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Benvenuto Beppe - A margine | Curioso di sentieri culturali insoliti, all'incrocio tra la critica e la cronaca del lavoro letterario, con una predilezione per quell'invenzione italiana che fu la Terza pagina, Benvenuto raccoglie in questo volume esami ravvicinati di casi storico-letterari e storico-politici del Novecento. Carriere di grandi firme giornalistiche tra fascismo e antifascismo, protagonisti a cavallo di politica e cultura, parabole ideologiche e fortune attraverso le tempeste e le baruffe del secolo, eccentriche figure della breve epoca in cui la borghesia italiana mostrò amore per i frutti dello spirito. Il taglio è volutamente al margine, in un doppio senso. Da un lato, l'autore preferisce, piuttosto che entrare dentro l'opera, avvicinarsene dagli addentellati e dalle circostanze periferiche, in modo da tracciarne una sorta di spirale critica che si approssima al centro. Dall'altro, si tratta di protagonisti di vicende e questioni effettivamente marginali ed estranee allo star system dell'intellighenzia del secolo. Però, come accade, è dai margini che ci si dovrebbero aspettare le sorprese; per cui, ognuna di queste puntuali monografie riserva originale interesse e scoperte.
| La recensione de L'Indice |
 Ugo Ojetti, Aldo Valori, Giulio Einaudi e Luciano Bianciardi. Ma anche: Errico Malatesta, Renato Panzieri, Ruggiero Grieco e Cristina Campo. A margine è una raccolta di quattordici saggi dedicati all'editoria, al giornalismo e alla sinistra italiana. Figure irregolari e scomode, e per questo poco conosciute o dimenticate. A ritrarle è Beppe Benvenuto, critico letterario, nonché cofondatore del "Foglio" e responsabile di quelle pagine culturali per molti anni. Si parte proprio da Ojetti: "Nel suo ambiente è un personaggio che divide. Suscita inevitabili invidie, ma passa, in certi casi, come un accaparratore. Responsabile della critica d'arte al Corriere, ma soprattutto organizzatore di cultura vivace e versatilissimo. Presente con il suo monocolo e l'inconfondibile figura dalla forte complessione ottocentesca a Biennali, Quadriennali, mostre e inaugurazioni varie". Benvenuto ne racconta l'ascesa nel salotto buono del giornalismo nostrano, i conflitti con Guido Piovene, l'adesione "un po' di sguincio" alla Rsi, fino alla morte, a Firenze, nel 1946. "Ugo Ojetti non è né un politico né uno scrittore impegnato e i suoi titoli non sono militanti. Il suo buono è lo stile, urbano, garbato, spesso raffinato, spesso intelligentemente divagatorio". Poi è la volta della pagine di storia e di politica, e qui la scelta dei personaggi ritratti è ancora più caratterizzata: oltre a Errico Malatesta, della compagine di sicuro il più conosciuto, c'è spazio per Raniero Panzieri, Lisa Foa e Ruggiero Grieco. Tutti in qualche modo decisivi nella storia delle loro formazioni politiche, tutti trascurati dalla pubblicistica o, nella migliore delle ipotesi, sottovalutati. L'analisi di Benvenuto non è mai convenzionale. La sua scrittura puntuta e colloquiale diffida dello stereotipo del critico impegnato. Ne viene fuori una raccolta capace di guardare al Novecento italiano con understatement e disincanto intellettuale. Filippo Maria Battaglia |
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