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Dibdin Michael - L' ultima avventura di Sherlock Holmes | "Il 16 febbraio 1926, John Herbert Watson, dottore in medicina, meglio noto a milioni di persone come il 'dottor Watson' dei racconti di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, morì per le lesioni riportate in una caduta nella sua casa nei pressi di Lyndhurst, nell'Hampshire. Aveva settantatré anni. Quando venne letto il suo testamento, si scoprì che in un codicillo aveva lasciato istruzioni affinché una cassa contenente diversi documenti venisse affidata in deposito alla sua banca per un periodo non inferiore a cinquant'anni, al termine dei quali la cassa avrebbe dovuto essere aperta e il suo contenuto reso pubblico". Così Michael Dihdin, noto in tutto il mondo per i suoi romanzi polizieschi che vedono come protagonista il vice-questore veneziano Aurelio Zen, fa iniziare, a firma di supposti 'curatori', il racconto dell'ultima avventura di Sherlock Holmes narrata in prima persona dal fedele Watson. Ma perché Watson non vuole che il manoscritto contenuto nella cassa, che narra l'avventura di Sherlock Holmes, non sia pubblicato fino al 1976? Londra, molti anni prima, nel 1888, era stata scossa dalla famosa serie di omicidi di prostitute il cui autore, soprannominato Jack lo Squartatore, rimase sempre sconosciuto. Watson racconta che nelle indagini, in aiuto alla polizia che non riusciva a sciogliere l'enigma, fu chiamato Sherlock Holmes... Qual è dunque il mistero che Watson voleva svelato solo nel 1996 e, soprattutto, chi era Jack lo Squartatore?
Mauro Marinoni mauro@marinonicopy.it (21-05-2007) Bella atmosfera, nebulosa e inquietante, che sarebbe piaciuta alla buonanima di Stevenson e anche a Conan Doyle, ovviamente. Il libro nasce da una ricostruzione accurata, quasi giornalistica, degli eventi legati a Jack lo Squartatore, trattati con inglesissimo distacco (pensate cosa ne avrebbe fatto Bruno Vespa!). E' un pastiche godibilissimo, in particolare da chi ha letto lo Studio in Nero di Ellery Queen e può quindi confrontare le due versioni di Sherlock Holmes sulle orme di Jack the Ripper. C'è qualche pausa qua e là (ma anche Conan Doyle non era proprio il tipo di scrittore che prende alla gola), e il finale è decisamente interessante. Una lettura piacevole e suggestiva, un libro che non può mancare nella biblioteca del giallista anglofilo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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