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Scerbanenco Giorgio - Uomini ragno | Stupisce che questi quattro racconti di Scerbanenco non siano stati notati e ripubblicati prima d'ora, per la verità che portano, nonché la loro importanza di testimonianza su come fu vissuto un periodo storico. Forse perché furono pubblicati nell'unica edizione nel 1946, tempi difficili e fragili di passaggio. Forse perché la successiva fama di inventore della "Milano calibro nove" mise in ombra l'altra, importante, produzione dello scrittore. Sono racconti di guerra, ambientati negli anni feroci. Il primo nel periodo in cui sta maturando l'alleanza con Hitler, e del nuovo clima di complicità è vittima un giovane capitano del controspionaggio italiano che scopre un complotto nazista e viene abbandonato dai suoi comandi. Gli altri tre si svolgono quando l'Italia è occupata dall'esercito tedesco: la caccia solitaria contro una spia nazista infiltrata a Napoli; una trappola contro una linea partigiana che aiuta esuli a fuggire; la vendetta contro un agente che deporta ebrei italiani attraverso la Svizzera. E sono racconti sulla paura, senza dubbi o reticenze, da parte di uno scrittore pessimista e del tutto poco fedele a qualsiasi ideologia, su chi questa paura ha seminato e ne porta la colpa.
| La recensione de L'Indice |
 I racconti di Giorgio Scerebanenco, che Sellerio ripubblica a distanza di sessant'anni dalla loro unica edizione, prima che una rara prova di eleganza narrativa, sono una spia significativa dei rapporti italotedeschi nel decennio 1935-45. Gli "uomini ragno" sono i tedeschi, "i veri tedeschi, quelli che non sono uomini. Si può essere anche una cosa qualunque, ed essere tedeschi. Per esempio il cianuro è tedesco, i terremoti sono tedeschi, le guerre sono tedesche". Tutte e quattro le storie rivelano una naturale repulsione nei confronti delle "bestie". Nella prima, ambientata a Milano nell'autunno del 1935, un capitano del controspionaggio italiano cade vittima dell'isolamento delle gerarchie fasciste e della ferocia germanica per aver scoperto un'associazione eversiva nazista in Italia. La seconda ha per protagonista un infiltrato tedesco che, a guerra ormai inoltrata, smantella un nucleo partigiano, cercando di inviare alcuni falsi messaggi agli alleati. Segue quella che racconta di un'imboscata ordita da un militare dell'esercito germanico, fortunosamente sventata da un gruppo di partigiani. Nell'ultima, che ha per scenario la guerra quasi conclusa, alcuni ebrei rifugiati in Svizzera diventano ancora una volta vittime della ferocia nazista. Nei racconti di Scerbanenco l'Italia e la Germania non sono semplicemente due realtà distinte, ma due universi distanti. Così il viso della bella e italianissima Adina è "chiaro e dolce, con occhi angelici", a differenza della "scia bavosa" lasciata dai tedeschi, che "sono viscidi" e hanno "la cotenna sopra la nuca". Napoli ha un "dolce tepore, che non esiste neppure alle isole Hawaii, e in nessuna altra parte del mondo"; Milano è "la bella città", "con un sole che non scalda e che sembra un po' affaticato, come anemico, e che pure fa brillare tutte le cose, e le vetrine, e gli occhi delle donne, e gli occhi degli uomini che guardano le donne". La Germania resta invece inchiodata in un grigiore tetro e condannata a uno stato di prostrazione. E gli "uomini ragno", che di quella terra sono rappresentazione, si riconoscono proprio perchè camminano in modo diverso, si muovono e parlano amorfamente, perfino il loro respiro non sembra umano. Non sono eroi, questi tedeschi di Scerbanenco, ma non sono nemmeno degli antieroi, né tanto meno hanno l'ambizione di rappresentarne la tragicità. Sono, molto più squallidamente, un tipo di bestia che "non ama e non capisce il bello. Anzi, che lo disprezza". A metà tra le cronachette sentimentali dell'Ottocento e il miniaturismo di certi scrittori francesi come Jules Renard, Uomini ragno anticipa l'atmosfera cupa che si rivelerà qualche anno più tardi nella "Milano calibro nove", dimostrando tutto l'eclettismo e la duttilità stilistica di un narratore italiano venuto dall'Est. Filippo Maria Battaglia |
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.83 / 5Fedo (19-11-2007) 4 racconti stupendi letti in una notte Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo (03-04-2007) Ecco qua un grande, con una raccolta finora inedita, sorprendente e che lascia senza fiato. Quattro perle: asciutte, precise, dure che arrivano contemporaneamente al cuore e al cervello. Quattro pillole d’arte: fredde fuori caldissime ed emozionanti dentro. E poi… le descrizioni: di una semplicità disarmante, ma allo stesso tempo più incisive di una diapositiva a colori. Il primo racconto, poi, nella "sua" Milano è indimenticabile: quando c’è Milano di mezzo, state pur certi che il “nostro” dà il meglio di sé.
Un fuoriclasse, non s’è che dire: giù il cappello!!!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Catta (25-11-2006) Quattro racconti semplicemente straordinari!
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo (05-10-2006) Straordinari racconti, indispensabili per ricordare quale rischio ha corso l'Europa solo 60 anni fa! Consigliabili a chi è a corto di memoria e pretende di mettere sullo stesso piano i combattenti delle due sponde! Superato il primo impatto con uno stile di scrittura un pò "strano" (Scerbanenco, in fondo, era ucraino) la lettura fila via veloce ed il lettore si immerge nell'atmosfera cupa di quegli anni (1935-45). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Raffaele (04-09-2006) Questo inattesa riedizione è costituita da quattro racconti di intenso coinvolgimento emotivo di ambientazione italo svizzera. Si presentano al lettore come quattro autentiche rasoiate sferzate dal migliore Scerbanenco ad uno dei periodi più cupi della nostra storia (prima della caduta del nazifascismo di poco antecedente il termine del secondo conflitto mondiale). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Emiliano elbuitre75@tiscali.it (29-07-2006) I 4 racconti di Scerbanenco portano un pò lontano dalla sua "Milano calibro nove" ma rimangono di un livello superiore alla media. L'ambientazione e la descrizione dei personaggi è essenziale ma di una precisione stupefacente e, con la sua scrittura, riesce a farci entrare direttamente nella vita dei personaggi che narra. Una piacevole riscoperta! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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