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Diderot Denis - Saggio sui regni di Claudio e Nerone, e sui costumi e gli scritti... |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Rostagno, M., L'Indice 1987, n. 8
Pesanti ombre incombono sulla figura di Seneca: i limpidi confini della sua opera e del suo pensiero sono offuscati dal sospetto di una sua responsabilità morale e di una sua opportunistica indulgenza verso le efferatezze della casa Giulio-Claudia. Lo stesso Diderot, nei suoi anni giovanili, definiva il filosofo romano "più attento ad ammucchiare ricchezze che ad adempiere a un dovere irto di pericoli". Ma in che cosa poteva incidere l'austera morale del saggio a contatto con le tinte forti della scelleratezza della Roma imperiale di Nerone, annegata tra incesti e matricidi, tra orge e perversioni? E infatti, un Diderot meno severo e più esperto delle difficoltà del rapporto tra l'intellettuale e la politica, ritorna in questa sua ultima opera del 1782 sulla figura di Seneca rovesciando il proprio giovanile giudizio. Simbolo dell'intelligenza virtuosa che si mette al servizio di un potere per sua natura incline al male; Seneca diviene altresì il precursore dei "philosophes" settecenteschi, che in quella contiguità di pensiero e vertice politico avevano fortemente creduto. Ma tale esperienza, così come il vecchio Diderot, è al tramonto: gli eventi degli anni successivi la travolgeranno insieme alla logora Europa del feudo e del privilegio.
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