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Fusco G. Carlo - Guerra d'Albania | Il libro è un omaggio alla memoria della Divisione "Acqui", agli "undicimila di Cefalonia" massacrati nel settembre del 1943. Quei soldati decisero di resistere e di morire per un referendum, caso unico nella storia militare. Un intero esercito abbandonato a se stesso, soldati laceri che, però, non rinunciarono alla dignità personale e a una vaga speranza, in conflitto con l'istinto di sopravvivenza e la resa. "Guerra d'Albania", con l'immediatezza di un reportage, è raccolta di testimonianze delle tragiche giornate che si svolsero sul fronte greco-albanese, ritratti dei volti e delle gesta dei protagonisti, descritti sempre con un senso di profonda umanità.
Media Voto: 4.5 / 5maurizio codogno xxxmau@spambob.net (24-12-2006) La "guerra d'Albania" narrata in questo libretto è quella che di solito noi chiamiamo "guerra di Grecia". Dato che però, salvo la prima avanzata di sorpresa, si è tenuta tutta in territorio albanese Fusco ha preferito dargli questo nome. Sembra incredibile che un resoconto che sembra scritto oggi, visto lo stile molto spezzettato e pieno di riferimenti anche spiccioli alle storie dei singoli soldati sul fronte, sia stato scritto nel 1961. Sembra purtroppo molto meno incredibile vedere come gli alti comandi del nostro esercito fossero interessati solo a farsi belli tra di loro e ideare chissà quali piani, senza vedere le condizioni dei soldati che mandavano allo sbaraglio.
Prima di arrivare alla breve postfazione di Beppe Benvenuto, scopriamo che Fusco dedica qualche pagina all'eccidio di Cefalonia, anche se tecnicamente non farebbe parte della guerra. Ma bastano quei pochi tratti a fare vedere l'orrore in tutto il suo macabro dipanarsi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Tino Cobianchi (02-05-2002) Il titolo non deve trarre in inganno il lettore: l’autore, con lo stile ironico e sarcastico che contraddistingue i suoi scritti, “centra” il libro sull’Albania, dato che in Grecia “mai le truppe di Mussolini misero stabilmente piede se non grazie al soccorso dei tedeschi”. Le vicende raccontate dal giornalista e scrittore spezzino morto nel 1984, non offrono però occasioni di sorriso: lampanti nella loro desolazione sono i fatti rievocati. Lo scrittore narra, con precisione e “umile senso di verità”, l’eroico comportamento cui diedero prova i soldati italiani che presero parte, dall’ottobre 1940 all’aprile 1941, all’operazione detta “Evenienza G” e che, nelle intenzioni del regime, doveva essere un “balzo irresistibile”. Dalle pagine del libro emerge invece come di irresistibile, ancor prima della reazione rabbiosa opposta dai greci, furono le condizioni atmosferiche che segnarono l’avanzata italiana: la pioggia, il fango e il freddo. L’autore con stile sobrio rievoca i fatti di quell’infelice esperienza e le umiliazioni cocenti che le nostre truppe, impreparate, inadeguate, mal nutrite e ancor peggio guidate, subirono. Molto toccanti sono le descrizioni delle vicende belliche che riguardano i soldati al fronte; graffianti invece sono i ritratti riservati ai comandi e agli uomini del regime: “figurette metafisiche, come oppresse da un destino di dilettantismo e faciloneria”. Il quadro che emerge è “caldamente affettuoso verso i soldati, fanti e alpini; meno simpatico con i comandi” di cui in pochi magistrali tratti è tratteggiata ”la spavalda superficialità nel sottovalutare la combattività dei greci, le insidie del clima e dei luoghi”. La guerra di Grecia e Albania è ricostruita, in questo testo del 1961, “nella sua verità di cronaca in un reportage tecnicamente perfetto” e per molti versi tragica. In particolare l’autore dedica all’eccidio Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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