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Israel Giorgio; Millán Gasca Ana - Il mondo come gioco matematico. La vita... | Galileo e Newton dimostrarono che è possibile rappresentare il mondo fisico con la matematica. Leibniz si dedicò al progetto di costruire un calcolo logico universale, capace di guidare meccanicamente il pensiero umano. Gli illuministi credettero nella possibilità di matematizzare le relazioni sociali per renderle razionali. Attorno al Circolo di Vienna si sviluppò l'idea di un'etica come scienza esatta, capace di orientare l'individuo nella scelta di decisioni corrette mediante l'analisi logico-matematica. Von Neumann ereditò tutte queste aspirazioni e intuizioni filosofiche più o meno antiche, proponendo una concezione del mondo come gioco matematico: un mondo retto globalmente da una logica universale, in cui le coscienze individuali si muovono seguendo diverse strategie. Sostenuto da capacità matematiche smisurate, che gli consentirono di lasciare una traccia quasi in ogni settore della matematica e della fisica matematica, e dalla fiducia nel potere dei calcolatori, von Neumann consacrò la sua vita a questo progetto fantastico, il cui culmine fu la concezione di una teoria degli automi, capace di modellizzare e sistematizzare la coscienza di un "essere" perfettamente logico che interagisce con la realtà scambiando informazione matematizzata. Figura poco nota e controversa, Von Neumann introdusse nel dibattito intellettuale e nella scienza del XX secolo elementi profondamente inquietanti, che erano stati già avvertiti alla fine dell'Ottocento, con toni apocalittici.
vitaliano bacchi vitaliano.bacchi@tiscali.it (04-09-2008) Libro fatto bene ed esattamente ricognitivo di una stagione culturale, il wiener kreis, che ha costituito la svolta in senso analitico e razionalistico della cultura del novecento europeo.
Affetuosa, più che critica, la valutazione scientifca che l'autore fa di Von Neumann, ma sul piano epistemologico è esatta e fatta bene. Resta la questione dell'economia, che Israel lascia in secondo piano, ma è invece su questo versante che il panmatematismo di Von Neuman manifesta i suoi limiti. Se quindi il geniale matematico ungherese sul piano epistemico va considerato profeta del razionalismo nella versione del formalismo assiomatico hilbertiano, non altrettale risultato è ottenuto dalla analisi del suo panlogismo in campo economico e nella teoria dei giochi che vi si iscrive.
Il calcolo di ottimizzazione di un problema di scelta, cioè l'essenza della teoria dei giochi, non è una questione economica reale. E' un problema formale, determinato dalla costruzione positiva di un modello teorico di cui si postula
una soluzione razionale.Questioni di questo tipo, in economia, vengono inventate per fare sfoggio del vanto della loro soluzione e per la eleganza formale delle tecniche di soluzione che vi si postulano, ma l'economia reale di questi modelli nè beneficia nè risente, in quanto sono surreali inutili e non appartengono alla scienza dell'economia. Ad essa appartengono questioni come la dinamica di crescita dei salari reali in funzione dell'incremento della redditività aziendale (macro)oppure l'aspettativa razionale di sviluppo aziendale (micro) in funzione di variabili aleatorie come il livello della domanda.Queste sono questioni economiche reali.Rispetto ad esse la modellistica matematica misura ma non spiega, riproduce ma non deduce.
E' perciò che la teoria dei giochi è giustamente considerata dagli economisti reali una specie di gioco a scacchi, non una legge scienitfica dell'economia; un modello elegante ma drammaticamente inutile barocco e irreale.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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