinearne le associazioni innescate anche in altri ambiti (esperienze della vita reale, decorazione di pavimenti e pareti domestiche), per cui, se si segue il suo punto di vista, l'occhio antico pure nella lugubre cornice pare molto sensibile agli eccitanti visivi di soffuso erotismo.
Frequenti i cortei di divinità, o tiasi, marini: già in passato se ne è contestata la relazione con il viaggio delle anime alle Isole dei Beati, esplicitato dall'epigrafia sepolcrale greca e latina, e, di fatto, mancano indizi concreti in tal senso. Ma quei tiasi, più che stimolare desideri sensuali, come nelle terme e nelle case private, non riescono almeno a evocare l'idea del cammino dell'anima verso metafisiche marine, tanto più quando i centauri trasportano l'imago clipeata o conchata dei morti? Un altro tiaso, quello dionisiaco, fa scordare miserie e spiacevolezze per garantire duratura felicità anche dopo la morte, senza inscenare, è vero, una precisa azione cultuale e rivolgersi a iniziati; tuttavia, anche in questo caso neutralizzare del tutto i legami con la dimensione escatologica del culto dionisiaco non conviene.
In breve: l'eccellente libro, che si affianca ai Messages d'outre-tombe di Robert Turcan (1999), monografia non dotata dell'accattivante chiarezza espositiva dell'opera di Zanker, a vecchia domanda fornisce stimolanti nuove risposte, pur con la tendenza a sottovalutare eventuali, per quanto sfuggevoli, segni simbolici strettamente correlati al contesto funerario.
Massimiliano Papini

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