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Nabb Magdalen - Legame di sangue | Firenze; inverno 1999: Olivia Birkett, vedova del conte Brunamonti, ex indossatrice e adesso creatrice di moda di grande successo, viene sequestrata da una banda di sardi. Inizia il calvario della prigionia alla macchia, della paura, della perdita di identità, della confusione dei sentimenti. Affidate ai Carabinieri, si mettono in moto le indagini che, nei casi di sequestro, risultano tremendamente complesse: da un lato l'imperativo di non nuocere all'incolumità della vittima, dall'altro la paura, i dubbi, talvolta le reticenze della famiglia. Dei rapporti con la famiglia viene incaricato il maresciallo Guarnaccia, il quale avverte una indefinibile sensazione di sospetto: chi sono, davvero, Leonardo e Caterina, i figli di Olivia?
| La recensione de L'Indice |

La scrittrice inglese Magdalen Nabb, trasferitasi trent'anni fa a Firenze, ama tanto questa città al punto da averla eletta a unico teatro dei suoi romanzi, dei quali Legame di sangue è il primo a essere tradotto in italiano. Come lei, sono fiorentini di adozione il maresciallo Guarnaccia e Olivia Birkett, vedova del conte Brunamonti, personaggi attorno ai quali ruota l'intera orditura del racconto. Il primo è siciliano, taciturno e intuitivo che, per alcuni aspetti, rimanda simpaticamente al commissario nato dalla penna di Georges Simenon; la seconda è un'americana, stilista affermata, per accogliere il rapimento della quale l'autrice non esita a disegnare gli inospitali promontori della Barbagia sulle colline che cingono Firenze. L'intreccio prende forma da un saldo impianto narrativo, costruito su due livelli che si fondono felicemente nell'epilogo. La dettagliata cronaca del rapimento e dei giorni di prigionia aggredisce il lettore alla prima pagina e viene condotta dalla vittima stessa in una sorta di lungo monologo. Al piano narrativo della memoria si sovrappone, a intermittenza, e con momenti di autentica suspense, un secondo livello, nel quale il lettore segue il maresciallo nelle sue tortuose indagini. L'autrice non consegna al lettore un lieto fine a tutto tondo. Assegnando il successo al sempre modesto maresciallo Guarnaccia, lascia irrisolti, in casa Brunamonti, complessi rapporti familiari (indagati psicologicamente in modo convincente) e lancia, dalla bocca di un magistrato, una provocazione sull'inadeguatezza delle leggi italiane in materia di sequestro. Peccato che la fluidità della lettura inciampi spesso in refusi tipografici. Rossella Durando |
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