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Brambilla Michele - Sempre meglio che lavorare. Il mestiere del giornalista |
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Titolo | Sempre meglio che lavorare. Il mestiere del giornalista |
| Autore | Brambilla Michele | Prezzo Remainder - 55%
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€ 6,52
(Prezzo di copertina € 14,50 Risparmio € 7,98)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2008, 218 p., brossura |
| Editore | Piemme
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Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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| Alcuni dei peggiori lavativi del mondo sono giornalisti: dal genio incompreso allo specialista della pausa-caffè, dall'inviato specializzato nelle creste sulle note spese, al freelance sempre in viaggio verso mete esotiche per scoop immaginari, per non dire delle partite a poker in redazione e delle riunioni sindacali per decidere la partita di calcio fra scapoli e ammogliati. Attraverso aneddoti, episodi e curiosità, Brambilla guida il lettore nelle redazioni dei grandi quotidiani italiani per scoprire come si vive dietro le quinte del palcoscenico dell'informazione, fino a comporre un identikit divertente e irriverente del giornalista. Senza dimenticare, con un po' di nostalgia, i ritratti dei grandi personaggi del passato "visti da vicino", da Montanelli a Luca Goldoni, da Buzzati a Biagi, da Terzani alla Fallaci, e raccontando i vezzi dei protagonisti del presente, da Mieli a De Bortoli, da Belpietro a Feltri. Un racconto su come vive un giornalista e su come si vive nei giornali per sorridere di un mestieraccio, che però conserva un fascino ineguagliabile.
Media Voto: 2.5 / 5Andrea Laforgia (24-01-2009) Un raccontino scialbo sulla vita redazionale, composto da capitoletti noiosi. Nel complesso mediocre: vuoto, piatto, stucchevole. Ingannano le prime pagine, in cui si ha veramente l'impressione che l'autore descriva il proprio mestiere. Ma subito ci si accorge che a Brambilla piace andare fuori tema in maniera esageratamente dispersiva. L'interesse del lettore si desta un attimo con le citazione di Montanelli e Biagi per poi ricadere in stato comatoso. Nulla di particolarmente interessante: agiografia barbosa dei vari direttori di giornale; lodi sperticate a chiunque si sia incontrato sul cammino; apologia della "mala" di un tempo (che riempiva la nera sì di ammazzamenti, ma fatti con classe e rispettando un "codice d'onore"). Patetico, poi, l'accostamento del giornalista ai redattori dei testi sacri, così come l'elogio di un bigottismo linguistico di altri tempi, confuso per rimpianta austerità morale. Ma due sono gli aspetti che mi hanno colpito negativamente: la concezione di fedeltà alla verità e l'imprescindibilità dal colore politico dell'editore. Riguardo la prima, l'autore espone la bizzarra idea che la verità non vada raccontata perché il fatto DEVE (se non altro per deontologia professionale) arrivare dritto e “sano” a chi legge, ma perché la pena, nel non farlo, è essere sbugiardati dai giornali "avversari . Ancor più sconcertante è l'idea di non poter godere di una piena indipendenza rispetto all'aderenza politica del "padrone". Che sia così nella realtà e che i giornali, in genere, si tengano fedeli al credo di chi caccia i soldi, è un conto; che DEBBA essere così, è un altro paio di maniche. Non per niente, Indro Montanelli (cui l'appellativo di "grande", che nel libro è regalato un po' a chiunque, va tutto), con la scesa in campo di Berlusconi - e alle prime avvisaglie di controllo dall'alto - lasciò Il Giornale. In sostanza, il libro è deludente e oltremodo costoso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Stefano88 (26-03-2008) Interessante questo libro di Brambilla e allo stesso tempo tragicomico per gli episodi che racconta, in quanto rappresentano seriamente l'autodistruzione italica. Siamo un paese che potrebbe avere tutto e che ha fatto molto spesso la storia, ma ci perdiamo in sciocchezze. Mi aspettavo qualcosa di più sul mestiere del gionalista..però è scorrevole e racconta oltre a agli episodi, interessanti anneddoti vissuti da lui e da altre grandi firme, di cui fa un piacevole ricordo... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Simone (25-03-2008) Un saggio divertente sul mestiere del giornalista. "Sempre meglio che lavorare" di Brambilla è divertente, ironico, tagliente, preciso e realistico. Si respira la passione che l'autore ha per la propria professione, definita davvero come "il mestiere più bello del mondo", ma di cui non manca di sottolineare limiti e difetti. Pecca leggermente di eccessiva semplicità. Consigliato soprattutto agli addetti ai lavori, che potranno cogliere al meglio riferimenti e situazioni. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
filippo revrenna filipporevrenna@hotmail.com (25-02-2008) Gradevole e scorrevole anche se un po' gracile e discutibile in alcuni punti (sostenere che nel film "La rabbia" la parte curata da Guareschi sia superiore e più convincente di quella di Pasolini, ha il sapore acre della bestemmia...). E' una prosa popolare, con alcuni tocchi divertenti, ma sembra sempre che manchi qualcosa (forse un po' di sale, forse qualche nome e cognome). Istruttivo il passaggio in cui l'autore critica aspramente la figura dell'"indignato speciale" senza fare alcun nome. Anche se poi uno dei giornalisti, giustamente, più citati a sostegno delle proprie tesi è un baluardo dei bastian contrari: il grande Massimo Fini. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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