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Rilke Rainer M. - Vita di Maria | All'inizio del 1912, mentre Rilke soggiornava a Duino, ospite nel castello della principessa Marie von Thurn und Taxis, ricevette, da parte dell'amico pittore Heinrich Vögeler, l'invito a pubblicare alcune poesie, da lui scritte al principio del secolo e riguardanti scene della vita di Maria. Vögeler aveva allora realizzato alcuni disegni su quelle liriche ed ora proponeva al poeta di scriverne altre per una pubblicazione illustrata. Rilke, dopo alcune esitazioni, rifiutò l'invito perché considerava i testi esistenti datati e lontani dai suoi attuali interessi. Ma all'improvviso, l'ispirazione che gli dettò, in quel gennaio, l'inizio delle Elegie, fece girare anche "il piccolo mulino del Marien-Leben", come ebbe a scrivere più tardo il poeta stesso. Le quindici liriche che compongono il libretto si situano dunque ad uno snodo nevralgico della produzione e della poetica di Rilke e se, da un lato, volgono lo sguardo al passato per quanto riguarda gli elementi tematici, preludono dall'altro alla seconda, grandiosa fase della sua opera, quella che sarebbe culminata, esattamente dieci anni dopo, con la stesura delle Elegie duinesi e dei Sonetti a Orfeo.
| La recensione de L'Indice |
 L'importanza del breve ciclo Vita di Maria all'interno dell'opera di Rilke è messa in luce nell'ampia introduzione di Mario Specchio alla nuova edizione italiana ed è riconducibile prima di tutto alla coincidenza della sua composizione con la genesi delle Elegie duinesi. Le quindici liriche della raccolta furono infatti composte a Duino nell'inverno del 1912 e documentano l'avvio di quella fase di trasformazione radicale del linguaggio poetico rilkiano che troverà espressione compiuta solo dopo un tormentato decennio di ricerca. Sarà lo stesso Rilke, con il giudizio perplesso e a volte particolarmente severo che proprio nel periodo conclusivo di questo percorso, tra il 1922 e il 1924, rivolgerà alle liriche della Vita di Maria, a sottolineare, insieme al loro carattere occasionale e marginale, anche il loro stretto legame con la massima espressione della propria poesia. Composte in rapida successione, le liriche del ciclo del 1912 sostituiscono interamente alcuni testi rilkiani risalenti agli anni che accompagnano la svolta del secolo, in possesso dell'amico pittore Heinrich Vogeler, che proponeva di riprendere il vecchio progetto della loro pubblicazione insieme a suoi disegni sulla vita di Maria. La sostituzione dei vecchi testi sancisce il riconoscimento di una lontananza irrecuperabile dagli anni della loro composizione e nel contempo testimonia l'apertura a una dimensione ulteriore, che, come ricorderà Rilke dieci anni dopo, era già presagita in "quell'inverno memorabile, in quella solitudine animata solo dalle passioni dello spazio cosmico". La lettura di Mario Specchio riconosce alla raccolta un particolare significato rivelatore di questo passaggio fondamentale della poesia rilkiana, del tempo in cui la possibilità dell'"incontro supremo", l'idea di una resurrezione, si annunciano per l'ultima volta. Chiara Sandrin |
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