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Bolaño Roberto - Un romanzetto canaglia | Nella letteratura di Bolaņo, dalle numerose e multiformi finzioni, sovrabbondano i personaggi. Nessuno di essi č mai quello che si dice banalmente una persona normale, anzi sembrano montare un bazar di stranezze, quasi a voler esprimere dolorosamente l'assurdo e il grottesco. L'autore li tratta con lo stesso distacco sentimentale con cui guarderebbe ad animali che innocentemente e immancabilmente confondono il bene col male ma con una netta propensione al male. E si capisce che per mezzo di essi Bolaņo vuole argomentare narrativamente contro l'irreale piattezza, mascherata di quotidiano e di realismo, con cui viene oggi rappresentato il mondo nella cosiddetta cultura di massa.
| La recensione de L'Indice |

"Adesso so che la vicinanza non esiste. Qualcuno ha sempre gli occhi chiusi. Uno vede quando l'altro non vede. L'altro vede quando uno non vede". Una ragazza di Roma, dopo aver perso i genitori in un incidente d'auto, subisce uno strano mutamento della percezione: č sempre giorno per lei. Vede solo "sole e luce ed esplosione di finestre". Non esiste pių il buio, sostituito da una luce che acceca, e che elimina il tempo annullando i passaggi dal giorno alla notte. Nel corso del libro la ragazza si prostituisce con un cieco, ex attore di film mitologici. Il suo personaggio era Maciste. Ora rimane solo il suo corpo "enorme e bianco e simile a un frigorifero rotto". Il gigante cieco volge gli occhi verso di lei come se la vedesse, le chiede se č nuda. Č tutto un disincontro fra ciechi questa piccola storia. Anche i personaggi che vedono, e che per lo pių passano il tempo guardando la televisione, telequiz e videocassette, film porno, ma anche horror, "quelli di orrore psicologico, quelli di orrore poliziesco, quelli di orrore bellico", in realtā non vedono nulla. O vedono qualcosa che potrebbe anche essere diverso da come appare, o che risulta diverso da come lo pensavano. L'auto su cui sono morti i genitori della ragazza era gialla, ma poi, dopo l'incidente, non č di nessun colore. Due fratelli in realtā risultano non essere fratelli, uno č libico, l'altro bolognese. Ma tutti li ritengono fratelli. La protagonista non puō fare a meno di pensare "a tutte le cose dall'apparenza strana che si presentano quando meno te lo aspetti e che in realtā sono sempre sotterfugi che nascondono qualcosa di diverso, un'altra cosa". La realtā č impossibile afferrarla, i sentimenti sono ingannevoli o inutili, tutti sembrano, o si sentono, sul punto di diventare pazzi, non c'č niente che si possa dire con certezza dopo la catastrofe. Questo piccolo romanzo, scritto da Bolaņo come operina minore mentre attendeva a 2666, la sua grande opera da poco uscita postuma in Spagna, si presenta con un impianto insolitamente tradizionale. Una sola voce narrante, un solo punto di vista, un ordine cronologico preciso. Eppure lo smarrimento che crea č quello a cui Bolaņo ha abituato i suoi lettori. La collocazione romana deriva da un progetto della Random House Mondadori: inviare un certo numero di scrittori in diverse capitali del mondo affinché vi ambientassero un romanzo. Ne č uscita una collanina chiamata "Aņo 0", cui hanno partecipato Rodrigo Fresán, Santiago Gamboa, Rodrigo Rey Rosa. La Roma di Bolaņo č una Roma senza connotati. Una Roma di non luoghi e videoteche, dove il presente č un tunnel di giorni e sere davanti alla tivų. Dove il passato č la gloria di paccottiglia di un attore di film di serie B che era stato amico di calciatori di serie A e attrici di serie B. Dove la cosa pių buona da mangiare sono panini preparati con salse che li rendono simili a quelli degli aeroporti (ma Bianca, la protagonista, forse non č mai stata in un aeroporto). Dove una casa in stile fascista con i pavimenti di marmo appare simile a un castello, anche se nessuno ha pių fatto le pulizie da anni perché il padrone č cieco, e si aggira tutto solo nella sua palestra personale, davanti a specchi dove non puō vedersi, o nella sua biblioteca, fra scaffali senza libri. Non č difficile ravvisare in questa storia lo stato d'animo di uno scrittore che in quel tempo stava attraversando l'accecante orrore di una vicenda reale eppure inafferrabile, quella delle donne uccise a Ciudad Juárez, che occupa la parte centrale di 2666. "E mi lasciai fare l'amore dal mio amante o dal mio capo, per me era lo stesso, senza dire niente e senza sentire niente. Prima che fosse l'alba, mentre rincasavo in taxi, mi sembrō che stavo per morire". Cosė conclude uno dei capitoli la voce di Bianca, la ragazza che piange in un mondo dove il buio non esiste. Maria Nicola |
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