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Gialli, horror, noir   Gialli 

Vázquez Montalbán Manuel - Il pianista

Il pianista TitoloIl pianista
AutoreVázquez Montalbán Manuel
Prezzo € 9,30
Dati1994, 337 p., 3 ed.
TraduttoreLyria H.
EditoreSellerio Editore Palermo  (collana La memoria)
 
Disponibile anche usato a € 4,65 su Libraccio.it

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La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)
recensione di Riera Rehren, J., L'Indice 1991, n. 6

Come tutti i racconti fortemente legati alla storia politica e sociale di un paese, questa è una vicenda di vincitori e perdenti, e trattandosi di vicende spagnole narrate da un lucido perseverante quale è Vazquez Montalb n, emerge un quadro di ironici pessimismi, tragedie generazionali e poche speranze senza voce. Non solo ci sono quelli "che nascono per vincere e si possono riconoscere per strada" e quelli predestinati a perdere per ragioni di congenita umanità, ma riconosciamo anche le epoche storiche nelle quali l'accettazione di un codice morale estraneo o la ribellione ad esso richiedono diverse disponibilità, gradi diversi di eroismo, talento o mediocrità.
Sono tre i momenti di svolta del Novecento spagnolo di cui ci parla questo romanzo: lo scoppio della guerra civile nel 1936, il dopoguerra che segue la vittoria franchista e l'inizio dell'era socialista nei primi anni ottanta. È da quest'ultimo periodo che prende avvio la narrazione: un gruppo di amici ex compagni di militanza antifranchista si dispone a una serata di ritrovamento di persone e luoghi appartenenti a questo passato prossimo di lotte che ben presto si rivelerà, tuttavia, il tempo remoto di una giovinezza morale non più recuperabile. Assistiamo dunque a una messinscena nella quale - fra passeggiate che illustrano la progressiva americanizzazione delle 'ramblas' di Barcellona e discussioni rese inutili e fumose dal contesto alcolico e mondano di un locale notturno alla moda - affiora evidente e dolorosa la spaccatura interna a una generazione che era stata la prima del dopoguerra ad entrare in contatto con la modernità cosmopolita europea e americana attraverso il radicalismo politico di segno antiborghese. Lo scontro diventa sarcasmo, gioco di accuse e invidie, risentimenti e ricatti sentimentali dal momento in cui si esplicita con crudezza la scelta di rinunciare alla contrapposizione e alla critica da parte di molti appartenenti a questa generazione. Quella consistente schiera, cioè, di giovani dell'intellettualità letteraria e politica spagnola che, bruciando le tappe di una acculturazione tardocapitalista e sotto la protezione del nuovo regime, si lancia verso l'avventura liberista e postmoderna tenendo sottobraccio un aggiornato catalogo di consumismo e pragmatismo che dovrebbe metterla al riparo da ogni senso di colpa.
In questa prima parte del romanzo, la percezione dell'urgenza di una scadenza storica, della necessità di adattarsi alla direzione del forte vento imperante, configura il tema della maturità, del "saper crescere" - come ripete ossessivamente uno dei personaggi, pendolare fra New York e Barcellona che porta ogni tanto a casa le ultime novità dell'impero. Le ragioni degli altri, di quelli impigliati nell'eredità di un pensiero forte, andranno a confondersi con la sorte degli emarginati, abitanti dei vecchi quartieri di quella Barcellona che l'autore ama e ricrea con emozione autobiografica.
Come a dimostrare che questa spaccatura riecheggia antiche dinamiche della società spagnola, il romanzo diventa la ricerca all'indietro di alcune tracce, personaggi e situazioni che ci portano nelle ricorrenti atmosfere del confronto fra "le due Spagne". E qui prende corpo la figura del Pianista, decrepito ma orgoglioso sopravvissuto a tutte le sciagure che hanno segnato la vita della città nell'arco di mezzo secolo. Lo ritroviamo nel pieno degli anni quaranta ancora giovane e speranzoso, vivacchiante fra gli sconfitti di un quartiere popolare che, in fondo, è il vero protagonista di tutta la storia. Alcune delle pagine più belle del libro descrivono infatti l'incursione attraverso le terrazze e i tetti che si affacciano sulla piazza del Padrò, alla ricerca del pianoforte che potrebbe restituire un senso alla vita del taciturno protagonista.
Qui il racconto si immerge in un'atmosfera iperrealista, addirittura quevediana, ma allo stesso tempo fortemente mitizzata, con l'accentuazione del ruolo della città come personaggio vivo e quasi autonomo, dove gli esseri ci appaiono legati a un misero destino non già individuale ma determinato spazialmente, appunto, dalla sconfitta di una comunità. C'è forse una punta di nostalgia che, ricreandolo così amorevolmente, intende rivalutare quel senso di felicità e di speranza asserragliato nei vecchi tempi di povertà e autarchia per contrapposizione alle ansie edonistiche che finiscono per ridurre alla disperazione i perdenti odierni?
A differenza di loro, comunque, i personaggi di quella Barcellona cupa, misera, isolata, esprimono tanti sogni, desideri, erotismo, solidarietà, vivono trasfigurati in un grande immaginario pieno di ricchezze e di valori fondato sulla fame. I rappresentanti dello stato poliziesco e "dell'altro paese" si intravedono appena, solidi, virtuosi, onnipotenti. Immaginati si, ma soprattutto disprezzati. Il disprezzo nei confronti dei potenti, quel sentimento forte che il passaggio alla modernità fa svanire nelle comunità, diventando prerogativa di alcuni individui isolati.
Sebbene siamo di fronte a un tentativo di recupero di memoria delle ragioni e della poetica dei non vincenti, non c'è traccia in questo romanzo di elementi ideologici che in qualche modo sostengano una visione pedagogica del mondo. Nulla oppongono gli spostati, decadenti, lucidi o puri che siano, agli evidenti vantaggi offerti dall'opportunismo politico e dalle arrampicate sociali, se non, appunto, un atteggiamento di sdegnosa distanza. L'origine della distinzione fra gli opposti destini individuali la troviamo, nell'ultima parte del romanzo, ancora più indietro nel tempo, nella brulicante Parigi del Fronte popolare dove il Pianista, allora giovane e promettente borsista, sceglie di tornare in patria per difendere la Repubblica dal golpe fascista, buttando così a mare la sua carriera e meritandosi lo scherno del suo antagonista, il mondano e opportunista Doria, che negli anni diventerà il vincente per antonomasia e, allo stesso tempo, "lo spagnolo universale" e il simbolo dell'accomodamento al potere.
Nella nota che precede l'efficace traduzione, Hado Lyria ci propone la formula di "romanzo impegnato contemporaneo e dubbioso" come definizione possibile per questo libro. "Impegno come affaticata speranza". Non tutto è perduto, insomma, malgrado la visione decisamente pessimista di un mondo dove ogni possibile scatto di progresso, ogni svolta con un senso di futuro, arriva a comportare tali violente lacerazioni e il sacrificio personale di tanti fra i migliori. In questo romanzo, più ancora che nelle altre opere narrative - quasi tutte già note e apprezzate in Italia e per merito delle quali gli è stato concesso nel 1989 il premio Recalmare - Vazquez Montalb n appare dotato di un grande potere di rappresentazione scenica, di una enorme forza narrativa ed emotiva nella creazione di personaggi emblematici e allo stesso tempo irriducibili nella loro tragica condizione individuale. Irriducibilità che è anche sua, come dimostra la peculiarità del suo impegno letterario e giornalistico, indifferente alle mode culturali che imperversano anche nella penisola iberica.

I vostri commenti
  Media Voto: 4.5 / 5 | Invia recensione

Mar. (31-08-2008)
Di Manuel Vāzquez Montalbān prima di questo libro ne avevo letto uno o due polizieschi (il noto Pepe Carvalho). "Il pianista" era, almeno credo, del 1985, edito in Italia dal 1991 da Sellerio editore. E' suddiviso in tre capitoli, i primi due ambientati nella Barcellona anni '40, il terzo e ultimo a Parigi nel 1936. Pur non conoscendo a fondo la storia della Spagna anni '40, soprattutto nel secondo capitolo si coglie una "viva" descrizione di uno spaccato di Barcellona, ambientata in una ristretta zona del (almeno credo) Barrio Chino degli anni '40, a pochi passi dalla Rambla (Carrer de la Cera, Carrer de Botella, Plaįa del Pedrķ - nel libro tradotta come piazza del Padrķ -, ecc., ci sono tuttora). La postfazione della traduttrice Hado Lyria (giornalista e traduttrice spagnola che vive in Italia dal 1958) colloca meglio e chiarisce almeno parte dell'ambientazione e del pensiero di Montalbān (che aveva conosciuto personalmente). Anche lei, proprio all'inizio della sua postfazione, scrive che "Per il lettore abituale di Vāzquez Montalbān questo suo 'Pianista' puō sembrare un'opera assai inconsueta." L'intero libro ruota attorno ad Alberto Rosell, appunto pianista, che nel '36 da Parigi ritorna precipitosamente in Spagna per combattere col POUM - Partito Obrero de Unificaciķn Marxista - (ma lo si legge nel terzo e ultimo capitolo !). Ho apprezzato e letto abbastanza velocemente anche questo libro, soprattutto, come accennato, per le descrizioni dell'ambiente e anche per i pensieri che Montalbān (nato a Barcellona nel 1939, antifranchista militante) esprime tramite i non pochi personaggi. Si desume (e Hado Lyria lo scrive) che "(...) questo romanzo sia legato alle radici e alle vicissitudini di Vāzquez Montalbān (...)". Molto probabilmente una maggior conoscenza della storia recente di quel Paese avrebbe aiutato a comprendere ancora meglio le storie (o si possono usare per "studiare" una parte della storia !), ma la lettura č in ogni modo piacevole e interessante. Buona lettura !
Voto: 4 / 5
oscarbaz oscarbaz@aliceposta.it (05-10-2004)
Ho letto molto di M.V.M. ed a mio parere questo libro č quello che pių lo rappresenta e che te lo fa conoscere per quel grande, grandissimo autore che č stato. Mi manca il suo modo di essere "razionalista".
Voto: 5 / 5

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