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Petit Philippe; Serra Michele - Credere nel vuoto | Il 7 agosto 1974 un giovane funambolo percorre, a quattrocentododici metri di altezza, lo spazio che separava le Torri gemelle dal World Trade Center. Oggi vive in una cattedrale e il decano che lo ospita dice di lui: "Philippe non crede in Dio, ma Dio crede in Philippe". Il punto di vista di un uomo che percorre il vuoto. Philippe Petit (1949), artista e autodidatta del funambolismo, si esibisce in tutto il mondo da trentacinque anni, più o meno clandestinamente. Oltre a scrivere, tiene seminari sulla creatività e la motivazione, disegna, pratica l'arte dello scasso, è un esperto di vini francesi, ama gli scacchi e padroneggia la tecnica settecentesca della carpenteria in legno. È stato arrestato più di cinquecento volte mentre faceva il giocoliere per strada. Divide il suo tempo fra la Cattedrale di St. John the Divine, dove è Artist in Residence e il suo rifugio nei monti Catskills. Sono stati tradotti in Italia "Trattato di funambolismo" (Ponte alle Grazie 1999), il libro che ha affascinato artisti e intellettuali di tutto il mondo (tra gli altri il regista tedesco Werner Herzog), che ha scritto il testo che appare sulla quarta di copertina, e lo scrittore statunitense Paul Auster, che ha redatto la prefazione) e "Toccare le nuvole" (Ponte alle Grazie 2003). Introduzione di Michele Serra.
Media Voto: 5 / 5maurizio crispi maurizio.crispi@gmail.com (12-06-2009) Davvero straordinario Philippe Petit, l'ultra-funambolo, che in questo libro (la trascrizione esatta di una conferenza-incontro con un gruppo torinese impegnato in una ricerca di spiritualità, con la moderazione di Michele Serra) ci spiega che le sue "passeggiate" (come ama definirle) sono innanzitutto una faccenda di testa, prima ancora che una performance fisica. Bisogna innanzitutto volere e credere, è una faccenda di fede, dunque - spiega Petit.
Camminare sul filo per lui è una specie di "religio" nel senso dei Latini (dal verbo "religare", cioè unire. Nella sua esperienza, Philippe Petit parte da un punto noto e sa che dovrà compiere una traversata sino ad un punto ignoto e che, da quel momento, quei due punti saranno per sempre uniti, anche quando le luci si saranno spente e quel filo d'acciaio teso sul vuoto, su cui lui ha camminato con semplicità sarà stato smontato.
Nelle semplici parole con cui si esprime, Philippe Petit dimostra di essere davvero un uomo straordinario che ha compiuto imprese storiche e mirabolanti che rimangono per sempre nei nostri cuori, come quella in cui nel 1974 ha camminato su di un filo teso tra le due torri gemelli. Ora le Twin towers non ci sono più, ma il ricordo della sua impresa lascia un marchio profondo di fede e speranza in un mondo che questi due valori sembra non possederli più.
Philippe Petit è un uomo straordinario, perchè afferma con il carisma che gli deriva dall'aver compiuto queste imprese, che se uno vuole può sviluppare il talento per compiere qualsiasi cosa gli piaccia fare: ciò che è importa sono la determinazione e l'applicazione, la volontà e la costanza: armati di queste qualità, e avendo anche fede in se stessi, secondo lui, si può arrivare dovunque. Philippe Petit ci trasmette un messaggio di grande spiritualità, pur dichiarando di non essere credente. Il decano Morton della chiesa newyorkese di Saint John the Divine che da quasi 25 anni lo ospita nella sua chiesa ha detto significativamente "Philippe non crede in Dio. Dio però crede in Philippe". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (01-11-2008) Camminando su di una fune sospesa nel vuoto, tra le Twin Towers, la Torre Eiffel, il ponte sospeso di Sidney, la cattedrale di Notre-Dame e a Gerusalemme unendo la zona ebraica a quella araba, Petit mette a disposizione degli uomini la sua creatività, per far comprendere loro che la parola impossibile non esiste. Crede che valga la pena vivere la vita solo con il cuore di un poeta, ognuno a modo suo. Si definisce un fuorilegge, perchè...:" Se volete scolpire il vostro destino, forgiarlo come farebbe un fabbro, dovete affidarvi al vostro intuito ed essere dei fuorilegge. Questo non significa porsi al di fuori della legge della società, uccidere la gente; tuttavia, secondo la mia modesta opinione, per essere un grande artista si deve essere in grado di chiudersi nel proprio mondo. E se si fa qualcosa con tutta quella passione e se si è prigionieri del proprio mondo, il pubblico assisterà a qualcosa di incredibile, vedrà un creatore pazzo all' interno di una bolla. Se invece si fa il contrario, se si fa scoppiare la bolla e ci si presenta davanti al pubblico cercando di farlo applaudire, si può fare qualcosa di comunque interessante ma si rischia di essere superficiali, perchè è come se si dicesse alla gente < Amatemi, applauditemi >."
Philippe Petit non ha paura della morte, semplicemente non ci crede, non si aspetta nulla, ma vive con passione, tenacia e intuizione. Non crede in Dio, ma nasconde una fede incredibile nella forza di volontà degli uomini. Non è un irresponsabile che rischia la vita, se ogni volta non fosse sicuro di riuscire ad arrivare dall' altra parte, non farebbe tutto ciò. In fondo la sua filosofia è assolutamente religiosa:" Per camminare su una corda tesa si ha certamente bisogno del corpo, ma prima di tutto è necessario generare una sorprendente energia di solidità e di fede: bisogna credere." Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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