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Cardini Franco - Francesco Giuseppe | L'ultimo grande imperatore degli Asburgo, il cui persistente mito tramanda la malinconia di una civiltà, la civiltà mitteleuropea - la musica, la pittura, il pensiero, una certa lenta dolcezza del vivere - è interpretato in questa ricostruzione biografica come qualcosa di più del tradizionale crepuscolo di un mondo. È visto anche come la coscienza di quel crepuscolo, trasfigurazione di una sorta di autocoscienza finale dell'Europa, che abbandonando l'Ottocento si lascia alle spalle il suo secolo. Salito al trono nel 1848 dopo la repressione dei moti liberali, Francesco Giuseppe fu l'espressione dell'autoritarismo monarchico che si opponeva all'affermazione delle nazionalità. Attraverso la vita dell'ultimo grande imperatore degli Absburgo, il tramonto di un'epoca e la fine di una dinastia.
| La recensione de L'Indice |
 Il testo, originato, come tutti gli altri volumi della collana, da una trasmissione radiofonica, è di gradevole lettura. Nella comunità degli storici, Cardini è probabilmente quello che più di tutti riesce a tenere assieme l'impostazione divulgativa con l'analisi storica. Si prenda proprio il volume in questione. Il taglio è certo divulgativo. E tuttavia, nei giudizi disseminati qui e là emerge lo storico di professione. Ad esempio, nell'impianto, teso a dissolvere l'immagine scolastica di un Francesco Giuseppe "uomo della forca (
) e della tirannide". Se non erriamo, quando Francesco Giuseppe morì, il "Popolo d'Italia" titolò che era finalmente "crepato". Ma quale imperatore ci consegna Cardini? Ebbe due maestri, Napoleone e Metternich. Da entrambi forse più dal secondo che dal primo pare avesse ereditato la convinzione che gli imperi fossero una garanzia di stabilità politica, mentre i liberalismi nazionali avrebbero provocato tensioni. Entrambi, infine, rappresentavano due nazioni cattoliche, a fronte dell'irruenza slavo(ortodossa)-prussiana (protestante). È evidente, allora, che, guardando all'Europa della postguerra fredda, l'unica conclusione da trarre è che fra l'"imperialista" Francesco Giuseppe e il Clemanceau favorevole alla moltiplicazione degli stati nazionali, il primo aveva più lungimiranza del secondo. Che l'imperatore fosse autoritario e cupo, lo si sapeva. Cardini stempera, però, quest'immagine, delineando una personalità politica flessibile, capace di accettare i cambiamenti. Queste doti gli permetteranno di governare a lungo, superando sconfitte militari brucianti e amputazioni di territori. Quanto all'imperatore in privato, quello segnato dalla morte di diversi familiari, è meglio stendere un velo di pietas: è inevitabile che una lunga vita si traduca nella partecipazione a una lunga sequela di funerali dove, se si è uomini pubblici, non si ha il diritto di esternare il dolore. Francesco Germinario |
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