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Perissinotto Alessandro - L' anno che uccisero Rosetta

L' anno che uccisero Rosetta TitoloL' anno che uccisero Rosetta
AutorePerissinotto Alessandro
Prezzo
Sconto 15%
€ 9,35
(Prezzo di copertina € 11,00 Risparmio € 1,65)
Prezzi in altre valute
Dati1997, 192 p., 3 ed.
EditoreSellerio Editore Palermo  (collana La memoria)

Disponibilita immediata
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Descrizione
Anni '60. Inverno. In un piccolo paese nelle Alpi piemontesi giunge un commissario di polizia con l'incarico di indagare sulla morte di una ragazza del luogo, Rosetta, avvenuta nel 1944. L'indagine deve svolgersi in gran segreto e il commissario ha come unico referente l'anziano sindaco del paese: per motivi a lui oscuri, nessun altro deve essere informato dell'inchiesta in corso. Al protagonista non rimane che ascoltare le disordinate chiacchiere del sindaco e, attraverso esse, cercare di ricostruire i fatti così come essi si svolsero oltre vent'anni prima. Ma quella del sindaco non è certo una cronaca fedele, e l'omicidio ha radici molto più antiche, radici che affondano nella storia del paese e della Savoia.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Spirito, P., L'Indice 1997, n.10

Intorno agli anni sessanta un commissario di polizia viene inviato in missione segreta in uno sperduto paesino delle Alpi piemontesi. Deve indagare sulla misteriosa morte avvenuta nel 1944 di una ragazza, Rosetta, trovata con la testa fracassata davanti a un antico castello disabitato. Primo referente del commissario è il sindaco del paese, singolare personaggio depositario della memoria locale, che guida il poliziotto nelle sue discrete indagini con logorroica deferenza. Tra vecchi partigiani, bufere di neve e leggende dimenticate il commissario cerca di venire a capo di quel lontano omicidio, dietro il quale sembra nascondersi un indicibile segreto.
Presto il poliziotto - che è anche uno storico e scrittore dilettante - si trova invischiato in una ragnatela di vicende che rimandano a tempi lontanissimi: le voci si intrecciano, e alle memorie partigiane, alle storie del paesino, si sovrappongono quelle di epoche remote, riemergono dal passato figure inquietanti: il Conte Rosso, il nobile Ippolito Berta, brigante morto ammazzato dopo aver vissuto in quel castello diroccato, un pittore amante degli enigmi. Poco alla volta il commissario ricostruisce il complesso mosaico, trova la chiave per decifrare l'arcano, e risolve il caso in un'imprevedibile rivelazione finale.
Semiologo e folclorista, Alessandro Perissinotto usa abilmente tutti gli strumenti a sua disposizione per costruire, al suo esordio narrativo, un giallo dove si mischiano atmosfere e suggestioni di vario genere, dal gotico al "mistery novel". E dove la storia - il succedersi degli eventi nei secoli - ha un ruolo predominante: "Se il racconto del commissario - dirà l'assassino nelle ultime pagine - è cominciato nel 1923, il mio deve partire da molto più lontano, dal 1586 (...) Purtroppo si tratta di una storia che nessuno ha mai scritto e di cui io conosco solo la piccola parte che mi è stata tramandata dal mio predecessore, così come a lui è stata tramandata dal suo".
Tutta la narrazione poggia su questa architettura a incastri e rimandi, cause ed effetti si susseguono fino a disegnare un affresco storico ricco di sfumature dove tutto si fa racconto: raccontano i personaggi, le lettere, i diari, persino gli ex voto nei quali il commissario troverà la soluzione del rebus. Perissinotto risolve la complessità della trama adottando la migliore soluzione stilistica, e cioè la variazione delle voci narranti, dei linguaggi, dei punti di vista. A capitoli alterni raccontano in prima persona ora il commissario (le sue riflessioni) ora il sindaco (nei monologhi rivolti al commissario), ma ben presto il ritrovamento di un diario ottocentesco appartenuto a un ufficiale a sua volta in missione in quei luoghi diventa narrazione nella narrazione, mentre più tardi sarà il commissario stesso ad abbozzare un romanzo ("mi son fatto dare dall'agente Jacono i verbali degli interrogatori, cercherò di trasformarli in un racconto").
Perissinotto utilizza dunque l'apparato semiotico più ampio, dando prova di buona abilità combinatoria, specie nell'adozione dei diversi registri linguistici (il dialetto, il burocratese ottocentesco, il gergo, ecc.), senza venir meno ai classici dettami del genere (la mappa da ricostruire, il tesoro nascosto, il colpo di scena) e senza neppure rinunciare a qualche - seppure accennata e per nulla ingombrante - tentazione di sapore filosofico.
Romanzo ben costruito, "L'anno che uccisero Rosetta" dimostra un'indubbia maturità e consapevolezza narrativa. Tuttavia, come talvolta capita ai testi di buona tecnica letteraria, il racconto sconta una certa rigidità di fondo. Non perché costruito a tavolino: anzi, Perissinotto ha un'autentica forza espressiva, e spesso a questa si lascia andare. È proprio il meccanismo narrativo in sé - il labirinto di voci, di echi e di richiami - che rischia di imbrigliare la scrittura in una finzione dal trucco svelato.

I vostri commenti
9 recensioni presenti.  Media Voto: 4.11 / 5

Roberto Magazzini (15-09-2010)
Originale e intrigante; mi è piaciuto molto. Trovo particolarmente azzeccata la caratterizzazione delle due voci narranti, così come il luogo e il periodo storico dove avviene l'azione. Opera prima (credo), l'ho apprezzato più di altri romanzi recenti di questo scrittore. Ma tutti comunque sopra la media.
Voto: 4 / 5
ardid79 (20-07-2008)
Giallo estremamente raffinato, soprattutto nella costruzione e nell'utilizzo di differenti registri linguistici. Intorno agli anni sessanta un commissario di polizia viene inviato in missione segreta in uno sperduto paesino delle Alpi piemontesi. Deve indagare sulla misteriosa morte avvenuta nel 1944 di una ragazza, Rosetta, trovata con la testa fracassata davanti a un antico castello disabitato. Man mano emergono nel piccolo e sonnolento paesino decine di figure, vive e morte e tanti segreti anche molto lontani nel tempo. La narrazione si svolge alternando le voci del commissario, del sindaco, unendole a vecchie cronache di paese rinvenute. E'un libro affascinante, ma poco fluido: si apprezza molto lo stile, e anche la trama è bella, ma si sente una certa rigidità del tutto che appesantisce la storia. Ho apprezzato di più le opere contemporanee di perissinotto.
Voto: 3 / 5
Massimo (03-06-2007)
Ottimo: piacevole ed originale nella trama e nell’impianto narrativo. Pur nella brevità e concisione, l’autore riesce ad avvincere il lettore con una gradevole “manovra a tenaglia”: da un lato l’inchiesta un po’ sordida, ma intrigante, dall’altro una full immersion nella vera realtà rurale delle vallate….
Voto: 4 / 5
Giuliopez (23-04-2007)
Libro raffinato scritto con intelligenzxa ed originalità. Anche la trama è assolutamente originale e godibile.
Voto: 5 / 5
gigi (15-01-2007)
libro intelligente, scritto con intelligenza. l'inizio lascia un pò perplessi e tende verso la banalità ma è salvato da un penna che non tradisce mai e corre veloce verso un finale affascinante.
Voto: 4 / 5
Benedetta benedetta.colella@tiscali.it (08-02-2006)
Il libro parte in sordina, nel colloquio tra un sindaco pettegolo e confusionario e un commissario fin troppo riflessivo, e prende rapidamente quota: l’assassinio di Rosetta, rispolverato miracolosamente dopo anni di quiescenza, si offre alle più diverse interpretazioni. Politica? Gelosia? Invidia? Niente di tutto questo: nello sconvolgente finale, sarà l’arte (altro che Dan Brown) ad offrire la giusta chiave di lettura al commissario e al lettore
Voto: 4 / 5
roberto cocchis roberto.cocchis@tin.it (30-08-2005)
L'idea di far narrare la storia a due voci alternate è intrigante, ma appesantisce il ritmo, già di per sé lento come si conviene a una vicenda che si svolge in un ambiente così torpido (almeno apparentemente) come quello di un piccolo paese di montagna. L'intreccio, in compenso, è molto ben congegnato.
Voto: 4 / 5
Andrea (23-12-2004)
Intelligente, intrigante e imprevedibile.
Voto: 5 / 5
ludovico casalegno ipertest@tin.it (06-02-2000)
Romanzo raffinato e colto. Evidente lo studio approfondito della vita della valle in cui si è svolto il racconto. Godibilissimo lo stile narrativo, grazie ad un particolare metodo a " due vie ". Meglio resa la figura del primo io narrante ( il poliziotto) rispetto a quella del secondo (il sindaco).
Voto: 4 / 5

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