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Givone Sergio - Il bene di vivere | Nel genere dell'intervista l'andamento autobiografico può essere l'occasione per rievocare un mondo e ripensare questioni aperte. È il caso di questo colloquio con Givone, il quale da un lato ripercorre gli anni in cui Torino era al centro del dibattito filosofico - bastino i nomi di Nicola Abbagnano, Luigi Pareyson, Pietro Chiodi, Augusto Guzzo, e dei più giovani Umberto Eco e Gianni Vattimo -, dall'altro riflette sull'eredità teoretica mutuata da Pareyson (il misterioso intrecciarsi di Dio con il male e la libertà) e sul suo stesso itinerario. Un percorso che, avendo al centro il problema del nulla - insieme possibilità di grazia, ma anche di annientamento -, ha condotto Givone a delineare un pensiero tragico che è, nel medesimo tempo, una filosofia del bene di vivere. Tragico perché sfida e sopporta le contraddizioni dell'esistenza, e teso verso il bene come modo di stare al mondo: custodendo le parole in cui si svela l'umano. Quelle parole che Givone ha cercato di catturare nelle sue prove narrative.
alida airaghi (27-05-2011) Il dialogo tra Sergio Givone e Francesca Nodari prende l'avvio dall'humus familiare in cui si è formato il filosofo piemontese,nato da una famiglia contadina nel 1944,e dalle sue prime letture,in un paesaggio dominato da brume e risaie.Anni non facili per una bambino meditativo
qual era lui,intento a scoprire il mondo intorno a sè e sopra di sè,con un interesse precoce per Leopardi e Fogazzaro,ma anche per l'astronomia volgarizzata da Flammarion. Dopo il liceo classico,e la scoperta entusiasta dei tragici greci,furono gli studi universitari a Torino che incisero di più nella sua cultura: lettura dei capolavori russi e frequentazioni di ambienti teatrali e musicali,che per poco gli fecero balenare l'ipotesi di scegliere una carriera artistica.Ma poi la decisione irrevocabile di dedicarsi alla filosofia:"non la sovrastruttura,ma la struttura.Vale a dire:la sostanza,la vita,l'anima delle cose."Alla scuola di Torino i due nomi più noti si fronteggiavano con indirizzi diversi,seppure entrambi rifacentesi all'esistenzialismo:Abbagnano e Pareyson.Il giovane studente che proveniva dalla campagna "avvertiva una tensione intellettuale, un fuoco..in grado di appiccare incendi". Vicino
a lui,assitenti che sarebbero diventati dei capiscuola del pensiero filosofico italiano.
Partendo dall' "ineliminabilità del momento platonico della filosofia",il giovane Givone fu attratto dai temi fondanti del pensiero dai presocratici in poi:la verità,il bene,la religione.E poi la scienza che scopre e l'arte che inventa,attraverso i giganti della filosofia:da Plotino fino a Jonas, passando per Pascal a cui dedicò la sua tesi.L'esposizione di Givone approfondisce i nodi fondamentali della sua ricerca,che ha toccato soprattutto i temi dell'essere e del nulla,l'esistenza di Dio e della Provvidenza,il dolore innocente,la libertà,il male.E poi il tempo e la storia,il destino e la colpa.Sono pagine di profondo anelito verso la verità,che portano il lettore ad altezze inconsuete. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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