|
|  |
Pincio Tommaso - Lo spazio sfinito |
Jack Kerouac si prepara a passare nove settimane nello spazio, per conto della Coca-Cola Enterprise. Marylin Monroe fa la commessa in una libreria. Arthur Miller si è comprato la casa sulla cascata...Negli anni Cinquanta immaginati da Tommaso Pincio il senso del meraviglioso si è impossessato della vita quotidiana. I personaggi che hanno segnato l'immaginario contemporaneo vivono in un mondo terribilmente bello, ed è la malinconia a renderlo tale, e al tempo stesso incredibilmente vuoto. E' un mondo che può esistere solo nella fantasia, eppure ha la consistenza della scheggia di storia, del frammento di verità, perché racconta un sogno collettivo tratteggiando le costellazioni del desiderio, delle merci e delle icone di massa.
| La recensione de L'Indice |

recensioni di Bajani, A. L'Indice del 2000, n. 10
A differenza delle bugie, le belle storie hanno gambe lunghe e buoni piedi per andarsene lontano. Lo spazio sfinito di Tommaso Pincio è all'incirca a metà strada. Se infatti il romanzo ha tutto il respiro della grande narrazione simil-fantascientifica, è altrettanto vero che deborda di bugie dalle gambette minuscole. Bugie verissime, verrebbe da dire, se si pensa al povero Jack Kerouac che viene catapultato nello spazio a far da controllore dell'orbita della Coca-Cola Enterprise. O a un'improbabile Marylin Monroe addetta alle vendite in un grande supermercato, o a un ancor meno probabile Arthur Miller, isterico agente per la Coca-Cola.
Pincio gioca la carta di chi si smaschera da sé, di chi dà in pasto al lettore icone del mondo pop entrate a spallate nell'immaginario e nella mitologia collettiva. Fatto ciò, Pincio si diverte, e li shakera ben bene fino a renderli riconoscibili quasi soltanto come nomi. Scacco matto alla realtà, più o meno, il pedone che assedia il re su una scacchiera vuota
Se l'America ne ha sfornati non pochi, di scrittori con simili balzane idee (da ultimo David Foster Wallace), il panorama nostrano sembra proprio rimasto a digiuno. Finché, ovviamente, non è arrivato Tommaso Pincio. I cult books, più o meno, nascono così. E Pincio, volente o nolente, si è conquistato un posto in prima fila tra gli autori-culto di casa nostra.
Strano questo fenomeno, a pensarci bene: arrivano in Italia i bizzarri romanzi di un tizio che si è dato un nom de plume che è l'italianizzazione di uno tra i più grandi scrittori americani del Novecento, Thomas Pynchon. E già questa è una premessa non male per creare un caso letterario. Poi: i romanzi in questione, prima M. (Cronopio, 1999; cfr. "L'Indice", 1999, n.12) e ora quest'ultimo, che si intitola Lo spazio sfinito, ha tutta l'aria, alla lettura, di essere tutt'altro che un romanzo italiano. Anzi, l'impressione è quella di leggere la raffinata traduzione di una storia americana di qualche anno fa. Eppure a scriverlo è uno scrittore italiano che ci sa fare davvero. Forse allora il caso Pincio salta fuori proprio da questo gap non colmato, tra l'emulazione (imitazione?) per nulla dissimulata di un fare letterario d'oltreoceano e la volontà, la necessità forse, di proporlo qui da noi, nel paese della pizza e dei mandolini.
Ma, come se non bastasse, a gap si aggiunge altro gap. Perché se al lettore appena un po' americanofilo il romanzo di Pincio puzza di posticcio, sa di vecchiume, Pincio è subito lì a smentire, almeno in parte, la prima impressione, quella cioè di trovarsi davanti allo scimmiottamento di un romanzone postmoderno americano. C'è qualcosa che fa dire che siamo più in là. Lo Spazio di Pincio, infatti, è sfinito, non ce la fa più. Il disordine, l'entropia che tanto filo da torcere ha dato ai cultori del postmoderno, è semplicemente lì. Non più voglia di Totalità, come nel caro vecchio modernismo, non più l'ostentata frantumazione degli altrettanto cari ma meno vecchi postmoderni americani. No, il caos è lì, sfinito, che quasi non ha più voglia di essere tale. Come Kerouac sperduto nello spazio, che gira e rigira finché un giorno, dalla base, decidono di abbandonarlo al suo destino e lo spediscono nel buio silenzioso delle galassie. E quasi nessuno se ne accorge.
|
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.44 / 5clara (09-12-2005) Romanzo più che buono. La trama è forse un po' latinante ma le atmosfere sono davvero strane e uniche. Si sorride e ci si commuove un sacco. Voto: 4 / 5 |
Vittorio Caffè (29-04-2003) L'ho cominciato. L'ho letto senza entusiasmo. Non l'ho finito. E mi capita di rado. Apprezzo l'idea generale; ma mi sembra troppo semplice per essere gran letteratura (non mi pare esattamente uno stilista, il signor Pincio), e troppo scombiccherato e vuoto per essere intrattenimento. I personaggi sono pupazzetti, ma probabilmente è quel che l'autore vuole; ma manca un'irruenza o un'eleganza di scrittura che li faccia muovere. Il problema di questo libro è che dopo una trentina di pagine non te ne frega proprio niente della storia che racconta, che non ti tira a leggere oltre. Tutto sommato era più spassoso il primo romanzo che ha scritto. Voto: 2 / 5 |
hal (27-03-2003) qualche guizzo poetico non basta a fare a un romanzo e un romanziere. Vale anche per le altre opere di questo autore. Voto: 1 / 5 |
Cristiano de Majo cristianodemajo@hotmail.com (25-02-2003) E' già un masterpiece. Pincio punta in alto ma non delude, tutto è assolutamente inverosimile e allo stesso tempo possibile, in quanto possibili sono i sentimenti e le emozioni che appartengono ai personaggi del libro.
C'è molto Gogol' al di là del riferimento esplicito ad Anime Morte. Se non l'avete ancora fatto, leggete La prospettiva Nevskij, ci troverete le cose che secondo me hanno ispirato Pincio; questo lo dico senza offenderlo naturalmente, perché la sua è una sintesi assolutamente originale, anzi rivoluzionaria.
La "provincialissima" narrativa italiana ha bisogno di libri come questo, o come il suo ultimo che è strepitoso. Voto: 5 / 5 |
alberto (05-04-2002) l'immaginario dell'autore è ipercolonizzato dagli americani. Il che non va bene, evidentemente. Voto: 1 / 5 |
lulla (30-03-2002) ma siete sicuri che Tommaso Pincio non sia falso nome di un architetto...? Voto: 4 / 5 |
Pippo pippo_greg@yahoo.com (25-02-2002) Incredibile libro... anche io ho scarsa fiducia negli autori irtaliani, ma Pincio ha scritto qualcosa di grandioso.
Compratelo! Voto: 5 / 5 |
Thomas Pynchon (19-10-2001) Questo Pincio ci sa fare davvero. Il romanzo è struggente. L'avessi avuta io, un'idea del genere, ci sarebbe solo stata una marea di 700 pagine in più... come al solito. Ma mi ha fatto bene leggerlo (negli Stati Uniti, io Pynchon, traduco Pincio, non lo sapevate?), mentre termino il mio ultimo libro... Andiamo! Non fate finta di non saperlo... Da quando quel buono a nulla di Michael Naumann, ha rivelato, ad una radio tedesca, che il prossimo lavoro riguarderà il matematico David Hilbert, negli ambienti letterari non si fa che parlar d'altro... ma lasciatemi in pace! Adesso devo proprio... un momento che bussano alla porta... Toh! Ma guarda chi si rivede! 31 anni dopo, riecco quel perfetto idiota, lo scemo, il mio amicone Pig Bodine! Non ti preoccupare Cindy, la chiudo io la porta! Allora, pronto per Vivaldi, amico? Voto: 5 / 5 |
Glen Cove (15-10-2001) Ma è davvero possibile che un libro del genere sia stato scritto da un autore italiano? Ancora non ci credo. La struttura è intelligente, rapsodica; la scrittura è particolareggiata e attenta. Non ho ancora letto "Lo spazio sfinito", ma credo di poter affermare che Tommaso Pincio sia uno dei migliori scrittori italiani in circolazione. Adesso aspetto qualcosa di più sostanzioso... Voto: 4 / 5 |
|
 | I più venduti di Pincio Tommaso |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|