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Dawkins Richard - Il fiume della vita. Cos'è l'evoluzione |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Luzzatto, M., L'Indice 1996, n. 1
La Sansoni traduce l'ultimo volume di Richard Dawkins con una velocità veramente rara nell'editoria scientifica italiana, abituata a sopportare ritardi di decenni. Lo stesso anno 1995 è, infatti, quello dell'edizione originale inglese. Diverso è invece il sottotitolo dell'opera che in inglese suona "A darwinian view of life", piuttosto differente nelle intenzioni e nella sostanza dal lapidario e definitivo "Cos'è l'evoluzione" dell'edizione italiana.
Dawkins è un agguerrito biologo oxfordiano, dotato senz'altro di una penna piuttosto felice e capace di accompagnare il lettore anche non specializzato nei meandri piuttosto complessi della biologia evoluzionistica, usando una prosa avvincente e provocante. Il pubblico anglofono, ma anche quello italiano, lo conoscono da tempo, soprattutto grazie al suo libro Il gene egoista (Mondadori, 1992), nel quale viene proposta un'idea fortemente riduzionista della vita, incentrata sull'importanza del Dna e sulla continua sottovalutazione dell'ambiente come fattore determinante dell'evoluzione del vivente. Questo libro è una rielaborazione semplificata di quello. Le argomentazioni addotte da Dawkins (e da una nutrita schiera di biologi) hanno generato negli ultimi anni una polemica che, oltre a dividere in due la biologia evoluzionistica, è giunta a interessare altre discipline, dalla sociologia alla politica. Da una parte quelli come Dawkins, che vedono gli organismi come involucri di geni, cioè come strumenti di cui i geni si servono per replicare se stessi; dall'altra i Lewontin, i Gould e gli Eldredge (tutti autori ampiamente tradotti in italiano), che hanno una visione più dialettica, attribuendo all'ambiente un ruolo fondamentale di regolazione attiva dell'azione del Dna. Gli uni e gli altri si accusano reciprocamente di essere anti-darwiniani e di applicare idee politiche preconcette nel loro operato scientifico.
Nel recensire questo stesso libro sulle colonne del "Washington Post", Judith Masters, primatologa, sudafricana allieva di Richard Lewontin, accusa Dawkins di "ultra-darwinismo" e stronca decisamente il volume giudicandolo scientificamente datato, concludendo che "si può cercare invano nel libro una qualche presenza di nuove idee o di nuove elaborazioni: tutto ciò che appare è che la sua prosa 'accessibile' è sicuramente fuorviante".
Il tono della polemica tra le due concezioni della vita sembra proprio destinato a crescere.
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Gianni (19-03-2007) Questo libro è da consigliare soprattutto a coloro che vogliono cominciare a capire cosa sia l'evoluzione e chi è Dawkins. Essendo il libro di argomento biologico più semplice che Dawkins ha scritto (e anche il più corto), deluderà sicuramente i lettori coraggiosi del Gene egoista e ancor più i lettori eroi del Fenotipo Esteso (che non è purtroppo più pubblicato). In effetti questo libro non aggiunge proprio nulla all'inizio col botto del 1976 (data della prima edizione del Selfish gene), però questo libro ha proprio un intento pedagogico, e quindi lo consiglio a tutti coloro che vogliono cominciare ad abbordare il tema complesso dell'evoluzione attraverso la brillante (ma non meno rigorosa) prosa di Dawkins, il più brillante e strenuo difensore dell'evoluziome darwiniana. Eh si, sebbene l'evoluzione biologica sia un fatto provato da migliaia di prove, c'è ancora bisogno, in questo mondo di fondamentalismi cattolici, ebrei e musulmani, di dare spazio alla ragione, e di far parlare la natura per ricordarsi non dove andiamo (l'evoluzione è cieca) ma da dove veniamo. Forse le origini biologiche (non quelle divine inesistenti) possono insegnare molto più della tendenza verso un dio, che provoca guerre e intolleranza. Da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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