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Singer Israel J. - I fratelli Ashkenazi | Ogni giorno che il Signore regala al creato, Reb Abraham Hirsh Ashkenazi, commerciante di stoffe e capo della comunità ebraica di Lodz, lo zucchetto in testa e una barba lunga quanto l'esilio, siede alla scrivania del suo piccolo ufficio scuro e medita sui sacri testi cercando di trarne saggezza da dispensare alle schiere di commercianti ebrei che fanno ressa alla sua porta. Poco più di uno shtetl tra i tanti nella Polonia di fine Ottocento dominata dalla Russia, Lodz pullula in quegli anni di mercanti provenienti da ogni parte dell'impero. In questo piccolo e operoso mondo, nascono i due figli di Reb Hirsh Ashkenazi, opposti nel carattere fin dalla prima infanzia: Jakob Bunin, vitale e generoso, Simcha Meyer, introverso e abile negli affari. Il turbine della vita porterà Jakob ad affermarsi con il suo talento di comunicatore, mentre Simcha, miscuglio di cupidigia e lungimiranza che tutto travolge in nome del profitto, sarà protagonista di una spregiudicata ascesa economica. Attorno a loro si svolgono i grandi eventi della Storia, le passioni e le vicende minime di una folla di personaggi uniti dalla comune spiritualità ebraica. Nelle pagine di questo imponente romanzo-fiume apparso nel 1936, Israel J. Singer seppe dare la rappresentazione di un mondo e di una civiltà che di lì a poco sarebbe stata ferocemente annientata. Introduzione di Claudio Magris.
Enrico Benella (12-11-2011) Non c'è solo la storia di una famiglia ebraica di Łódź, gli Ashkenazi, ma anche l'epopea di una comunità, quella ebraica, e di una città, Łódź, tra il boom industriale ottocentesco e le rivoluzioni di inizio Novecento. Ci sono i gemelli diversi Simcha Meyer e Jacob Bunim, ma c'è anche una quantità di personaggi minori che compongono il tessuto sociale urbano. C'è la grande Storia, ma ci sono soprattutto le storie dei singoli che la compongono; e, quel che più importa, c'è un narratore splendido, capace di tratteggiare e caratterizzare tutto con una capacità di sintesi, una lucidità e una vigoria impressionanti. Queste 750 pagine scorrono a un ritmo eccezionale che non cala mai. È un romanzo che ha la visione d'insieme del romanzo storico, l'insight del romanzo psicologico e la godibilità del best seller (che fu: 1936). Si può chiedere altro alla letteratura?
L'unica pecca è editoriale: la resa grafica dei nomi ebraici, polacchi e russi è insensata, e dubito che ciò dipenda dall'originale yiddish. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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