|
|  |
Saramago José - Il quaderno | Dagli ultimi atti del mandato di George W. Bush alle intemperanze del nostro presidente del consiglio, dalla crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati occidentali alle polemiche su Guantànamo, dalla libertà limitata di Roberto Saviano ai recenti bombardamenti sulla Striscia di Gaza: "Il quaderno" raccoglie gli interventi pubblicati da Saramago sul suo blog tra il settembre 2008 e il marzo 2009, contributi fulminei e taglienti - al centro di polemiche tutte italiane - capaci di stilare una lucida, ironica e appassionata cartella diagnostica del nostro presente. E se a scandire il tempo e a dettare l'urgenza di queste cronache sono gli accadimenti del mondo, è la poesia più vera a ispirare le pagine dedicate alla notte in cui Obama ha vinto le elezioni americane, al ricordo di Fernando Pessoa o di Rosa Parks la sarta di Montgomery, Alabama, che viaggiando in autobus si rifiutò di cedere il posto a una persona di razza bianca -, come pure l'omaggio alla città di Lisbona o l'episodio del ritorno alla Torre di Belém della statua dell'elefante che dà il titolo al suo ultimo romanzo. Contributi vibranti, densi di acume e fervida immaginazione, che ci rivelano un Saramago, come scrive Umberto Eco nella prefazione, "impenitentemente irritato, e tenero". Come scrive Umberto Eco nella prefazione, «è la scrittura quotidiana che ispira le opere di maggior impegno, non il contrario», e in effetti questi brevi scritti di José Saramago apparsi sul suo blog ci regalano alcune gemme di riflessione quotidiana sul mondo e sull'attualità. Saramago blogger, all'alba dei suoi ottantasette anni, è un arrabbiato, si indigna, offre spunti satirici, rifila staffilate critiche agli aspetti e ai personaggi più sciagurati della scena contemporanea, per poi rileggerli a più serena distanza sotto forma di una moralità poetica, tutta sua, leggermente nostalgica. Il Quaderno si apre con un atto di amore per la città del premio Nobel, Lisbona, della quale l'autore serba la memoria dei primi anni, dei quartieri poveri e della «gente di poco avere e di molto sentire», ancora rurale nelle abitudini e nella comprensione del mondo. Prosegue con un pezzo ironico sul perdono a Charles Darwin, chiesto "solo" duecento anni dopo dalla Chiesa anglicana, e con il ritratto al vetriolo dedicato all'ex presidente americano George Bush (cowboy che ha scambiato il mondo per una mandria di buoi, che non sappiamo neppure se pensa, robot mal programmato, bugiardo compulsivo). Purtroppo per noi italiani, c'è anche un pezzo sferzante sul cavalier Berlusconi & C. (l'inclinazione sentimentale degli italiani per il loro premier è indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale) al quale peraltro, scrive Saramago, qualche soldo lui avrà fatto guadagnare, essendo pubblicato in Italia dall'editore Einaudi, di proprietà della famiglia Berlusconi. Ma non c'è solo l'invettiva politica in queste riflessioni del Nobel portoghese. Intense sono le pagine per ricordare lo scrittore Jorge Amado e la sua picaresca terra brasiliana, il ritratto dell'eleganza di Carlos Fuentes, o dell'amico poeta Federico Mayor Zaragoza che «conosce come pochi l'umanità e il mondo». C'è anche un omaggio al coraggio del giovane Roberto Saviano, di fronte al quale Saramago si inchina perché è perseguitato per aver semplicemente detto, e scritto, la verità su Napoli e sulla camorra. Vi sono poi numerosi scritti sulla religione, nei quali Saramago espone con lucidità la sua posizione di ateo convinto che considera «Dio come un problema» e che vede le religioni del mondo non più come l'oppio di marxiana memoria bensì forse, come gli suggerisce Eco nella prefazione, la «cocaina dei popoli», a giudicare dalle guerre che in nome delle stesse religioni si sono sempre combattute. Il libro testimonia di un Saramago intellettualmente vivo, vivissimo e, per certi versi e per la vis polemica sfoderata, sorprendente. Siamo al cospetto di un grande scrittore che continua a scomodarci dalla nostra passiva accettazione dei mali e delle ingiustizie globali. Di uno «stoico pratico», come egli stesso si definisce, che non lascia spazio all'indifferenza e che non desidera liberarsi delle sue passioni più profonde.
Media Voto: 5 / 5adriana (19-11-2009) Da leggere assolutamente.
E poi dopo averlo letto...andare a cercare tra i vari quotidiani nazionali (corsera, sole24ore, ecc ecc) i motivi per cui Einaudi non ha voluto pubblicarlo.
Interessante polemica per uno scrittore che ha oltre 80anni e fa discutere ancora.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (09-10-2009) Da leggere in ateo silenzio.
Sarebbero tante le cose da dire.
Cos'è che fa la differenza tra José Saramago e altri scrittori? La sua arguzia? La sua sana cattiveria? Lo sberleffo ai potenti? L' energia liberatrice che sprigionano le sue parole?
Forse, semplicemente, una lucida compassione.
"Credo che, nella pratica, consigliare a qualcuno di avere speranza non è poi così diverso dal consigliargli di avere pazienza. E' normale sentir dire da politici appena eletti che l' impazienza è controrivoluzionaria. Forse lo sarà, ma io sono incline a pensare che, al contrario, molte rivoluzioni si sono perse per eccesso di pazienza. Ovviamente, non ho nulla di personale contro la speranza, ma preferisco l' impazienza. E' ormai tempo che essa si noti nel mondo perchè qualcosa apprendano coloro che preferiscono che ci nutriamo di speranze. O di utopie".
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Saramago José |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|