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Lawrence David H. - Oscenità e pornografia | Scritto nel 1929, all'indomani dello scandalo e delle polemiche suscitate da una mostra di pittura dello stesso Lawrence alle Warren Galleries di Londra scandalo e polemiche che da sempre accompagnavano l'opera letteraria dell'autore, e che rinnovavano in quel caso, ad un solo anno di distanza, quelle succedutesi alla pubblicazione de "L'amante di Lady Chatterley" - il breve saggio "Oscenità e pornografia" costituisce non soltanto il documento di un'epoca per certi aspetti già lontana dalla nostra, ma anche un'appassionata messa a punto delle idee di Lawrence sul sesso, sui suoi rapporti con il mondo dell'economia e della legge, sulla mentalità puritana, sulla censura e soprattutto, la lotta dello scrittore per rivendicare l'uomo all'uomo.
| La recensione de L'Indice |

Il pamphlet, scritto in seguito alle polemiche sollevate da D. H. Lawrence con l'esposizione pittorica londinese del 1929, e ancora prima con il romanzo Lady Chatterley's Lover del 1928, rappresenta un'aspra critica alla morale puritana e repressiva dell'Inghilterra contemporanea. L'autore sottolinea l'incoerenza e l'ipocrisia sottese alla dicotomia sesso-purezza, in cui il primo è ridotto ad atto sporco e colpevole e associato ingiustamente al concetto di pornografia, la seconda esaltata a valore sublime. La sua è una difesa dell'importanza del sesso nella vita umana e una netta presa di posizione a sfavore di coloro che gridano all'oscenità ogniqualvolta esso viene rappresentato nell'arte, per poi esaltare come lodevoli e pure manifestazioni sentimentali dell'amore sdolcinate e ipocrite. Con tono severo e stile ripetitivo D. H. Lawrence ribadisce la propria totale opposizione alla morale contemporanea, rivendicando il diritto dell'artista a esprimersi liberamente e senza condizionamenti. Benché i contenuti per cui D. H. Lawrence si batteva oggi non siano più oggetto di scandalo, la sua presa di posizione contro la censura e il conformismo rimane senz'altro attuale e quanto mai valida per l'artista moderno. Al curatore e alla casa editrice va il merito di aver reso disponibile, in un formato snello e gradevole, un'opera non troppo conosciuta dell'autore inglese. La breve postfazione di Alessandro Ceni chiarisce i contenuti del libro senza appesantirne la lettura, facilitata anche da una traduzione che, pur peccando di qualche interferenza dall'inglese, risulta nel complesso scorrevole e ben curata. Ilaria Rizzato |
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