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Walsh Rodolfo - Variazioni in rosso

Variazioni in rosso TitoloVariazioni in rosso
AutoreWalsh Rodolfo
Prezzo € 8,00
Dati1998, 224 p., 2 ed.
TraduttoreMogavero E.
EditoreSellerio Editore Palermo  (collana La memoria)

Attualmente non disponibile su IBS
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3 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Con questo libro l'autore prosegue quel filone di narrativa poliziesca inaugurata da Borges e Bioy Casares. Tuttavia "Variazioni in rosso" si inserisce non tanto sulla linea delle indagini metafisiche alla Borges, quanto su quella dei classici del racconto inglese e francese. Il risultato è una serie di tre indagini immerse nella quotidianità ma rielaborate delle situazioni canoniche del giallo: la camera chiusa in cui l'assassino è comunque riuscito a penetrare, l'omicidio consumato a distanza e il lacunoso impiego del tempo da parte dei sospettati. E, sempre in omaggio agli archetipi del genere poliziesco, le pagine di Walsh sono affollate di piantine come di orari ferroviari, che ne denotano la discendenza dai maestri del giallo.

http://giotto.ibs.it/cop/copt13.asp?f=9788838914294 Variazioni in rosso Con questo libro l'autore prosegue quel filone di narrativa poliziesca inaugurata da Borges e Bioy Casares. Tuttavia "Variazioni in rosso" si inserisce non tanto sulla linea delle indagini metafisiche alla Borges, quanto su quella dei classici del racconto inglese e francese. Il risultato è una serie di tre indagini immerse nella quotidianità ma rielaborate delle situazioni canoniche del giallo: la camera chiusa in cui l'assassino è comunque riuscito a penetrare, l'omicidio consumato a distanza e il lacunoso impiego del tempo da parte dei sospettati. E, sempre in omaggio agli archetipi del genere poliziesco, le pagine di Walsh sono affollate di piantine come di orari ferroviari, che ne denotano la discendenza dai maestri del giallo. 8,00 new EUR in_stock
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensioni di Morino, A. L'Indice del 1999, n. 01

Finalmente Rodolfo Walsh comincia a essere diffuso anche in Italia, grazie a queste Variazioni in rosso che sono adesso uscite nella nostra lingua, a quarantacinque anni dall'edizione originale e a ventuno dalla tragica scomparsa del loro autore. Tale esordio potrà apparire eccessivamente entusiastico non appena si sia preso atto che, in fin dei conti, preso isolatamente, Variazioni in rosso rischia di esaurirsi in un grazioso libriccino in cui sono raccolti tre racconti ispirati a famosissimi casi polizieschi apparsi in precedenza. Tuttavia, c'è speranza che questa traduzione preluda alla comparsa di una più vasta parte dell'opera di Walsh, fra cui sarebbe opportuno inserire i tre libri-inchiesta Operación Masacre (1957), ¿Quién mató a Rosendo? (1969) e Caso Satanowsky (1973), che permetterebbero un corretto approccio alla figura di un importante scrittore argentino finora rimasto sconosciuto in Italia.

Comunque, seppure stretto fra i limiti di un gradevole e ingegnoso pastiche a partire da intrecci a suo tempo ideati da Edgar Allan Poe o da Gaston Leroux, Variazioni in rosso è innanzitutto testo da leggere e da collocare all'interno della specifica situazione su cui Walsh a suo tempo interveniva, in parte manifestando adesione e in parte esprimendo differenze che col tempo si sarebbero accentuate. Perché il debutto letterario risale al 1953, quando lo scrittore ventiseienne pubblicava un'antologia dedicata alla narrativa poliziesca del suo paese: Diez cuentos policiales argentinos. E, con questo titolo, il giovane Walsh dava seguito più o meno consapevole al progetto che, tredici anni prima, nel 1940, era stato formulato da Jorge Luis Borges, con la valida assistenza di Adolfo Bioy Casares e di Silvina Ocampo.

Volendo precisare tale pezzo di recente storia della letteratura argentina, una prima formulazione del progetto può essere individuata nelle pagine introduttive che Borges scrisse nel 1940 per il romanzo di Bioy Casares L'invenzione di Morel (Bompiani, 1966). Lì, schierandosi contro certa narrativa dell'epoca prodotta in quell'estremità del territorio latinoamericano e da lui giudicata carente di rigore strutturale, Borges scriveva: "Il tipico romanzo 'psicologico' tende a essere informe. I russi e i discepoli dei russi hanno dimostrato fino alla noia che nessun uomo è impossibile: suicidi per felicità, assassini per benevolenza, persone che si adorano fino al punto da separarsi per sempre, delatori per fervore e per umiltà... Questa totale libertà diventa alla fine equivalente al totale disordine. Del resto, il romanzo 'psicologico' vuole anche essere romanzo 'realista': preferisce che il lettore dimentichi il suo carattere di artificio verbale e fa di ogni vana precisione (o di ogni languida imprecisione) un nuovo tocco di verosimiglianza. (...) Il romanzo di avventure, invece, non vuole essere una trascrizione della realtà: è un oggetto artificiale che non tollera alcuna parte ingiustificata. Il timore di incorrere nella semplice varietà successiva dell'Asino d'oro, dei sette viaggi di Sinbad o del Don Chisciotte, impone a quel romanzo un intreccio rigoroso". Ma, con queste righe, non si trattava di una presa di posizione solo da parte di Borges. Nello stesso 1940, il progetto - tutto a favore di una narrativa rigorosamente strutturata e non più all'insegna delle arbitrarietà psicologiche - veniva rinvigorito con la pubblicazione della famosa Antologia della letteratura fantastica (Editori Riuniti, 1997), curata, oltre che da Borges, da Bioy Casares e da Silvina Ocampo. Inoltre, in una ristampa del 1965, ricordando gli anni in cui il volume aveva fatto la sua prima comparsa, Bioy Casares avrebbe ribadito l'idea inizialmente espressa da Borges, rammentando come in Argentina si fosse allora perso di vista "quello che potremmo chiamare il proposito primordiale della professione: raccontare storie" e come, da parte loro, si mirasse a ricondurre la narrativa in quella direzione.

Tuttavia, se la soluzione più immediata veniva individuata nella letteratura fantastica, non per questo c'era dimenticanza quanto alla letteratura poliziesca. Del resto, in una bella raccolta di scritti firmati da Borges tra il 1936 e il 1940 e recentemente proposti anche ai lettori italiani - Testi prigionieri (Adelphi, 1998) -, l'interesse per il romanzo poliziesco si manifestava con vigore, mediante frequenti segnalazioni di autori come Ellery Queen, Michael Innes, Dorothy L. Sayers, Eden Phillpotts e numerosi altri, tutti responsabili di trame in giallo. Inoltre, erano - quelli - gli stessi anni in cui Borges e Bioy Casares dirigevano una collana specializzata in tale genere, "El Séptimo Círculo", sotto la cui etichetta sarebbero stati tradotti molti autori di lingua inglese, ma non sarebbero mancati nomi argentini quali - per citarne solo alcuni, perlopiù ignoti in Italia - María Angélica Bosco, Manuel Peyrou e Luis Pérez Zalaschi. E, ancora, nel 1943, all'Antologia della letteratura fantastica ne avrebbe fatto seguito un'altra dedicata proprio alla narrativa poliziesca - I signori del mistero (Editori Riuniti, 1996) -, questa volta a cura dei soli Borges e Bioy Casares. I quali, intanto, stavano pure dando alle stampe, con gli pseudonimi di H. Bustos Domecq e di B. Suárez Lynch, due romanzi polizieschi da loro stessi scritti: Sei problemi per don Isidro Parodi e Un modello per la morte (Editori Riuniti, 1978). E, quanto a Silvina Ocampo, neppure lei si esimeva dal confezionare trame in giallo, se è vero che - parallelamente alle sue prime raccolte di racconti fantastici - nel 1946 pubblicava Chi ama, odia (Einaudi, 1988), redatto a quattro mani col marito Bioy Casares. Su questo clima ricco di fermenti e di collaborazioni, esiste una preziosa testimonianza di prima mano, purtroppo finora mai proposta ai lettori italiani: Memorias. Infancia, adolescencia y cómo se hace un escritor (1994), in cui Bioy Casares ripercorre gli episodi salienti di quel periodo: le letture giovanili, i primi tentativi nello scrivere, l'incontro con Borges, i progetti portati a termine e quelli solo ideati, le imprese editoriali all'insegna degli entusiasmi condivisi...

Alla luce di tali dati, la comparsa nel 1953 dell'antologia Diez cuentos policiales argentinos a cura di Walsh ha motivo di apparire in linea con una tendenza che trova il suo punto di avvio negli interventi effettuati dalla triade Borges / Bioy Casares / Ocampo nel corso del decennio precedente. Comunque, in quel 1953 Walsh non si limitava a raccogliere in un'antologia i pezzi esemplari del genere poliziesco prodotto in Argentina. In quello stesso anno, mentre lavorava come correttore di bozze e traduttore di romanzi gialli per la Editorial Hachette di Buenos Aires, Walsh pubblicava pure la sua prima prova narrativa: Variazioni in rosso, per l'appunto, a suo tempo molto lodata da Gabriel García Márquez, allorché questi era ancora un giornalista felice e sconosciuto nella Cartagena dei primi anni cinquanta. Si tratta di tre racconti polizieschi introdotti da una breve presentazione dell'investigatore che dovrà far luce sui successivi casi: Daniel Hernández, citato anche con le sole iniziali D. H., nel cui nome sembra di poter leggere un omaggio a Dashiell Hammett. E, come già indicato, le tre inchieste non sono articolate in modo tale da presentarsi come intrecci inediti, a parte la prima, in cui, attingendo alla sua esperienza lavorativa in campo editoriale, Walsh propone un enigma a base di bozze irregolarmente corrette per motivi che, una volta individuati, permetteranno di approdare alla risoluzione del caso. Ma, al di là di questa trovata, le altre inchieste sono volutamente congegnate nei termini di abili montaggi di situazioni poliziesche divenute ormai classiche, quali l'omicidio perpetrato in una stanza chiusa dall'interno e l'assassinio compiuto a distanza. Resta il fatto che, malgrado certa ovvietà di questa sua prima prova narrativa, Walsh è lontano dal consumarsi nei tratti di uno fra i tanti emuli di Borges, dal momento che in Argentina viene spesso ricordato come l'anti-Borges, come uno scrittore che, invece di evitare immersioni nel presente, non si sarebbe astenuto dal coinvolgersi in prima persona nell'attualità, fino divenire vittima di un impegno politico vissuto senza mai risparmiarsi.

E, in merito, sarà il caso di scendere nei dettagli. Quanto all'opera, dopo il precoce omaggio alle proposte formulate a partire dal 1940 che l'esperimento di Variazioni in rosso rappresenta, a soli quattro anni di distanza Walsh avrebbe fatto apparire Operación Masacre, indagine a caldo su una pagina insanguinata della storia argentina dell'epoca. E, ciò facendo, avrebbe dato prova che a interessarlo veramente era mettere la letteratura al servizio della storia e risolvere dolorosi misteri cifrati nella realtà immediata del suo paese. Infatti, velocemente esaurita la formula della finzione poliziesca, Walsh avrebbe allontanato lo sguardo dagli enigmi consegnati fra le pagine della tradizione letteraria e - soprattutto in questo differenziandosi da Borges - si sarebbe mosso nella volontà di decifrare brani della più buia storia a lui contemporanea. In tal modo, mentre l'antico maestro si appartava dedito a redigere prose perfette senza mai prendere posizione sul presente, l'allievo preferiva passare ai metodi di un giornalismo battagliero, noncurante di perfezioni formali e di sottili inquietudini metafisiche. Ma così, quanto alla vita di quest'ultimo, col trascorrere del tempo non essendo mai venuto a meno l'impegno nello svelare e nel denunciare mistificazioni e soprusi, l'epilogo non avrebbe potuto essere più drammatico.

Ritenuto voce di una sinistra da mettere a tacere e arrestato il 25 marzo 1977, Walsh sarebbe svanito senza lasciare traccia e il suo nome avrebbe finito per essere incluso nell'elenco delle persone scomparse durante la dittatura militare argentina di quegli anni. Ed è
seguendo la linea di tale traiettoria - iniziata nella ripresa di collaudate formule borgesiane, poi dirottata verso un'idea della letteratura come mezzo correttivo della realtà e infine stroncata per la sua carica eversiva nei confronti di un certo ordine -, che più si spiega come Walsh sia stato definito l'anti-Borges. Perché nella sua figura si ritrova racchiusa in emblema l'altra faccia dello scrittore d'Argentina: quello che, restio a isolarsi in una labirintica biblioteca, tra cifrature cabalistiche e antichi testi ermetici, si è adoperato nello svelare foschi eventi orditi fra le ombre del potere politico. Ma, ai tempi di Variazioni in rosso, era ancora il momento breve in cui i maestri non venivano messi in discussione e, nell'apprendistato allo scrivere, l'intento era di legarsi a modelli che una realtà tutt'altro che trascurabile erano comunque riusciti a correggerla: quella relativa alla letteratura argentina. In seguito, Walsh avrebbe manifestato un temperamento incapace di attenersi all'àmbito letterario inteso come spazio in cui esercitarsi a elaborare finzioni sganciate dal mondo quotidiano. E, orientando il suo lavoro su questa linea, si sarebbe a sua volta racchiuso in un modello all'interno della stessa letteratura argentina. Perché è sulla scia lasciata a partire da Variazioni in rosso - e di certo non su quella lasciata da Borges - che avrebbe potuto emergere uno scrittore quale Osvaldo Soriano, pure lui attivo nel giornalismo, pure lui ignaro di illustri tradizioni familiari, pure lui venuto dalla provincia, anziché dalle atmosfere algide e depurate di certa aristocrazia bonaerense.

Comunque, a mo' di provvisoria conclusione, in attesa che altri e più significativi titoli di Walsh trovino spazio nelle librerie italiane, è bene chiarire che non si vuole indicare la superiorità di un modello rispetto all'altro. Anche solo perché, se per assurdo così si intendesse fare, occorre innanzitutto prendere atto che sul versante di Borges ha posto un'opera compiutasi nel trascorrere di tutta una vita, mentre sul versante di Walsh ha posto un'opera cui è stato brutalmente impedito di compiersi. È piuttosto il caso di indicare come la narrativa argentina, al di là di certi stereotipi assecondati da una sua parziale conoscenza, sia lontana dal riassumersi nel titolo delle magistrali Finzioni borgesiane e nell'eredità che quelle Finzioni hanno trasmesso. A partire di lì
- nel gesto di adesione che le Variazioni in rosso stanno a significare, ben presto seguito dalla radicale svolta determinatasi con Operación Masacre -, si individua un'altra idea della letteratura e, insieme a questa, un'altra tradizione segnata in profondità, dove la storia del presente e i suoi squilibri più dolorosi non sono oggetto rimosso a favore di un passato da ricomporre in belle frasi di impeccabile saggezza. E, in tali circostanze, la struttura del racconto poliziesco avrebbe finito per rivelarsi utile non più a confezionare sulla pagina trame letterariamente perfette, bensì a denunciare fatti dell'attualità che una vigile coscienza civica non tollerava rimanessero chiusi fra i contorni di un enigma.

I vostri commenti
  Media Voto: 4 / 5

ric richimcmurphy@libero.it (27-03-2011)
"Era una notte buia e tempestosa.." Maledetto Rodolfo, mi hai fregato 2 volte su 3...palla al centro: tocca ad operacion masacre...
Voto: 4 / 5
gianni cremarossa (29-04-2006)
Al contrario del Signor Stefano, io ho trovato la lettura di questo libro molto interessante e la consiglio a tutti coloro che si vogliono avvicinare alla cultura argentina. Per quanto riguarda il fatto che Rodolfo Walsh sia sparito dalla scena letteraria , senza per questo voler polemizzare con il Signor Stefano, è dovuto al fatto che lo scrittore-giornalista Walsh ha pagato con la sua vita e con quella della figlia le sue idee.E' stato ucciso dai militari argentini nel 1977. Consiglio di leggere l'articolo di accusa contro la giunta militare dallo scrittore . Cordiali saluti.
Voto: 5 / 5
Stefano (14-01-2005)
Libro per specialisti del genere (di cui non faccio parte), pena la presa in considerazione dell'assoluta mediocrità investigativa, tanto mediocre che nemmeno lo avresti immaginato. L'indicare una precisa pagina per ogni racconto, al raggiungimento della quale sei definito abile alla soluzione, non fa altro che peggiorare la situazione;passano le pagine ma puoi solo tirare ad indovinare! Sfida dura e per questo stimolante ed avvincente. Parlando invece dello scrittore e del suo stile, rimane veramente impresso il rigore strutturale con cui affronta i tre racconti. Non ho letto nientaltro di lui ma oggi non mi meraviglio del fatto che affrontando con lo stesso spirito e stile i problemi sociali di un'Argentina dittatoriale, alla fine sia sparito! Proprio per questo motivo leggere Operación Masacre sarebbe veramente interessante.
Voto: 3 / 5

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