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Recami Francesco - L' errore di Platini | Gianni e Sabrina, trentenni, lui piccolo lavoratore autonomo, lei casalinga, hanno una vita assolutamente, televisivamente, normale, con una triste sciagura: la figlia definitivamente cerebrolesa. Nulla manca alla loro normalità, dal lessico alla messa in piega, e tutto manca alla loro felicità, ma non tanto da renderli infelici. Una sola cosa posseggono sicuramente: loro stessi, l'uno e l'altra e la piccola figlia immota e silenziosa. Finché non arriva una vincita al totocalcio, non così piccola da spenderla spensieratamente, ma non abbastanza grande da cambiare la vita. Ma qualcosa deve cambiare inesorabilmente. E ciò che cambia è la coscienza che Gianni e Sabrina hanno di se stessi. D'un tratto si sentono superiori, come se fossero passati dall'altra parte dello schermo. Immaginano di essere diventati in grado di scegliere, padroni di un proprio destino, questo il male che si insinua. E perdono l'unica cosa che possiedono sicuramente. Un racconto freddo, pessimista, con una fine naturale e crudele, in cui i personaggi sono messi a nudo - nei pensieri e nei sentimenti - mentre agiscono le leggi dell'egoismo.
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.5 / 5silvia pc-silvia@hotmail.it (13-10-2008) Scrittura un po' freddina, poca punteggiatura, sembra quasi una sceneggiatura; ed in effetti con quella morte per futili motivi sembra un po' un soggetto per un film alla "f.lli Coen"... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
ALESSANDRO SPAZIANI (01-04-2007) Lancinante, un bisturi che taglia il burro di tanta pseudoletteratura. Più che una voce un urlo dal mondo del disagio e della disperazione che colpisce la famiglia-tipo di fronte al dramma del figlio/a disabile grave. Intelligente la trovata parossistica della vincita ai fini della narrazione; ma in casi simili la tragedia può purtroppo scatenarsi anche nella quotidiana consuetudine dell'alienazione cui spesso porta il vuoto - ve lo assicuro per esperienza personale - che ti si genera attorno per l'inevitabile atteggiamento mai "normale" (tra i limiti dell'indifferenza e del pietismo) del resto del mondo che ti circondava nei confronti di un bambino/a "diverso/a". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giovanna (08-01-2007) Un libro molto bello, un libro, in epoca di bestseller e romanzi di intrattenimento, che è vera letteratura, che, come la vera letteratura, racconta la complessità del mondo e dell'uomo, con asciuttezza e lucidità. Da leggere, e far leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mimo (13-10-2006) Secondo me è un libro molto importante ma in pochi sembrano essersene accorti. Perfetto quando cerchiamo il libro che ci racconti chi eravamo negli anni ’80. È un libro molto triste, anzi crudele, un libro deprimente sullo stato della nostra società, scritto però con un distacco e con occhio apprensivo. E nello scrittore si sente anche ironia amara. Il monologo finale di Sabrina sotto l’ombrellone è sensazionale, o la vincita del concorso di "Miss Simpatia" come momento piu' felice della sua esistenza. Quando dice "scemi che siete ragazzi" Sabrina e' il personaggio piu' riuscito. Cosi' come la serie di parole, concetti basilari, che e' l'identita' della 'piantina'. Luce, Gente, gente, gente, male, luce, gente. Linguaggio secco molto forte. O la banalita' del padre e delle sue automobili e dei sui cataloghi. Davvero un libro fortissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
vincenzo caronia v.caronia@libero.it (10-10-2006) Un racconto breve ma pesante, che racconta noi stessi, il peggio che è in noi e che ci sembra lontano, distante, ma è presente nella più spicciola vita quotidiana, che con qualsiasi avvenimento può scatenarsi ma che purtroppo e per fortuna non può distruggerci ma incancrenirci nella nostra usuale, drammatica, abituale normalità. E' il manifesto del nostro pessimismo, dell' adagiarsi nella continuità della vita così com'è, dove si intravede il diverso, il migliore, ma sempre pallido e distante, impossibile da raggiungere, senza accorgerci che è qui, accanto a noi, che ci affanniamo a cercare la felicità altrove e mai dove è, dove dovremmo guardare, cioè dentro noi stessi. E' bellissimo e crudele. E' vero come tutte le cose che ognuno di noi fa ogni giorno, che ci lasciano indifferenti ma che probabilmente sono drammi, felicità, momemti unici che non conosciamo abbastanza. E in tutto questo la persona tutto sommato migliore e la povera Marina, che nel suo dramma vive l' esistenza più pacata di tutti, in una calma che tutti gli altri si affannano a cercare e che non trovano, non possono trovare. Ed è infatti l' unica che paga alla fine. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gino (20-09-2006) Un romanzo scritto benissimo, un libro sulla famiglia che ci racconta come molte dei mali della società attuale derivino dagli anni '80. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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