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Marinelli Lydia; Mayer Andreas - Sognare a libro aperto. «L'interpretazione... | "L'interpretazione dei sogni", libro fondante del Novecento, è tra le opere più lette, studiate e discusse del corpus freudiano. Molto, com'è ovvio, ne è stato scritto: oggi, però, a più di cento anni dalla sua pubblicazione, Lydia Marinelli e Andreas Mayer riescono a sorprendere il lettore con una coinvolgente indagine sulle vicende della nascita e diffusione di questo libro tanto amato. Raccogliendo straordinari testi inediti, qui tradotti per la prima volta, gli autori ci portano nell'"officina" di Freud e ci mostrano come, sin dall'inizio, i lettori dell'Interpretazione furono molto eterogenei e diedero vita a un dibattito acceso e accalorato, che finì addirittura per coinvolgere la stessa famiglia dell'autore e travolgerne la quotidianità. Marinelli e Mayer offrono una nuova, originale prospettiva sullo sviluppo del pensiero psicoanalitico, mettendo in luce il ruolo dalle discussioni suscitate dall'interpretazione, fuori e dentro i circoli degli addetti ai lavori. L'Interpretazione, work in progress dalle svariate edizioni uscite a distanza ravvicinata, e infatti la testimonianza memorabile di una stagione culturale che vide gli orizzonti della disciplina psicoanalitica ampliarsi radicalmente. Frutto di entusiasmo per la ricerca e di grande accuratezza filologica, "Sognare a libro aperto", dopo aver suscitato ampio consenso di critica in Germania e Austria, è stato tradotto anche in Francia e Inghilterra.
| La recensione de L'Indice |
 Il libro di Lydia Marinelli e Andreas Mayer offre una preziosa opportunità di inquadrare storicamente L'interpretazione dei sogni, perché aiuta a comprendere che, a differenza di quanto abitualmente si crede, quest'opera fondamentale per la storia della psicoanalisi non si annuncia all'origine come un'unità conchiusa e definita, bensì come un testo aperto al dibattito che immediatamente la sua pubblicazione produce, fino a costituire un vero e proprio work in progress continuamente rimodellato in otto edizioni successive. Una storia travagliata, perciò, suggeriscono nella loro prefazione gli autori, frutto di "conflitti teorici, terapeutici, culturali e personali". Nella prima fase, che va dal 1899 al 1909, il libro è soprattutto destinato a fornire una metodologia psicoanalitica di lavoro sul sogno, e si avvale dei contributi dei lettori che intervengono attivamente proponendo esempi desunti dalla propria esperienza. Esemplare in proposito è l'esperienza che Freud conduce per lettera con Eugen Bleuler, direttore della celebre clinica Burghölzli di Zurigo, e con vari suoi collaboratori, tra cui figurava anche Jung. L'ipotesi del gruppo svizzero era quella di affiancare l'interpretazione dei sogni ai propri metodi di indagine psicopatologica fondati essenzialmente su test in cui venivano misurati i tempi di reazione a una determinata lista di parole. Il modello dell'autoanalisi proposto da Freud mette in imbarazzo Bleuler, che cerca di praticarlo nelle riunioni di équipe, ma teme di essere messo a nudo nei propri impulsi sessuali e aggressivi di fronte ai collaboratori e alla sua stessa moglie. Analoga è l'esperienza di Jung, che come Bleuler incorre nella censura indotta dall'esperienza condotta in gruppo. Anche se entrambi rifiutano l'ipotesi avanzata da Freud di una censura psichica funzionale alla deformazione del sogno, Jung arriva tuttavia a sviluppare l'ipotesi molto stimolante di un "pensiero per analogie" che sembra anticipare per molti versi la descrizione della logica simmetrica dell'inconscio descritta da Matte Blanco. Che il sogno tratti ogni somiglianza come un'identità era stato intuito già da Platone e da Aristotele, eppure lo stesso Freud, quando osserva nell'Interpretazione dei sogni che "tra le relazioni logiche una sola si avvantaggia straordinariamente del meccanismo di formazione del sogno. È la relazione di somiglianza, della concordanza, della connessione", in realtà non porta fino alle estreme conseguenze la scoperta dirompente che, in questo modo dell'inconscio di trattare l'analogia, non esiste più alcuna differenza fra il simbolo e la cosa simboleggiata: è sufficiente che vi sia un solo tratto comune perché si dia una piena identificazione. In quei primi anni, paradossalmente, è proprio la vasta diffusione dell'Interpretazione dei sogni nell'ambiente viennese a creare sempre maggiori problemi, in quanto, osservano gli autori, "al posto dei malati immaginari erano ora subentrati i malati preparati". Nasce così una forte diffidenza nei confronti delle letture psicoanalitiche compiute dagli analizzati perché si pensava che ne incrementavano le resistenze. Nella seconda edizione, Freud etichetta addirittura come "sogni di controdesiderio" tutti quelli in cui gli analizzati obiettano alla sua teoria. I pazienti cessano così di essere visti quali i veri autori del racconto onirico, come aveva invece rivendicato a nome di tutti l'ex paziente di Freud Emma Eckstein. Si direbbe che proprio a partire da questo momento la psicoanalisi perde l'occasione di riconoscere il valore fondamentale del contributo dell'analizzato alla cura. Il progressivo allontanamento compiuto da Freud da un'idea dell'inconscio come vera realtà psichica e l'enfasi posta sulla deformazione onirica provocata dalla censura, così come l'insistenza sulle resistenze, modellano la terapia secondo un paradigma indiziario ben lontano dall'ipotesi che sarà enunciata da Bion del paziente come miglior collega dell'analista. Nella fase successiva, fra il 1909 e il 1918, il confronto avviene ormai fra gli addetti ai lavori, che si propongono di costituire un repertorio dei simboli ricavati, oltre che dai sogni, soprattutto dal mito e dalla letteratura. Un progetto ambizioso, che tuttavia mette inevitabilmente in ombra la peculiarità specifica dell'opera di Freud, che nasce come il frutto di un coraggioso e ineguagliato lavoro di personale autoanalisi. Nella terza fase, che va dal 1919 al 1930, Freud riprende in mano il suo scritto da cui vengono espunti i contributi di Otto Rank e ne rivendica definitivamente la paternità. Il testo diventa un classico, ma forse va perduta quella dimensione processuale degli inizi che la ricerca di Marinelli e Mayer aiuta a mettere in luce, anche grazie alla serie di documenti inediti di considerevole interesse posti in appendice al volume. Alessandra Ginzburg |
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