|
|  |
Dovlatov Sergej - Il parco di Puskin | Anarchico, vagabondo, individualista, solidale con ogni eversione solitaria: le narrazioni di Dovlatov posseggono un'incantevole forza di immedesimazione per il lettore. Voce narrante e protagonista insieme di storie che hanno l'inconfondibile marchio del vissuto, la prosa rapida e classica di Dovlatov dà un "ordine lirico" - è stato detto - a un caos naturale. E trascina in viaggi, lungo il percorso di una trama, in un mondo popolato di umoristi naturali, che esprimono la totale insensatezza esistenziale, la casualità che stringe nel paradosso ogni genere di personalità: siano essi i confusi emigrati ex dissidenti, siano gli stralunati ubriaconi, mezzi intellettuali mezzi barboni, suoi amici nell'URSS anni Settanta, come in questo romanzo.
8 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5Gianluigi (15-03-2010) Ho comperato per caso questo libro finendo per acquistare tutti quelli disponibili di questo straordinario autore che riesce a descrivere magistralmente e con un tocco di lucida ironia la sofferenza dell'uomo sovietico, dell'individuo al quale non si consente di esprimersi e che, per tale ragione, finisce per lenire con l'alcool la sua enorme sofferenza interiore.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Franco (30-03-2008) Ho preferito La valigia, ma come si fa a dare meno di 5/5 a un libro così? Ad una voce così unica, vivace ed accattivante come quella di Dovlatov? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
aprireilfuoco aprireilfuoco@gmail.com (07-10-2007) I libri di Dovlatov sono il vangelo degli sconfitti, una preghiera inesaudita, una disperata richiesta di appartenenza al genere umano, un inno al fallimento e una pernacchia alla vita.
C'è più poesia sul fondo del bicchiere di Dovlatov che nei cuori di tutti gli scrittori italiani viventi.
Vieni compagno Dovlatov, prendi una sedia e vieni a farti un bicchierino con noi, al grandioso tavolo dei perdenti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nat nat.nat05@libero.it (11-09-2007) Risate e lacrime... E' quel un'pò di amarezza che ti rimane dopo averlo letto "Il Parko di Puskin" o "Zapovednik" ("Riserva")...Anche in italiano (!).
I libri di Sergey li ho letti tutti, molte situazioni, frasi mi vengono in mente tutti i giorni, ma questo mi fa riempire il cuore di nostalgia e l'impressione di aver perduto qualcosa per sempre.
Sono felice che i lettori italiani hanno capito e apprezzato questo scrittore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimiliano Guarda (23-06-2006) Questo autore è fenomenale. Ho iniziato da questo libro, ma ad uno ad uno mi sono comperato e letto anche gli altri.
Assolutamente da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sergio resta hotsurgery@libero.it (17-06-2006) Leggere Dovlatov é abbandonarsi a un passatempo colto, che non ammette distrazioni.
Le numerosissime citazioni storiche contemporanee e letterarie devono essere soddisfatte da una rivisitazione dei "sacri testi" onde non oscurare il significato del libro.
Allora, e solo allora, Dovlatov appare grande, strepitosamente umano, incredibilmente fragile.
Annientare la realtà con generose dosi di alcool e fumo accomuna lo scontento di regime di allora a quello di oggi.
La repressione ideologica operata in Russia e descritta senza amplificazioni nè paternalismi non trova pari nella narrativa dei contemporanei dell'est.
A Dovlatov compete il merito di aver criticato l'establishment passando per il cuore, attraverso la scomposizione del quotidiano, della semplicità dell'esistenza.
Il risultato letterario é un fulgido esempio di intelligenza descrittiva che proietta il lettore nella realtà delle cose umane, impastate di politica, che convergono verso l'inquietante dubbio: "...la libertà... é quella che vivo?".
Sergej..troppo presto ci hai lasciati.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Osvaldo (11-01-2005) Ho letto "solo" 40 pagine,ma mi bastano per dire che è STRAORDINARIO.....non ridevo così da molto tempo. Lo consiglio vivamente, leggete e passate parola sono soldi spesi bene.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Spiavshyj krasavec (25-10-2004) Stupendo! Forse il capolavoro di Dovlatov! Meno deliziosamente sgangherato di Nashi (Noialtri) e Chemodan (La valigia), ma di una concentrazione e un'intensità commoventi. Come tutti i capolavori della letteratura russa, fa sbellicare dalle risa tra le lacrime. Chiaro segno di qualità. Complimenti alla traduttrice, che come al solito si è sbattuta in modo ammirevole: ha un modo un po' invadente di rimaneggiare il testo, ma il lettore medio non ha che da esserle grato (se non altro perchè è stata la stessa Salmon a introdurre Dovlatov da noi!). Centodieci e lode - altro che Pelevin, Denezhkina e i fiori del male russi! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Dovlatov Sergej |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|