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Camarrone Davide - Lorenza e il commissario | Lorenza è una squillo d'alto bordo. Vive a Roma come una specie di dandy al femminile. Ma viene spesso nella natia Palermo per incontrare qualcuno dei suoi riservati e selezionati clienti, e forse anche, svagata cultrice di colte malinconie, per riepilogare le tracce della sua infanzia borghese. Dietro l'ultimo messaggio, che la chiama di notte in piazza Rivoluzione, sotto la statua del Genio, trova il cadavere del prossimo appuntamento: un ricco avvocato, ben inserito. Un omicidio nel giro della cocaina: Lorenza sembra una testimone di routine. Invece qualcosa le precipita addosso, e un vortice di persecuzione l'avvolge: il magistrato dalle delicate frequentazioni, personaggi troppo accorti per non essere esperti istituzionali di complotti, e soprattutto un killer che le semina dietro cadaveri come se cacciasse i suoi cacciatori. E la fuga diventa di necessità un'inchiesta, perché la sola via di scampo resta la verità. L'aiuta l'unica persona che vuole crederle, il commissario Paternò. Enigmaticamente la pista principale sembra connessa all'eredità del nonno, un cofanetto, una collana preziosa dono di un soldato irlandese e un diario di prigionia: "Mi ha raccontato della sua terra, degli elfi, del pozzo di San Patrizio". Ma ogni cosa, ogni transitoria certezze nell'indagine, per la coppia che cerca, muta come nel principio di indeterminazione di Heisenberg. E a Lorenza e Paternò non rimane che tuffarsi nel passato.
9 recensioni presenti. Media Voto: 2.55 / 5Simone (05-02-2012) Decisamente deludente, connotato da una profonda incapacita' dell'autore a gestire una trama complessa e decisamente poco credibile. Ci sono scene, che sembrano ispirate a James Bond, che sono assolutamente non necessarie allo sviluppo della storia, come quanto accade alla protagonista in Algeria. In fondo, lo stesso autore ammette di non essere capace di scrivere una spy story! Stupisce che Sellerio abbia scelto di pubblicare una tale opera prima, fornendo - nel risvolto di copertina - una sintesi del libro che non risponde al reale contenuto della storia. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
mario (26-01-2009) L'ho letto volentieri ma non mi ha entusiasmato, principalmente per l'idea di fondo che non giustifica quanto di grave succede nel romanzo. Non mi piace particolarmente nemmeno lo stile di scrittura piuttosto scarno e telegrafico, anche se probabilmente originale rispetto alla media. Comunque un autore che rileggerò, considerate anche le positive recensioni dell'ultima sua fatica. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
ALESSANDRO SPAZIANI (14-05-2007) Mi dispiace, stavolta il fiuto di Elvira Sellerio ha toppato: d'accordo,sarà scritto molto bene, anzi in modo elaborato e con stile notevole, ma il plot è troppo debole, la trovata "storica" non è affatto ben supportata e risolta con troppi semplicismi, confessati, d'altro canto, dallo stesso autore a fine testo: proprio per questa giustificazione fornita sua sponte, merita un po' + del minimo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
paolo (17-03-2007) Non tutti i romanzi sono dei capolavori e non tutti i capolavori possono essere dei best-sellers. Il tentativo di Camarrone non sarà nessuno dei due. Maldestro epigono del genere nour di moda tra i giornalisti siciliani, sulla scia di Camilleri, con una scrittura barocca, come se questo bastasse.... Ci vuole ben altro per trasformare un giornalista in scrittore. Tentativo non riuscito di seguire le orme di Alajmo e Calaciura.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Franco al_lighthouse@yahoo.it (30-11-2006) Personalmente ritengo che si tratti di un libro molto al di sotto dele aspettative. Intendo dire che vuoi per l'articolazione della trama, vuoi per la "peculiarità" della protagonista, vuoi anche per l'ambientazione, il libro, sia come sviluppo narrativo, sia come trama, risulta molto meno interessante e coinvolgente di quello che potrebbe essere. Direi, in alcuni punti, addirittura scontato (es. il commissario, il magistrato, etc...), in altri frettoloso e superficiale (coinvolgimento dei servizi, dinamica dell'omicidio nella piazza, figure secondarie...).
Oltre ad alcuni richiami espliciti ad altri autori segnalo anche una similitudine di struttura con "l'uomo di Siviglia" nel riportare le pagine del diario che, di fatto, costituiscono la chiave di soluzione del plot narrativo.
Concludendo, mi sembra che, come spesso capita nelle opere prime, una buona idea sia stata sviluppata non troppo bene, peccando di frettolosità in alcuni passaggi e introducendo complessità, poi non risolte, in altri.
Comunque credo che potrebbe essere interessante leggere il prossimo, in fondo anche il Montalbano de "La forma dell'acqua" non è lo stesso de "La gita a Tindari". Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Angy (28-10-2006) Ho letto questo libro senza conoscerne la trama nè tanto meno le recensioni.. l'ho trovato davvero poco interessante.. oserei dire brutto! E' un libro che non riesce a dare emozioni vere.. che non si legge in maniera scorrevole e quando finalmente finisce, ti lascia la sensazione di aver sprecato tempo! Sono palermitana e avevo dato fiducia a Camarrone.. dubito che avrò il coraggio di avvicinarmi ad altri suoi libri in futuro! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Mimo (18-09-2006) E invece non e' affatto male, anzi. Io trovo sia scritto molto bene, e anche la trama e' arguta, varie storie che si intrecciano con alle spalle la citta' di palermo che emerge molto vivacemente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonio Prestia antross92@virgilio.it (11-09-2006) Purtroppo il libro non m'è piaciuto affatto.
Se Davide Camarrone - che ho incontrato ad un Caffè Letterario - voleva stupire cercando di uscire dagli schemi del cosiddetto noir siciliano adottando uno stile innovativo be', secondo me, non c'è riuscito.
Testo poco scorrevole, frasi molto spesso complesse, ermetiche ed avulse dal contesto rendono, a mio avviso, la lettura assai pesante.
Ho impiegato 15 giorno per leggerlo: troppo.
La trama, però, non è male. Per il resto spero tanto che il prossimo libro di Davide sia diverso.
In bocca al lupo. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
francesco (29-08-2006) Ho letto prima il libro e poi le recensioni. Mi sono fatto una mia idea, prima che me ne scodellassero una già cucinata. Il romanzo è veramente un crescendo di sensazioni, suggestioni. Le trovi per caso. Ti immedesimi in questo personaggio, la protagonista, Lorenza, e con lei arrivi a Palermo e vivi l'emozione squassante di un omicidio e il vortice che quest'omicidio provoca intorno a te. Non c'è soluzione. Ti fai trascinare, e quando leggi hai lo stesso sguardo di questa squillo, una donna forte e ironica. Palermo, e poi Roma, e l'Algeria, nascondono delle trappole, lungo le strade. Ci sono amici e nemici e nessuna morale. E' un giallo italiano fuori dall'ordinario. Si sente che c'è un po' di America, ma è solo un'ispirazione, perché l'autore torna subito sulla sua scena, costruita pagina dopo pagina. C'è teatro, e cinema, c'è una lingua curatissima. E' un romanzo che ho letto in un pomeriggio, senza riuscire a posarlo, e l'ho riletto. Lorenza e il Commissario sono due personaggi che mi hanno appassionato. Poi, faccio quasi un poscritto, mi piacciono le pagine polemiche: sulla giustizia, sul giornalismo, sulla letteratura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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